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È iniziato lo sgombero della Giungla di Calais

Sono già quasi 1000 i rifugiati trasportati nei centri d'accoglienza francesi dopo la decisione di iniziare oggi lo smantellamento della "Giungla" di Calais, uno dei campi profughi più famosi d'Europa, mentre le proteste non sembrano diminuire
La "Giungla" di Calais, foto via World Wide Tribe Facebook

La "Giungla" di Calais, foto via World Wide Tribe Facebook

È iniziato questa mattina lo sgombero della “Giungla”, il campo profughi a Calais in Francia dove, in condizioni disperate, vivono circa 10.000 persone in attesa di un permesso per entrare in Gran Bretagna che forse non arriverà mai.

Il campo – che tra smantellamenti, chiusure e riaperture abusive esiste dal 1999 – attualmente non è autorizzato dal governo francese ma è in larga parte autogestito, anche grazie agli aiuti di diverse organizzazioni umanitarie. Già in parte sgomberato tra febbraio e marzo, la “Giungla” di recente era tornato sotto l’obbiettivo mediatico, in seguito all’annuncio del Sottosegretario all’Immigrazione della Gran Bretagna circa la costruzione di un muro che impedisse ai rifugiati l’accesso all’autostrada, in modo da contrastare l’elevato numero di persone che clandestinamente riescono ad attraversare la Manica, nascoste sui camion.

A far discutere, inoltre, è il fatto che la decisione definitiva del Presidente François Hollande di sgomberare il campo sia stata presa solo ora, a pochi mesi dalle elezioni in Francia, per cui da molti è stata vista come una strategia politica volta a imbonirsi una fetta dell’elettorato data la preoccupazione generale che ruota attorno alla patata bollente dei rifugiati, in Francia così come nel resto d’Europa.

Saranno circa 150, quindi, i pullman da 60 persone che nei prossimi giorni avranno il compito di smistare gli abitanti della “Giungla” nei vari centri d’accoglienza. Per organizzare le sistemazioni, negli scorsi giorni le autorità hanno costruito nei pressi del campo un capannone da 3000 metri quadrati, dove i migranti vengono divisi in quattro categorie: adulti soli, famiglie, persone vulnerabili – fra cui malati, invalidi e persone con problemi psichici – e minorenni non accompagnati, circa 1300 in totale.

Una volta suddivisi, ai rifugiati viene proposto di scegliere fra 2 dei circa 450 centri pronti ad ospitarli in territorio francese. Tuttavia, per la maggior parte dei suoi abitanti, la “Giungla” significava soprattutto il sogno di raggiungere la Gran Bretagna, dove sono in moltissimi ad avere parenti o amici.

Le centinaia di giornalisti presenti testimoniano file interminabili di persone ancora in attesa di essere smistate, mentre si prevede che saranno a migliaia a rifiutare le sistemazioni alternative dato che, appunto, l’obbiettivo rimane il Regno Unito. Per questo ai circa 2000 agenti di polizia che già presidiano il campo ne saranno aggiunti altri 1200, in modo da evitare fughe o disordini simili a quello del 22 novembre, quando un gruppo di 50 persone è stato respinto dai manganelli e dai lacrimogeni della Polizia, in seguito alle proteste contro lo sgombero forzato cui nei prossimi giorni seguirà lo smantellamento della tendopoli e delle baracche in modo da evitare che, come in passato, venga ricostruita una nuova “Giungla”.

Diversa, invece, è la situazione dei minorenni non accompagnati che saranno trattenuti a Calais in container disposti a marzo dal Governo Francese finché le loro richieste di riunificazione famigliare non saranno valutate dal British Home Office. Dei circa 1300 minori aventi fatto richiesta d’asilo in Gran Bretagna sono solo 70, finora, quelli cui è stato concesso l’ingresso mentre nelle prossime settimane altri 300 dovrebbero essere trasferiti, con precedenza riservata a ragazze e ai minori di 13 anni.

Per chi rimarrà in Francia sono previste sistemazioni speciali, mentre nel Regno Unito le critiche rivolte al British Home Office non accennano a diminuire. Da una parte c’è chi critica le autorità per l’eccessiva burocrazia necessaria a vagliare le richieste dei minori; dal fronte opposto, soprattutto nell’ala conservatrice del Parlamento, sono molti i politici che hanno proposto controlli medici approfonditi per verificare l’effettiva età dei richiedenti asilo.

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