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Strage nella redazione della rivista satirica Charlie Hebdo: 12 morti

Tre uomini armati di Kalashnikov hanno fatto irruzione in redazione, uccidendo 8 giornalisti e due poliziotti, un ospite e il portiere dello stabile

Oggi 12 persone sono state uccise e 5 sono rimaste gravemente ferite in un attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo

Oggi 12 persone sono state uccise e 5 sono rimaste gravemente ferite in un attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo

Tre uomini armati sono entrati nella redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi, uccidendo 12 persone – tra cui il direttore e vignettista, Stephane Charbonnier (che si firmava “Charb”), i tre fumettisti Jean Cabut (in arte “Cabu”), Bernard Verlhac (“Tignous”) e Georges Wolinski, due poliziotti.

(Guarda la risposta dei vignettisti di tutto il mondo)

Gli uomini del commando sono stati identificati nel pomeriggio, ma sono ancora in fuga. L’autista del gruppo, che ha aspettato gli altri in auto, si è consegnato spontaneamente alla polizia in serata, vicino al confine con il Belgio. Si chiama Amid Mourad, ha 18 anni. Avrebbe un alibi (al momento dell’attentato era a scuola).

Durante l’attacco gli uomini armati hanno urlato più volte «Allahu Akbar» (Allah è grande), come si vede da questo video:

«Abbiamo vendicato il profeta Maometto!», hanno urlato gli uomini dal volto coperto. In un altro video della strage, dal contenuto molto crudo, si vedono i terroristi scendere dall’auto e attaccare i poliziotti, di guardia sulla soglia della redazione.

Il settimanale aveva attirato l’attenzione dei fondamentalisti islamici dal 2006, quando aveva pubblicato una caricatura del profeta Maometto con un turbante a forma di bomba in testa. La redazione era stata attaccata con delle bombe molotov nel novembre 2011, il giorno dopo che la redazione aveva annunciato la nomina simbolica di Maometto come direttore. L’incendio aveva distrutto alcuni locali della redazione.

Lo stesso Charbonnier viveva da anni sotto protezione per le numerose minacce di morte ricevute. Era sulla lista dei minacciati di morte pubblicata da Inspire, il magazine di Al Qaida nella Penisola Arabica (AQAP).

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