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Rollink Stone, capitolo 14: Cris Cleen, tra pugnali, cuori, serpenti e donnine

Tatua solo chi sa cos'è l'amore con linea fine e un po' di rosso sangue. Lo abbiamo incontrato a Los Angeles
Cris Cleen a Los Angeles - Foto di Marco Annunziata

Cris Cleen a Los Angeles - Foto di Marco Annunziata

Rollink Stone è un osservatorio sull’universo del tatuaggio moderno in continua e turbolenta espansione. Marco Annunziata fotografo e contributor da Europa e California per Inked, Rebel Ink, Total Tattoo, desideroso per una volta di esprimersi nella propria lingua madre, porta sulle pagine di RS le storie e i lavori di tattoo artists più o meno celebri, da New York a Termoli, passando per Copenhagen, dalle macchinette artigianali fatte con un walkman, uno spazzolino, una penna bic e una corda di chitarra, ai reality shows ultra milionari.

Ciao Cris, pensavo fossi di New York cosa fai a Los Angeles?
Sono californiano ma vivo da qualche tempo a Brooklyn, New York. Torno spesso a riscaldarmi le ossa in California, a Los Angeles, soprattutto quando a New York fa freddo e nevica.

Ti ricordi il primo tatuaggio che hai visto?
Ovviamente la gente che suonava nelle band che seguivo quando ero un ragazzino era piena di tatuaggi. Mi ricordo anche di questo mio amico un po più grande di me alle superiori che si era fatto tatuare non so da quale tatuatore una lucertolona sull’inguine proprio vicino al cazzo.

E tu cosa ti sei fatto tatuare quando è arrivato il tuo momento?
Appena ho compiuto 18 anni sono andato a farmi fare il logo di una band punk che ho disegnato io che doveva essere anche la mia band ma che poi non ho mai avviato. Un tatuaggio che rappresenta molto per me e che non coprirò mai.

Come hai cominciato a tatuare?
Vai al negozio a farti tatuare, cominici a conoscere quella quella gente, ci torni un giorno sì e l’altro pure, ti mettono a un tavolo a disegnare, a un certo punto ti ritrovi con una macchinetta in mano a tatuarti una gamba. Ecco come si diventa tatuatori anche senza volere. Qualcuno mi aveva avvertito.

Cosa era la tua la prima macchinetta?
Non ricordo esattamente, sono passati parecchi anni. Ricordo che l’ho presa in un negoziaccio a Los Angeles. Ai tempi non guidavo, allora sono dovuto andare con un mio amico che aveva la patente. Non riuscivamo a trovare il negozio e ci siamo fermati non so quante volte per chiamare il negozio dai telefoni a gettoni per farci dare le indicazioni. Con quella macchinetta ci ho tatuato il mio primo cliente ufficiale, Curtis Campbell.

Sei bravo a disegnare, sei andato a scuola d’arte?
No, non sono andato a scuola d’arte. A dirla tutta non ho nemmeno finito le superiori. Disegnare non è difficile è solo una questione di pratica.

Chi sono i tuoi artisti visuali preferiti?
Uno su tutti: il vostro meraviglioso Tinto Brass.

Pensi di essere un artista visuale? I tatuatori sono degli artisti?
Non lo so, non sono bravo con le definizioni. Una cosa la so, sono molto felice con quello che sto facendo e non ci sono altri lavori che vorrei fare.

Dipingi?
A volte dipingo cinque minuti in una settimana, certi giorni posso andare avanti per ore poi guardo un film e mi rimetto a dipingere.

Artista o no, fai uno stile particolare a linea fine e con un solo colore a parte il nero, come lo descriveresti?
Sexy. I miei tatuaggi sono per la gente che ama e sa cosa è l’amore.

Fare il tatuatore può essere rock’n’roll ma è un lavoro duro

Tu lavori a New York e Los Angeles, ci sono delle differenze tra le due scene?
La gente di New York è un po più bianchiccia. Per quanto mi riguarda trovo gente che vuole i miei tatuaggi sia a New York che a a Los Angeles, posso chiedere di più?

Guardi i reality show sui tatuatori?
Non penso che marchiare la gente a vita sia qualcosa da far vedere in televisione tipo concorso a premi. Se devo stare sul divano a guardare qualcosa preferisco certi vecchi film in bianco e nero. Guardatevi Irezumi di Yasuzu Masumura se non l’avete visto.

Cosa consigli a un giovane che decide di fare il tatuatore?
Concentrati, respira piano, pensa a quello che stai facendo e disegna tutti i giorni il più possibile. Fare il tatuatore può essere rock’n’roll ma è comunque un lavoro duro che richiede molta disciplina.

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