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Ve lo ricordate l’Ice Bucket Challenge? Ecco dove sono finiti i soldi raccolti

115 milioni di dollari che sono serviti per fare dei reali progressi nella battaglia contro la malattia neurodegenerativa

Se nell’estate 2014 non ti rovesciavi in testa una secchiata di acqua gelida non eri nessuno. L’Ice Bucket Challenge, una delle operazioni virali più d’impatto degli ultimi anni, consisteva proprio nel sollecitare le donazioni a favore della ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica attraverso dei video pubblicati sui social. Attori, cantanti e celebrità di vario tipo erano quindi diventati testimonial di questa iniziativa lanciata dalla ASL Association che aveva invaso le nostre timeline Facebook.

Se da una parte questi video avevano dato una grande visibilità al bisogno costante di fondi nella ricerca di una malattia come la SLA, dall’altra il fenomeno era stato criticato moltissimo perché effettivamente era difficile stabilire chi, dopo essersi divertito a fare il video, avesse davvero a cuore la causa e non il numero di follower. E soprattutto se avesse davvero donato qualcosa dopo la doccia ghiacciata.

La campagna però è stata comunque un successo, portando nelle casse dei ricercatori più di 115 milioni di dollari in soli 30 giorni. E oggi, finalmente, possiamo anche gioire dei risultati: come riportato dal Guardian, grazie al denaro raccolto gli studiosi hanno individuato un nuovo gene (il NEK1) che potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie per una malattia che, ad oggi, non ha nessun tipo di cura definitiva se non quelle strettamente necessarie al mantenimento delle funzioni vitali.

Un’ottima notizia dunque che ci fa pensare al fatto che non tutto l’Internet viene per nuocere. Ah, il nostro video preferito rimane questo.

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