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Pio e Amedeo, e se li mettessimo in copertina?

Portarli dalla nostra potrebbe essere l'unico modo per far deragliare il trenino della balera nazionalpopolare dove Gigi D'Alessio diventa radical chic e Elly Schelin una pianista. Ci salveranno i giovani? La trap è morta, ma non si esclude il ritorno, come per Califano

Foto: Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori via Getty Images

Alberto Piccinini: Come va? Io sono un po’ turbato. L’altra sera avevo deciso di prendere sul serio l’intelligenza artificiale, cercavo una playlist di canzoni a tema e sono andato su ChatGPT. Dopo un po’ che le spiegavo nel modo più chiaro possibile cosa stavo cercando è uscita fuori della roba: una mezza dozzina di canzoni con la spiegazione del perché e percome parlavano proprio di quel che serviva a me. Un Google dal volto umano. Ho toccato il futuro con un dito. Ma è durata poco, perché man mano che le ascoltavo scoprivo che nessuna canzone parlava esattamente di quel che ChatGPT sosteneva. E più glielo facevo notare più lei si scusava, con quelle formule un po’ robotiche. Prometteva di impegnarsi di più e mi scriveva altre liste che, in breve, si rivelavano ancor più inutili, sbagliate ma spacciate per buone. Giuro. D’accordo Kubrick e Hal 9000 ma qui si esagera. Se l’intelligenza artificiale è già capace di prenderci per il culo, non saremo troppo avanti?

Giovanni Robertini: Eh, a proposito di prese per il culo, non sai quanto mi sono intristito ieri sera vedendo in tv lo show di Pio e Amedeo. Non ho nulla contro le battute sui cliché del politicamente corretto, anzi, sono un grande fan delle stand up Netflix di Dave Chappelle e Ricky Gervais. Ero a anche pronto a godermi da trasformazione di Gigi D’Alessio in Radical Gigi, o Luigi De Alessio, con i due comici che vestivano il cantante con giacca di velluto, pashmina di cachemire e cappello di De Gregori, Mannarino, Brunori Sas, per poi dire a Gigggi “ma che ce ne frega a noi dei radical chic, noi piacciamo alla gggente, amiamo la gggente” (ecco, questo Gervais grazie a dio non lo direbbe mai). Insomma, toni grevi, banalità, pensavo di avere gli anticorpi, ma è stato quando hanno detto a Gigi che se fosse stato davvero un radical chic gli avrebbero dato la cover di Vanity Fair o di Rolling Stones (era prevedibile che sbagliassero il nome della testata) mi sono depresso. Ma come? Davvero? Basterebbe così poco? Amici, colleghi, direttore, un appello! Facciamola una copertina con Gigi D’Alessio, una bella cover story con Pio e Amedeo! Mettiamoci pure Pino Insegno in un fotomontaggio sul palco di Sanremo! Portiamoli dalla nostra parte! Forse solo così potremmo far deragliare il trenino della balera nazionalpopolare. Magari non funziona, ma se funziona… è fatta!

AP: Mah, insomma. Io mi sto ancora chiedendo se Imagine suonata da Elly Schlein al pianoforte nel late show di Cattelan ci servirà a qualcosa. Ne dubito. Elly non suona bene, cioè suona maluccio, cioè come tutti, ma non abbastanza male da essere memorabile. E l’intervista secondo me è andata anche peggio. Le solite cose scontate, lo scivolone calcistico sul tifo per il Milan, poi la Juve e la simpatia per il Bologna, qualche reticenza. Un po’ ChatgPD ecco. Battutona. Ho interrogato lo spin doctor che è in me e ho pensato che con Elly Schlein mi piacerebbe andarci una volta a cena, giusto per sentire qualche scemenza, una barzelletta, la voce che si alza dopo il terzo bicchiere, via le scarpe, rutto libero. Tipo Giorgia Meloni quando sclera in Parlamento, capito come? Le farebbe bene. Ho già in mente il format: a cena con Elly. Per conquistare un elettore alla volta. Un po’ lungo d’accordo ma tempo ne abbiamo, diamoci da fare: lavoriamo per i nostri figli, semmai per i nipoti.

GR: Hai ragione, prima a cena e poi tutti al karaoke a cantare Mon Amour di Gigi d’Alessio e le sigle dei cartoni animati di Cristina D’Avena, come rito catartico. Sai quei format web di visione Sanremo con cazzeggio annesso? Ecco, organizziamo per il febbraio 2024 Citofonare Elly con un po’ di cantanti indie dimenticati a commentare il festival di Pino Insegno e Morgan a casa della Schlein. Governo ombra al ritmo delle canzonette. Nuove regole per il Fantasanremo: cento punti e vittoria a tavolino a chi per primo dice “antifascista” sul palco.

AP: Ci sto. Scusa, ma è successo qualcosa alla trap italiana? E’ un po’ che non ne parliamo. Perché è scomparsa improvvisamente dalle mie nuove uscite di Spotify? Perché l’algoritmo questa settimana mi segnala l’album di Morandi e quello di una certa Minetti cantautrice rumena, senza offesa? Mi sono completamente imboomerito io? Ho orecchiato un nuovo singolo di Rhove, Pelè, un bel po’ involuto. Poi ho sentito i Depeche Mode, Memento Mori, di cui sono fan da quand’ero ragazzetto. Fermi nel 1989. Inamovibili. Con in più questa meditazione sul tempo che passa e la morte degli amici. Già che c’ero ho letto anche un po’ dell’intervista del New Yorker a Nick Cave sulla “fragilità della vita” e altre cose, tutte tristissime. E mi è venuto in mente il Califfo, Franco Califano, che negli ultimi anni della sua vita non voleva più incontrare i suoi coetanei. Diceva: la prima cosa che ti chiedono è “hai visto chi è morto?”. Lui è morto dieci anni fa esatti, sulla tomba ha fatto scrivere: “non escludo il ritorno”.

GR: Poche notizie dall’osservatorio trap, solo un Tony Effe che spezza l’ultimo tabù di noi boomer rappando, nel nuovo singolo Boss, sulla base di In Da Club di 50 Cent. Non ero psicologicamente preparato e dopo trenta secondi ho skippato sull’ hypissimo nuovo album di Lana Del Ray. Bello, ma non ci vivrei, su alcune fughe romantiche di pianoforte ho sentito pure un brivido di primavera e la voglia di spalancare la finestra, ma a Milano c’è troppo smog e ho richiuso subito mettendo a tutto volume Carme, il singolo della cantante sarda Daniela Pes prodotta da Iosonouncane, un mantra ipnotico, un viaggione che mi ha portato lontano per qualche minuto da tutti i Pio e Amedeo del mondo, lasciando triste e solitario il Pio e Amedeo che c’è in me.

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