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‘Sei tu il tipo giusto?’, Spadino di Suburra è testimonial della campagna ADMO per la donazione di midollo

Giacomo Ferrara aiuterà l’Associazione Donatori Midollo Osseo a sensibilizzare i più giovani all’iscrizione al Registro italiano donatori

Giacomo Ferrara e la presidente di ADMO Rita Malavolta

Mercoledì 27 marzo ADMO, l’Associazione Donatori Midollo Osseo, ha lanciato Sei tu il tipo giusto? una nuova campagna a favore della donazione e del trapianto di midollo osseo. L’iniziativa, pensata per raggiungere i ragazzi tra i 18 e i 35 anni, ha un testimonial d’eccezione: Giacomo Ferrara, alias Spadino di Suburra, che ha deciso di mettersi in prima linea per sensibilizzare i giovani alla donazione.

«Mi sono documentato e ho capito la necessità e l’importanza di diventare donatore», ha detto l’attore in un incontro promosso dall’associazione a Milano. «Bisogna coinvolgere i più giovani, e se posso sfruttare la mia immagine per arrivare ai ragazzi, perché non farlo? Questa è una necessità umana».

Per prima cosa, Ferrara si iscriverà al Registro donatori, poi si sottoporrà alla “tipizzazione”, il processo attraverso cui, da una goccia di sangue o di saliva, è possibile ricavare le informazioni necessarie a capire il grado di compatibilità tra donatori e pazienti. «Solo una persona su 100mila è il “tipo giusto”, è come cercare l’anima gemella», ha spiegato la presidente di ADMO Rita Malavolta. «Il 20% dei pazienti non trova il tipo giusto, ed è per loro che stiamo lavorando».

«Cercherò di spiegare ai miei coetanei tutto quello che c’è da sapere», ha aggiunto Ferrara. «Nei giorni scorsi ho capito che basta dare le informazioni corrette e i ragazzi rispondono: “Lo voglio fare anch’io”. Su questo tema c’è molta ignoranza, molti non sanno nemmeno come si fa a diventare donatori».

Negli ultimi giorni, poi, la ricerca sulle cellule tumorali ha fatto un ulteriore passo in avanti. L’unità di ricerca dell’Ospedale San Raffaele di Milano – coordinata da Luca Vago, medico e capo unità di ricerca, e Chiara Bonini, vice direttrice della divisione di ricerca in Immunologia, Trapianti e Malattie Infettive – ha analizzato nel dettaglio il funzionamento di quelle cellule tumorali capaci di sfuggire all’attacco dei linfociti T provenienti dal midollo del donatore, e i risultati dello studio contribuiranno a ridurre il rischio di recidiva.

«Abbiamo dimostrato che i cambiamenti del sistema immunitario avvengono in modo graduale, e precedono il momento della recidiva», ha spiegato a Repubblica Vago. «L’attivazione dei processi inibitori dei linfociti T precedono di molto la ricomparsa del tumore», ha aggiunto la vice direttrice Bonini. «Il prelievo di queste cellule dal midollo dei pazienti potrebbe costituire in futuro una strategia di diagnosi precoce».

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