Occhi secchi, piedi gonfi, capelli che cadono: come la pandemia ha cambiato i nostri corpi | Rolling Stone Italia
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Occhi secchi, piedi gonfi, capelli che cadono: come la pandemia ha cambiato i nostri corpi

Le conseguenze del Covid non sono solo quelle direttamente legate alla malattia: secondo una serie di studi di settore, lo stress di questo periodo sta avendo un grosso impatto sui nostri corpi

Foto: ANTHONY WALLACE/AFP via Getty Images

La pandemia non è ancora finita, e già abbiamo le ossa rotte. “Si stima che il Covid causerà molti problemi psicologici, sa nel breve che nel lungo termine. E a farne le spese saremo un po’ tutti: bambini, adolescenti, adulti e anziani. Ciò non toglie che i primi effetti sulla psiche siano già evidenti”. Secondo Giuseppe Iannone, psicoterapeuta, “le conseguenze psicologiche più importanti per i giovani includono sentimenti di solitudine, depressione, rabbia, pessimismo e disperazione. Depressione, ansia e disagio psicologico sono stati osservati anche nelle persone anziane”.

Ma non è solo la psiche ad avere risentito di pandemia, lockdown e apprensione continua: ai nostri corpi non è andata meglio. Di recente è emerso, ad esempio, che durante l’era Covid c’è stata una perdita globale di capelli, conseguenza dello stress selvaggio a cui tutti sono stati sottoposti. Quest’estate l’Institute of Trichologists del Regno Unito, associazione di professionisti che curano i disturbi dei capelli, ha intervistato i suoi membri: il 79% di loro ha affermato di aver visto casi di “perdita di capelli post-Covid”.

Secondo Eva Proudman, consulente tricologo e presidente dell’associazione, le cause sono la febbre alta e la perdita di appetito, sintomi del virus. «Entrambi questi fattori si riflettono nei capelli, di solito tra le quattro e le sei settimane dopo che l’infezione ha iniziato a risolversi. È allora che i capelli iniziano a cadere». Ma è anche lo stress mentale a favorire la caduta dei capelli. La buona notizia è che la perdita è dovuta a stress fisici o emotivi, «la maggior parte o tutti i capelli possono tornare», dice Proudman. «Il corpo si riprenderà da solo. In altri casi, potremmo aver bisogno di un aiuto: un cambio di dieta, integratori o trattamenti specifici per i capelli».

Dopo tutte quelle ore incollati allo schermo del computer o a quello della televisione, anche gli occhi sono provati. Uno studio cinese sui bambini sostiene che il numero di miopi sia aumentato dopo il lockdown – da 1,4 a 3 volte nel 2020 rispetto ai 5 anni precedenti – proprio a causa dell’uso massiccio dello schermo e della diminuzione delle ore passate all’aria aperta. Queste conclusioni, come avvertono gli stessi autori dello studio, devono essere prese con le pinze: sono necessari ulteriori approfondimenti. È vero però che, quando si lavora (o comunque si sta davanti) allo schermo, si tende a sbattere le palpebre cinque volte meno e in modo incompleto.

Durante la pandemia sono anche stati cancellati i controlli di routine dal dentista, e alcuni problemi che si sarebbero potuti risolvere con un intervento tempestivo sono diventati irrimediabili. Non solo: secondo i dati dell’American Dental Association, il 71% di circa 2.300 dentisti ha notato, tra i pazienti, durante la pandemia, un aumento del bruxismo. Che può portare a un disturbo temporomandibolare, con clic e dolore alla mascella e mal di testa alle tempie, ma anche alla rottura dei denti.

Se poi l’igiene delle mani è fondamentale per la prevenzione, le pratiche di sanificazione continua hanno stressato la pelle, alterando il film idrolipidico e provocando infezioni o dermatiti irritative o allergiche.

E, da una ricerca di Human Highway per Assosalute, appare chiaro che le profonde modifiche che la pandemia ha imposto allo stile di vita hanno avuto un impatto significativo sui comportamenti alimentari. Pensiamo allo smartworking, che dà accesso illimitato a frigorifero e snack, mentre i pasti si sono fatti sempre più irregolari. E se l’apparato digerente viene definito come un “secondo cervello”, quello che incide sulla nostra vita ha sicuramente ripercussioni sulla digestione. Dai dati raccolti durante il primo lockdown, circa il 17% degli intervistati ha avuto una riduzione dell’appetito, ma il 34% ha manifestato un aumento del senso di fame e del desiderio di cibo. E nessuno è sorpreso se il 48%, fra la riscoperta dei prodotti da forno home made, maratone di serie tv e pigiamoni accomodanti, ha anche messo su un bel po’ di peso.