Pietrangelo Buttafuoco: «Non c’è stato e non ci sarà un altro Battiato nella nostra cultura» | Rolling Stone Italia
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Pietrangelo Buttafuoco: «Non c’è stato e non ci sarà un altro Battiato nella nostra cultura»

Uno sperimentatore, un uomo in costante ricerca spirituale e un un'enciclopedia vivente da non uccidere facendola studiare nelle scuole. Lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco parla di cosa lascia Battiato alla nostra cultura

Franco Battiato, foto stampa di Sebastiano Facco

Franco Battiato, foto stampa di Sebastiano Facco

È stato un unicum Franco Battiato, nel vero senso del termine. Come a descrivere un libro pregiato, qualcosa di irripetibile, qualcosa che avverrà una sola volta nella vita, una sorta di privilegio. Una carriera fatta di impulsi e desideri sempre uguali, sempre in una direzione, come lui stesso diceva,  che avrebbe seguito il desiderio primario, ovvero la ricerca, insomma il perché di questo viaggio. È scoprire, è cammino, arrivare alla conoscenza, tutto verso una sola direzione, verso l’alto.  Ci invita al viaggio, e tutto parte da qui, anche da chi lo ha conosciuto, prima come musicista e “cantante” e chi ora, da amico, prova  il dolore del distacco, come il giornalista e scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco. 

Quando è avvenuto il primo incontro con Battiato? 
L’ho incontrato ascoltandolo per caso. Mi sono incuriosito! Mi ricordo perfettamente che ero su un pullman in viaggio con degli amici, avevo ascoltato queste strane sonorità che mi avevano catturato, e ne avevo parlato immediatamente con loro. Alcuni di loro non lo conoscevano, alcuni lo avevano già sentito. Eravamo tutti quanti comunque incuriositi dalle sonorità e poi dai testi. Erano gli anni a metà fra il liceo e l’università.

Questa ricerca, questo viaggio, partono da casa sua, dalla Sicilia: che cos’è stata la Sicilia per Battiato?
Devi considerare che la Sicilia è Mediterraneo, il Mediterraneo è l’humus intorno al quale gira tutto il mondo. È l’approdo per Iqbal, grande poeta indiano, è l’approdo delle Americhe, è l’approdo dei marinai russi quando  arrivarono per soccorrere i terremotati a Messina e in Calabria ed è anche il luogo dei greci dei fenici, dei latini. La Sicilia è l’occasione privilegiata in assoluto di poter abitare l’universale. 

La ricerca, la disciplina, la fatica, e quel suo “essere degno” per il passaggio: di cosa stiamo parlando esattamente? 
Come sai il talento si accompagna sempre alla fatica, il talento separato dalla fatica va in fumo. La disciplina era la sua costante, diciamo questo suo senso dell’abbandono all’ascolto interiore di sé. Il suo è sempre stato un percorso di ricerca non è mai stato confessionale. Sia se parliamo di lamaismo tibetano o se parliamo di esoterismo, che per lui era un’altra forma di ricerca, un’altra forma di riflessione, un’altra fatica di studio, di approfondimento. Le pagine di Renè Guènon sono delle pagine verso le quali tu intraprendi un cammino di riflessione, ma ovviamente accompagnata a questo percorso c’è anche la ricerca musicale, la ricerca iconografica. E tutto questo non è erogabile nelle categorie. È avere la consapevolezza del transito, verso un ulteriore approdo. Noi sappiamo che la morte è ineluttabile, e altrettanto ineluttabile è il passaggio ulteriore. 

Dunque  ricerca, sperimentazione e realizzazione: ma realizzazione di cosa e attraverso quale mezzo? 
La realizzazione dell’opera di cui si è incaricato di portare a termine. Che lui ha fatto attraverso una composizione musicale, attraverso la composizione poetica, allo stesso tempo attraverso la composizione pittorica, composizione cinematografica, perché bisogna dirlo che ci sono dei veri e propri gioielli cinematografici realizzati da lui. Per quando riguarda il Battiato pittore è fra gli artisti contemporanei  quello che più di ogni altro si è avvicinato alle tecniche di Pavel Florenskij e quindi quello che in Occidente ha sperimentato l’arte dell’icona, affaticarsi su una sfumatura, su una tinta , su un tratto, su un procedere della pennellata, attenta, lenta studiata. 

In un’intervista hai detto di Battiato che riesce a dare una consapevolezza sull’Islam: cosa intendevi? 
Nel senso che lui ovviamente ha un punto di vista che non corrisponde alla vulgata. Ricordati che quando cantava Il re del mondo faceva riferimento a Renè Guenon, e Guenon è a tutti gli effetti uno dei più importanti scrittori e filosofi dell’islam europeo. Però facciamo attenzione: la sua visione non era limitata all’Islam, la sua ricerca e i suoi studi erano rivolti alla tradizione; sarebbe un errore considerarlo in un singolo tassello. Lo devi considerare nella totalità e nella totalità c’è tutta la tradizione: c’è una consapevolezza dello shivaismo, c’è una consapevolezza del lamaismo tibetano, c’è una consapevolezza dei tanti  molteplici tasselli di un grande mosaico. Non c’era niente di morboso in lui, sono monomaniacali quelli che vogliono vederci qualcosa che non c’è.

La ricerca, certo, la spiritualità, ma l’amore che parte ha in questo viaggio? 
È molto semplice in realtà, l’amore per lui coincide nella meditazione, nella preghiera, se tu prendi Tutto l’universo obbedisce all’amore è lo schiocco di dita da dove si genera il cosmo e verso il quale va il cosmo, nel riverbero di un continuo entusiasmo. È un incedere felice dell’amore, un’idea festosa e di pienezza. Tutto molto più spontaneo.

E la politica? Dove andava collocato? 
Ti rispondo come rispose lui “né a sinistra né a destra ma in alto”. Non era riconducibile al conformismo obbligato, non riesci proprio a immaginarlo in quella che è la casa di tutti. È difficile immaginarlo dove stanno tutti gli altri.

Tralasciando la sperimentazione musicale, cosa lascia Battiato a livello culturale? Dovrebbe essere portato nelle scuole?
Le opere di Franco Battiato sono come un libro aperto, sai benissimo che nei suo testi ci puoi trovare una serie infinita di nomi, scrittori, filosofi… come se avessi un’enciclopedia dalla quale attingere. Le cose però devono avvenire spontaneamente, se lo fai diventare materia di studio è il modo più efficace per dimenticarlo e cancellarlo. Le cose sono spontanee. Prendi Dino Campana, il vero poeta, nelle scuole manco sanno chi è Dino Campana. La vivacità di Battiato è fuori dalle regole, è come l’eros che vive a dispetto delle norme, come la religione che vive a dispetto della confessione. Come l’onestà intellettuale, che vive a prescindere dall’etica obbligata . Lui non era un cantante come gli altri. Noi abbiamo avuto De Andrè, ma De Andrè non aveva la poetica e il racconto filosofico di Battiato. Battiato è stato qualcos’altro, ecco perché non c’è stato e non ci sarà un altro Battiato nella nostra cultura.