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Oriana Fallaci, foto di una vita in prima linea. In anteprima su Rolling Stone

«Per lei i fotografi erano dei compagni», dice il nipote Edoardo Perazzi, che ha raccolto gli scatti e i testi più importanti della scrittrice in un libro definitivo: "Oriana Fallaci - In parole e immagini". In libreria da martedì 22 ottobre
Oriana Fallaci in Vietnam (collezione privata Oriana Fallaci). "Mi accingevo a scattare una fotografia quando i Quyet Tu hanno preso a spararmi. Da dove, chissà. Ricordo solo il fischio delle pallottole e la voce di Felix nascosto sotto un carro armato: 'A terra! Buttati a terra!'", ricordò lei

Oriana Fallaci in Vietnam (collezione privata Oriana Fallaci). "Mi accingevo a scattare una fotografia quando i Quyet Tu hanno preso a spararmi. Da dove, chissà. Ricordo solo il fischio delle pallottole e la voce di Felix nascosto sotto un carro armato: 'A terra! Buttati a terra!'", ricordò lei

“Non ho bisogno di un biografo. La storia della mia vita appartiene a me, solo a me”, scriveva Oriana Fallaci nel 1993, bloccando con qualche battuta scritta a macchina gli entusiasmi di un potenziale biografo.

E infatti il miglior racconto possibile ce l’ha lasciato lei, attraverso le immagini. «Fotografava tantissimo, tutte e tre le sorelle Fallaci fotografavano molto», racconta a Rolling Stone Edoardo Perazzi, il nipote che Oriana Fallaci scelse come erede.

Uno degli scatti di “Oriana Fallaci – In parole e Immagini” (Rizzoli, foto collezione privata Oriana Fallaci)

Uno che in mezzo a quegli scatti c’è cresciuto fin da bambino e che ora, dopo anni di lavoro, ce li restituisce raccogliendoli in Oriana Fallaci – In parole e immagini, oltre 300 pagine in cui le fotografie si intrecciano ai brani più noti e agli oggetti che la giornalista/scrittrice amava tanto. Dagli elmetti da inviata di guerra alla tessera del Partito d’Azione, dai registratori a nastro agli alberi genealogici compilati per scrivere Un cappello pieno di ciliege.

«Volevo mettere gli oggetti perché Oriana aveva delle cose a cui teneva molto. Le teneva attorno a sé, ci arredava la casa», ricorda Perazzi.

Ad esempio?
I passaporti. Le foto dei passaporti sono davvero intriganti: non c’è un millimetro libero dai timbri, da quanto questa donna ha girato il mondo.

Perché le immagini sono così importanti?
Oriana poneva sempre se stessa al centro dell’intervista. Le piaceva star davanti alla macchina fotografica e davanti alla cinepresa (ha dato poche interviste in video, ma fin da subito, quando ancora la voce non s’era arrocchita per via del fumo, stava davanti all’obiettivo con la maestria di un’attrice consumata). Visto questo suo modo di scrivere per lei i fotografi erano proprio compagni, commilitoni. Lei stessa fotografava tantissimo. Aveva sempre più di un registratore, ci teneva a non perdere niente.

E tu hai radunato tutto. Come hai lavorato?
Ci sono due archivi abbastanza attivi e uno in fieri: il più completo e curato (da lei stessa) è quello della Boston University, dove c’è l’Oriana Fallaci Room con tanti nastri originali. Poi c’è quello della Fondazione Rcs (Corriere della Sera), che è tutt’ora in sviluppo. Il terzo è quello della Regione Toscana, appena costituito, che avrà il materiale vicino alla Toscana, più che altro quello che è servito a Un cappello pieno di ciliege. Sarà quasi più un piccolo museo che un fondo. Stessa cosa per Pontificia Università Lateranense, dove ci sono tutti i libri di Oriana in tutte le edizioni, insieme ai libri antichi di sua proprietà. E poi ci sono io, che conservo oggetti a me molto cari e dei testi. Ho salvato e smistato il materiale che era nella casa di New York, che è stata completamente svuotata e ristrutturata.

Com’è stato fare questo viaggio nella memoria di Oriana Fallaci? 
Tutto questo lavoro me l’ha umanizzata ancora di più. In genere c’è un’immagine di Oriana Fallaci come belva assetata di sangue, quando in realtà sapeva essere anche molto simpatica. Diciamola così: finito il libro le voglio ancora più bene.

Oriana Fallaci – In parole e immagini
Rizzoli, 320 pagine.
Prezzo: 39.00 €

Esclusiva: Oriana Fallaci, la sua vita attraverso i suoi oggetti

 

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