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MP5, l’artista che ridà vita ai paesaggi urbani

Si fa chiamare con un nome in codice, è la fumettista, illustratrice e street artist italiana più nota in Europa. Ed è molto impegnata, perché «l'arte è politica»
Opera di Mp5, in mostra alla Ego Gallery di Lugano

Opera di Mp5, in mostra alla Ego Gallery di Lugano

Abbiamo trascorso un pomeriggio in compagnia di MP5, artista italiana in ascesa, che ha visto riscuotere l’ennesimo successo delle proprie opere all’ultima mostra Dog, organizzata dalla Ego Gallery di Lugano dal 31 ottobre al 2 dicembre, già esportatrice della street art italiana nella maggior parte delle città europee.

Il suo tratto fluido, come parole, racconta di figure umane e impegno sociale, all’interno di un contesto non sempre facile tra il mondo della street art e quello delle gallerie. Ma è anche rivalutazione del paesaggio urbano e forza dell’immagine dove le parole non possono arrivare. È lì che i suoi progetti futuri si sviluppano, come con la realizzazione dell’uscita n.1 della nuova collana Graphic Vynil di This Is Not A Love Song.

L’arte di strada è il tuo linguaggio. Pensi che avrà mai una porta d’accesso più semplice nel mondo delle gallerie d’arte?
Vengo dai fumetti underground, dai centri sociali, dal festival Crack e dalle autoproduzioni. Ho sempre lavorato per progetti pubblici ed è il pubblico che m’interessa, la soluzione non è inseguire l’interesse delle gallerie. E cambiare metodo, dalle animazioni alle locandine per manifestazioni, dai fumetti alle installazioni è solo uno dei passi per raggiungere tutti i livelli di comunicazione, anche se significa ricominciare da capo tutte le volte.

Un murales di MP5 a Torino

Parlaci di Dog.
È il risultato di un percorso lungo mesi e che idealmente si può ricollegare a un mio progetto di 3 anni fa, un’installazione che poi è diventata un libro, Palindromi. Un libro molto pessimista, che non dava speranza, una riflessione sull’incomunicabilità e la violenza insita nell’essere umano. Dog è una serie di domande nuove che tendono a superare o forse a colmare gli interrogativi di Palindromi.

Il paesaggio urbano: una gallerie a cielo aperto?
Quello che mi ha sempre affascinato è il rapporto tra il disegno e l’architettura, tra il disegno e la scenografia. A me interessa rivisitare completamente i luoghi, stravolgerne il senso, per questo motivo non lavoro quasi mai su facciate cieche ma preferisco stanze, luoghi chiusi, sottopassaggi o comunque strutture architettoniche. Se me ne fosse data l’occasione rifarei intere porzioni di quartieri, utilizzando non solo il disegno ma anche altri elementi tridimensionali.

Possiamo parlare di street art 2.0?
Il fatto che a un certo punto la street art avesse un richiamo mediatico così forte ha fatto sì che spuntassero festival in tutto il mondo e che fosse molto più facile per un artista poter concepire un progetto per dei luoghi senza farlo illegalmente. Per un certo periodo è sembrato tutto molto bello e interessante. Ora credo ci sia un’implosione del fenomeno, si punta sulla velocità di esecuzione, sulla frenesia di proporre sul web sempre pezzi nuovi, e questo molto spesso va a scapito della qualità ma soprattutto della necessaria riflessione sul perché lavorare su un luogo piuttosto che un altro.

Il murales “La radice del male”

Ti reputi un’artista impegnata?
Fare arte vuol dire sempre fare politica. L’arte è politica. È necessario che sia critica. Il contesto in cui collochi un disegno, quello che rappresenti, come lo rappresenti, dice tutto sulla tua visione del mondo. Sento di stare nel mondo, sento tutte le contraddizioni, tutto il male, tutta la compassione nel senso più antico del termine, e ho bisogno di rappresentare tutto questo, perché gli artisti hanno delle responsabilità, e il pubblico intuisce chi non è sincero.

Si può dire che sai anche suonare attraverso i fumetti…
Non proprio, ma un progetto che iniziato con Andrea Provinciali (curatore del progetto This Is Not A Love Song, nda) ai tempi di Palindromi, si occupa di qualcosa del genere. Si tratta di singoli famosi illustrati da un autore, in un formato a fisarmonica, che si ripiega dentro una cassetta.
Tu compri la cassetta e, invece di trovare il classico nastro da ascoltare, trovi il disegno della canzone reinterpretato da un artista. Da allora è passato più di un anno e il progetto delle cassette ha avuto un discreto successo. Ne sono state illustrate più di 50 da altrettanti autori tra cui me (Love Will Tear Us Apart dei Joy Division).

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