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Oggetti migranti: dettagli che raccontano storie personali

Nelle foto di Fabrica, la memoria e le speranze dei migranti di Lampedusa

Oggetti che sono stati parte della vita quotidiana dei migranti arrivati sulle coste di Lampedusa. Una pentola, uno spazzolino. E poi soldi e documenti. Lettere e testi sacri. Sono questi alcuni degli oggetti raccolti dal collettivo Askavusa, a partire dal 2006, tra i rottami dei barconi abbandonati nella discarica dell’isola.

Ciascun oggetto parla della vita di un essere umano, in fuga dalla povertà o dalla guerra. Spesso si tende a dimenticare che i migranti sono persone che sperano in una vita migliore, e per questo affrontano un viaggio lungo e difficile, rischiando la vita. Lasciano tracce che indicano un passaggio verso una meta lontana, di solito nel Nord Europa.

Porto M, luogo di memoria, politica e comunità dove si espongono gli oggetti dei migranti, custodisce una testimonianza preziosa, fatta di sofferenza e speranze. Marco Pavan, fotografo e film maker presso Fabrica, ha ritratto questi oggetti per non lasciar cadere nell’oblio coloro che, troppo spesso, sono semplicemente considerati dei numeri nelle statistiche.

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