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Matteo Renzi non è sexy, è fantasy

Giuliano Ferrara entra nella squadra degli editorialisti di Rolling Stone. E ha una cosa da dire sul premier e la musica dal vivo (per chi ne ha abbastanza di liti sull'Italicum)
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 40 anni, al Sacrario dei caduti di Marzabotto (Bologna)

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 40 anni, al Sacrario dei caduti di Marzabotto (Bologna)

Da quando c’è Matteo, un anno dura meno. Renzi accorcia il tempo, il che non è poco, bene o male che lo si consideri. A me del tempo piace la dimensione misteriosa e pesante, quella di Platone: “immagine mobile dell’eternità”.

Ma io sono un vecchio umanista che il tempo gentilmente ricicla da oltre sessant’anni. Il capo del governo è logico-aristotelico, per lui il tempo è come per il filosofo di Stagira: “Il numero del movimento secondo il prima e il poi”. Renzi è rock, per dirla con il filosofo di Galbiate, Adriano Celentano.

Il capo del governo è pieno di difetti, come e più di tutti. Ma non quello. Può rinviare, manovrare, illudere, promettere, chiacchierare un problema, ma non può tergiversare, non è nella sua natura la politica come lunga anticamera della parola e del fatto. In Europa si mette in fila, ma quelli che gli stanno davanti si guardano le spalle nel timore che guadagni come che sia un posto che spetterebbe magari ad altri.

Il ministro delle finanze greco Varoufakis è sexy, lo abbiamo capito, ma è molto indebitato. Anche Renzi lo è, indebitato, ma non è sexy, piuttosto è un fantasy, vola sul dorso delle sue stesse formule verbali, e fa volare la quantità di fiducia che il suo Paese aveva sotterrato nella cupezza del disinganno, nelle strettoie della crisi finanziaria, nel malumore della protesta urlata e improduttiva.

Uno che vola non fa la fila. Almeno non nel suo Paese, per natura disordinato e restio alla disciplina sociale. Il royal baby ha in comune con il progenitore, Berlusconi, questo fatto di arrivare sempre primo, di non conoscere altra dimensione che quella assoluta del traguardo tagliato avanti a tutti. Un certo bisogno di un centometrista si sentiva, confessiamolo. Se avete mai provato quel nastro ludico in cui le luci procedono e ti precedono segnalandoti che cosa significhi fare 100 metri sotto i 10 secondi, e le vedete sparire innanzi a voi, avrete capito l’effetto Renzi su sistema politico e Parlamento, su partiti e nomenclatura dell’establishment.

I ragazzi l’ammirano. I vecchi ne restano basiti. In molti lo invidiano e ne diffidano. Ma tempus fugit, il tempo corre e se ne va, tradendo quelli di noi che appartengono alla razza di chi rimane a terra, come dice il poeta. Ha detto che farà solo due mandati, otto, dieci anni e poi via. È un Aussteiger, uno che scende dalla carrozza del potere? Uno che immagina la sua vita al plurale, molte vite? Chissà. Forse è venuto il momento della promessa, e fidarsene è meglio che diffidarne. Forse. Questione di sensibilità. Di pelle. Di esperienza, anche. Abbiamo vissuto senza ricambio per così tanti anni. Il ciclo dei ventenni (nel senso di ventennio) è stato così ingabbiatore per la nostra storia italiana. E quando non sono stati 20, di più, sono stati 30 o 40, come nel regime democristiano.

Renzi è a suo modo un leader musicale, sempre parlando del tempo che della musica è il dominatore incontrastato. È anche esecutore dal vivo. E lo si capisce se si pensa ai suoi rottamati, maestri di esecuzioni tecnicamente impeccabili, ma da un solo canale d’uscita, come la radio, come una lingua morta, liturgica, anche bella, ma civilmente spenta. Vedremo. Avremo tempo e modo di recensire il giovane premier che ha battuto il record della presa di possesso di Palazzo Chigi, detenuto prima di lui da un quasi quarantenne Benito Mussolini. Con altri effetti finali, lo si spera. E io lo credo.

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di Aprile.
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