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Oggi muore Yahoo Answers, uno degli angoli più assurdi del web

Famoso per le sue domande e risposte assurde, Yahoo Answers era molto più che una raccolta di post imbarazzanti della nostra adolescenza – era un archivio dei primi anni di internet

Foto via Unsplash

“Secondo voi esistono davvero i Pokémon?”, “Come si chiama la canzone che fa ui uor ui wor rachiu rachiu al ritornello?”. Ma soprattutto, “RAGAZZI COME SI TOGLIE IL MAIUSCOLO?”. Sono soltanto alcune delle domande più iconiche che delle anime candide hanno affidato alla saggezza degli utenti di Yahoo Answer nel corso degli anni. Da oggi, però, queste perle esisteranno soltanto nei nostri cuori e in qualche screenshot di dubbia qualità su pagine Facebook come Il Meglio del Peggio di Yahoo Answers, a loro volta probabilmente destinate all’oblio.

Dopo oltre quindici anni di onorato servizio in cui ha permesso a chiunque di fare domande e ricevere risposte su qualsiasi cosa – dalle cause della seconda guerra mondiale ai problemi di cuore – Yahoo un mese fa ha annunciato la chiusura imminente di una delle piattaforme più longeve e leggendarie del web. Rivolgendosi ai propri utenti più fedeli, il team di Yahoo Answers ha annunciato che a partire dal 20 aprile il sito non avrebbe più accettato nuove domande, e che dal 4 maggio non sarebbe più stato possibile trovarle online

“Sebbene un tempo Yahoo Answers fosse una parte fondamentale dei prodotti e dei servizi di Yahoo”, hanno spiegato, “nel corso degli anni è diventato meno popolare man mano che le esigenze dei nostri membri sono cambiate. A tal fine, abbiamo deciso di spostare le nostre risorse da Yahoo Answers per concentrarci su prodotti che servono meglio i nostri membri e mantengono la promessa di Yahoo di fornire contenuti affidabili di alta qualità”.

Non è la prima volta che Yahoo fa uno scherzetto simile, anzi. Come ha spiegato la giornalista Kaitlyn Tiffany in un recente articolo su The Atlantic, nel corso degli anni poche aziende hanno suscitato tanta indignazione “per via di decisioni sbagliate, motivazioni indecifrabili e un disprezzo apparentemente infinito nei confronti dei sentimenti delle persone che hanno condiviso qualcosa di sé su Internet”. Ancora prima di essere comprata dal gigante statunitense delle telecomunicazioni Verizon nel 2017, nel 2009 Yahoo aveva già fatto fuori Geocities, uno dei più floridi esempi della cultura Internet dei primi anni Duemila. Yahoo Messenger era stato mandato all’oltretomba digitale nel 2018, e lo stesso era accaduto a Yahoo Groups nel 2019. Per non parlare della decisione di bandire definitivamente i contenuti per adulti da Tumblr nel 2018, trasformando da un momento all’altro il DNA della piattaforma.

Di fronte all’ennesimo caso in cui la compagnia ha dimostrato di non aver idea di che farsene delle immense comunità che pur ha deciso di acquistare, in tantissimi online sono arrivati a comparare la scomparsa imminente di uno degli angoli più assurdi del web all’incendio della Biblioteca di Alessandria. “Yahoo è ancora là fuori a fare quello che sa fare meglio: eliminare una quantità inimmaginabile di storia di Internet con un preavviso di 30 giorni”, ha twittato Andy Baio, un programmatore che ha lavorato per l’azienda dal 2005 al 2007.

Dal punto di vista individuale, la scomparsa spesso definitiva delle tracce più imbarazzanti dei nostri primi passi sul web potrebbe farci tirare un sospiro di sollievo. Eppure, come scrive Katie Notopolous su Buzzfeed, per ricercatori, accademici e artisti quelle tracce non sono soltanto delle raccolte di post imbarazzanti della nostra adolescenza: sono “un pezzo importante della storia della nostra cultura, degno di studio, analisi e conservazione”.

Nel caso di Yahoo Answer, a cercare di trarre in salvo quanti più post possibile sta pensando l’Archive Team, un gruppo di centinaia di persone che, grazie a un programma specializzato, è riuscito finora ad archiviare centinaia di milioni di domande presenti sulla piattaforma. Un secondo gruppo, capitanato dalla redazione di Gizmodo, sta cercando di fare lo stesso. Verizon avrebbe tranquillamente potuto venir loro incontro, anche solo dicendo loro quanti sono in tutto i post presenti sulla piattaforma, ma per qualche ragione che si sono rifiutati di spiegare non ha voluto farlo.

Non ci resta che sperare che, tra i manufatti inestimabili salvati dalle fiamme a cui è stato dato in pasto questo antico tempio del web, ci sia anche la risposta alla domanda: “come si chiama quella canzone che fa Oh parmigiano portami via?“.