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Perché Amazon non rimuove il merchandise complottista?

Mentre altri siti come Facebook stanno censurando la delirante teoria del complotto QAnon, su Amazon si possono comprare tranquillamente tazze e cappellini con il suo logo

In queste ultime settimane prima delle elezioni americane, diverse piattaforme hanno lanciato giri di vite contro QAnon, una teoria del complotto secondo cui Trump sarebbe il salvatore del Paese in lotta contro una cabala composta dalla sinistra e dal deep state e coinvolta nel traffico di bambini. Facebook ha aannunciato l’intenzione di mettere al bando la teoria del complotto, mentre Etsy ha deciso di rimuovere tutto il merchandise di QAnon dal sito. 

C’è una piattaforma, tutta via, in cui il merch di QAnon è ancora presente e va alla grande: Amazon. Il più grande marketplace di internet è pieno di contenuti complottisti, dai cappellini con gli slogan della teoria del complotto alle tazze con la Q. Contattato da Rolling Stone, Amazon ha preferito non commentare la presenza di tale materiale sul sito.

Cercando “WWG1WGA” – acronimo di “where we go one, we go all”, lo slogan non ufficiale del movimento – si trovano ben sette pagine di risultati, che includono cappellini, bandiere, libri, adesivi e magliette con lo slogan di QAnon. Cercando “follow the white rabbit”, un altro slogan collegato alla teoria del complotto, si trovano collanine, cappelli, adesivi e tazze, alcuni dei quali sono anche disponibili per il servizio Amazon Prime. Persino cercando “the great awakening” – e cioè “il grande risveglio”, un’espressione che è stata cooptata dai complottisti – i primi risultati sono libri collegati a QAnon.

Da tempo l’approccio di Amazon per quanto riguarda i controlli sul materiale che viene venduto sulla piattaforma è controverso. Anche se le policy del sito proibiscono espressamente “prodotti che promuovono, incitano o glorificano l’odio, la violenza, l’intolleranza razziale, sessuale o religiosa o che promuovono organizzazioni con tali idee”, il sito è stato a lungo un porto sicuro per i contenuti suprematisti, e un’inchiesta di ProPublica della scorsa primavera ha scoperto che la piattaforma ha anche promosso libri di quel tipo. 

Nel 2019, dopo aver ricevuto critiche per il suo ospitare contenuti antivaccinisti, Amazon ha rimosso dal sito un buon numero di libri che promuovevano l’idea che i vaccini causino l’autismo, oltre a una serie di “documentari” no-vax tra cui il celebre Vaxxed. Eppure ancora oggi è piuttosto facile trovare contenuti del genere sulla piattaforma. (Amazon non ha risposto a una richiesta di commento da parte di Rolling Stone riguardo ai contenuti antivaccinisti presenti sul sito).

Stando alla policy di Amazon sui materiali offensivi, sono vietati “i prodotti che promuovono, incitano o glorificano l’ordio, la violenza, l’intolleranza razziale, sessuale o religiosa o che promuovono organizzazioni con tali idee”. Secondo Kathleen Stansberry, professoressa di Comunicazione all’Università di Elon, QAnon, che per molte cose si sovrappone a una serie di teorie del complotto antisemite, rientra perfettamente nella categoria di contenuti vietati da Amazon. “Basterebbe rivolgersi agli esperti per identificare i gruppi che incitano alla violenza e prendere provvedimenti contro di essi”, afferma, citando la definizione dell’FBI secondo cui QAnon rappresenterebbe una minaccia terroristica domestica.

Solo il mese scorso, Amazon è stata criticata per aver contribuito alla campagna di raccolta fondi di Susan Lynn, esponetne del partito Repubblicano candidata in Tennessee, che in passato ha promosso QAnon sui social. In una dichiarazione rilasciata all’Associated Press, Amazon ha detto di aver effettuato la donazione alla campagna di Lynn un anno fa, e che non aveva intenzione di farne un’altra.

Secondo Stansberry “non c’è motivo” per cui Amazon non dovrebbe prendere gli stessi provvedimenti presi da siti come Etsy e Facebook e rimuovere i contenuti legati a QAnon dalla piattaforma. Eppure anche se il sito è stato criticato per ospitare merchandise di QAnon, non si è ancora distanziato pubblicamente dalla teoria del complotto. “Amazon ha una policy molto restrittiva riguardo ai prodotti e ai materiali offensivi o controversi”, spiega Stansberry, “e hanno la responsabilità di farla rispettare al meglio delle loro possibilità, a prescindere da quanto gli costi”.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US