Perché l'Italia continua a impazzire per Franca Leosini | Rolling Stone Italia
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Perché l’Italia continua a impazzire per Franca Leosini

Stile e freddezza senza moralismi, battute e metafore intelligenti. Franca Leosini ha 87 anni e va ancora in onda, fa ascolti, non molla mai. Auguri a un’eroina del servizio pubblico

Claudio Baglioni e Franca Leosini, foto IPA

Diciamoci la verità: due sono i motivi per cui Franca Leosini piace e ha generato schiere di seguaci del suo culto, i “leosiners”. Anzitutto perché parla di delitti, e dove ci sono il giallo e il morto il pubblico esce di testa. Film, serie tv e thriller ormai in vetta a tutte le classifiche lo dimostrano: il pubblico vuole sangue. L’altro punto di forza della Leosini è il modo in cui tratta questi temi.

Regina della notte della domenica in Rai la Leosini è per tutti Franca, anzitutto una signora a cui si da del lei ma si chiama per nome, interiorizzata dal pubblico come una nonna o una persona conosciuta, per poi essere pure icona gay (nel 2013 Muccassassina le ha dato il premio di icona gay dell’anno) e fenomeno del web. E della nonna, o della signora di paese ha le caratteristiche: l’età (oggi ne compie 86), la pettinatura, e i modi colti e bruschi di chi è nato prima dell’era dei social, quando avere un’opinione poco conforme alla maggioranza era considerato ancora normale se non lecito.

Il bello è che Franca è un po’ un eroe proprio per i suoi punti deboli, le maniere brusche, il culto del macabro, la freddezza con cui intervista gli assassini. Per anni ci siamo negati il voyeurismo della cronaca nera etichettando Chi l’ha visto?, Cronaca Vera e Storie Maledette come programmi di tv del dolore, poi è venuto fuori che sono proprio i millennial i più accaniti fan di questa tv.
E siccome siamo guardoni, ma non abbiamo voglia di pensare troppo, siccome ci piace il macabro e ci piace pure un po’ giudicare, chi meglio di nonna Franca per condurci nell’abisso del crimine? Solo lei è in grado di guardare in faccia un assassino e incalzarlo
a favore di camera: “Non lo ricorda? Allora glielo ricordo io”, solo lei nella tv ipermoralista ha quel pelo sullo stomaco necessario per uscite come “Oltre a spianare i crateri di cellulite sulle cosce delle signore di Avetrana, che vita faceva?”. Disse questo a Sabrina Misseri, la giovane condannata per il celebre delitto di Avetrana che chiamò anche “babbalona” e non si risparmiò con la madre Cosima alla quale fece notare: “Suo marito non dà l’idea di un acuto pensatore”.

In ogni puntata la Leosini ha a che fare con la morte e di fronte ad essa, ogni moralismo è superfluo. Franca in una famosa intervista a Malcom Pagani disse: “Ai miei interlocutori rubo l’anima per poi restituirla”. Il suo target in Storie Maledette sono le persone comuni, quelle che a un certo punto della loro vita sbroccano e prendono una strada per l’inferno. Succede. Succede nei piccoli paesi in cui viviamo, nelle città, succede ogni giorno, accanto a tutti noi. E proprio per questo fa paura guardarlo.

In Ghostbuster il Dr. Venkman diceva: “Se piove merda, chi chiamerai? Gli acchiappafantasmi”. Ecco Franca è un po’ questo, una specialista, una che ha le palle per fare quello che fa. Non tutti i giornalisti o i conduttori tv sono in grado di dialogare con un assassino, di dialogare con Angelo Izzo o Pino Pelosi, uno l’autore del Massacro del Circeo, l’altro il colpevole del delitto Pasolini. Tutta gente con con cui a volte servono le maniere forti.

Proprio questa schiettezza le è valsa critiche come quando intervistò in carcere Sonia Bracciali, una donna condannata a 22 anni per essere la mandante dell’omicidio del marito che la picchiava a cui la Leosini disse: “La responsabilità ce l’ha anche lei come tutte
le donne che non mollano il marito al primo schiaffone”. Molte donne si indignarono per la poca delicatezza usata dalla conduttrice, specificando che la vittima non ha mai colpe.

Tutto lecito, sia l’opinione della Leosini, che le critiche delle vittime. Come è lecito anche dire quello che si pensa senza fronzoli. Franca viene da un’altra epoca. Ha iniziato da giovane a collaborare con L’Espresso intervistando Sciascia. La sua prima intervista fu una bomba in cui lo scrittore attribuiva alla donna siciliana, la dea della famiglia, la responsabilità morale della cultura omertosa in seno alla Mafia. Da lì non si è mai fermata. È passata pure dalla direzione di Cosmopolitan che ha mollato quando l’editore le voleva imporre un pezzo che per lei era impubblicabile. Mollò il giornale e poi anni dopo spiegò: “Il cervello, non lo prostituisco: se devo prostituirmi faccio qualcosa di più divertente”. Negli anni Novanta arrivò a Telefono Giallo con Augias e poi le fu cucito addosso da Angelo Guglielmi (l’allora direttore di rete che la volle a tutti i costi) Storie Maledette, il format vincente che conduce dal 1994. Parla per metafore e allegorie (“La vita comincia e finisce a letto”; “La vanità ha l’articolo femminile ma è più maschile”), ama Lolita di Nabokov, usa un linguaggio letterario. Aldo Grasso la disprezza e lei nonostante tutto dice che non le importa e che lo legge con piacere.

Insomma, Franca Leosini ha 87 anni e va ancora in onda, fa ascolti e va sempre in trending topic, non molla mai. Auguri a un’eroina del servizio pubblico.