Pussy Riot di nuovo in carcere: "Accuse folli, è una vendetta della Polizia" | Rolling Stone Italia
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Pussy Riot di nuovo in carcere: “Accuse folli, è una vendetta della Polizia”

Alcuni esponenti del collettivo sarebbero stati arrestati dalle autorità, ma le ragioni non sono ancora del tutto chiare: "Hanno passato due notti in carcere ma i documenti sono irregolari, è una vendetta per la protesta durante il Mondiale"

Pussy Riot di nuovo in carcere: “Accuse folli, è una vendetta della Polizia”

Peter Verzilov e Veronika Nikulshina, due esponenti del collettivo attivista Pussy Riot, sono stati arrestati a Mosca. Stando a quanto riportato dal collettivo dai propri canali social, Nikulshina sarebbe stata fermata a Mosca insieme a una sua amica mentre guidava la propria auto.

“La polizia di Mosca sostiene che Nika e la sua amica si sarebbero rifiutate di sottoporre la propria auto a un ‘controllo’ dell’anti-terrorismo, e per questo sono state arrestate. Accuse folli!”, hanno riferito via Twitter esponenti di Pussy Riot. “Le ragazze sono state arrestate per nessuna ragione. La polizia di Mosca è ancora infuriata dopo la protesta durante la Coppa del Monda”, continua il collettivo sui social, riferendosi all’invasione di campo durante la Finale del Mondiale russo, per cui Nikulshina e altri membri di Pussy Riot erano stati arrestati lo scorso luglio.

Arrestate la sera del 9 settembre, Nikulshina e l’amica avrebbero già trascorso la loro seconda notte in carcere. Tuttavia, secondo quanto riferito da Pussy Riot, i documenti per la detenzione sarebbero irregolari per cui le due ragazze dovrebbero già essere state rilasciate, “ma i poliziotti si rifiutano di farle uscire! Questa è una vendetta per la nostra protesta! Pussy Riot libere!”.

Inoltre, stando a quanto riportato dal Guardian, anche un altro membro del collettivo, Peter Versilov, sarebbe stato arrestato dalle autorità fuori dalla propria casa, ma le ragioni non sono ancora del tutto chiare. Anche Versilov come Nikulshina aveva partecipato alla protesta durante la finale, per cui erano stati detenuti 15 giorni.

Il gesto dello scorso luglio a Mosca era rivolto a Vladimir Putin e al governo russo, cui il collettivo chiedeva di liberare i prigionieri politici e fermare gli arresti ai comizi in modo da permettere una libera competizione politica nel Paese.

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