Rolling Stone Italia

Lo sballo del branco del ballo

(Ovvero di come non usciremo mai del medioevo)
«La insopportabile abitudine di assimilare la cultura della dance a quella dello "sballo" è datata quanto le idee di chi la pratica»

«La insopportabile abitudine di assimilare la cultura della dance a quella dello "sballo" è datata quanto le idee di chi la pratica»

Quando un fenomeno, di qualsiasi natura, sfugge ad una catalogazione facile, e dunque al controllo, viene naturale cercare di circoscriverlo, spesso in maniera arbitraria. Se poi tale semplificazione sia solo dettata da incompetenza e terrore o invece da un accurato piano marketing non saprei dire.

Quel che è certo è che immaginare che il consumo di droghe (e alcol: legale quest’ultimo e nessuno ha mai fornito ragioni scientifiche a supporto di tale irrazionale distinzione) sia controllabile chiudendo una discoteca è davvero infantile. Ma davvero davvero. Reprimere è sempre meglio che educare, in questo paese. Ti do una bacchettata (mediatica) e voilà, problema risolto.

È ovvio che se dovesse essere appurata una responsabilità diretta del locale in questione sia dovere della legge imporre provvedimenti anche più drastici. Ciò che però colpisce è l’enfasi con cui i media danno risalto alla vicenda, i reportage che dipingono i ragazzi “sballati” come degli aspiranti suicidi, con descrizioni poco convincenti e melodrammatiche che spesso riguardano una semplice sbornia – legalissima e diffusissima a tutte le età, per quanto condannabile e essa sia. E la insopportabile abitudine di assimilare la cultura – sì, ho detto cultura – della dance a quella dello “sballo” è datata quanto le idee di chi la pratica.

L’idea di educare al divertimento, invece, non ci passa nemmeno per la testa.

Ho un figlio di sette anni e spesso mi chiedo che atteggiamento dovrò avere con lui quando sarà in età da “consumo” di droga. La risposta, mi sono detto, non certo senza un po’ di tremarella, è dirgli la verità.

È ovvio che la cultura del divieto esalti quella della trasgressione; ed è addirittura banale sostenere che la conoscenza attenua il fascino dell’ignoto. Sapere di cosa si tratta non potrà certo bloccare il meccanismo di seduzione del gruppo (gruppo, e non “branco”. “Branco” si riferisce usualmente alle bestie, non ai ragazzi) ma potrebbe aiutare i ragazzi a non sbagliare, a non esagerare. Aiutarli a capire che ingoiare cose di cui non si conosce il contenuto è estremamente pericoloso; che ingoiarne troppe è ancora più pericoloso; che non bere molta acqua durante la serata è stupido; che farsi 20 shottini di alcol a buon mercato è idiota e via discorrendo. Non è certo strillando terrorismi ai consumatori dei media tradizionali che si cambiano le abitudini dei ragazzi. Piuttosto, come acutamente suggerisce qui Luca Sofri, potrebbe essere solo un modo per consolare, col terrore, metodo infallibile, chi non sa nulla di ciò di cui si sta parlando, offrendogli una versione scandalosamente distorta dei fatti che lo metta in una posizione di innocenza e falsa consapevolezza.

Se diciamo che se prendi un’anfetamina o un po’ di MDMA poi muori, diciamo una falsità. Secondo l’osservatorio europeo sulla droga ogni anno in Italia muoiono a causa di sostanze illecite di ogni tipo 10 persone ogni milione di abitanti. Il dato comprende ogni tipo di droga e i decessi comprendono tutti le persone tra i 15 e i 64 anni di età quindi lo spettro è molto più ampio di quello che riguarda i locali. Il totale (approssimativo) è di circa 40 decessi all’anno Se vogliamo fare un paragone, secondo l’ISTAT le morti legate all’alcol sono circa 40.000 all’anno. Quelli causati da incidenti stradali 3.400 (e 260.000 feriti). Nessuno tuttavia chiede ai bar di chiudere. Tantomeno propone la chiusura delle vie di circolazione automobilistica. Abbiamo messo delle scritte sulle confezioni di alcolici e introdotto l’obbligo delle cinture di sicurezza. Quali possono essere le cinture di sicurezza per chi consuma sostanze stupefacenti? Chi dovrebbe educare – perdonate il parolone – i più giovani? Le istituzioni, i media o i locali notturni? La risposta, se dovessimo giudicare da quanto fatto finora, sarebbe tragica. Ma è l’unica possibile, insieme alla via maestra della legalizzazione, che in maniera sempre crescente, sta incivilendo il mondo e abbattendo i fatturati delle mafie. Questo se vogliamo davvero che una serata non finisca in una notte senza un’alba.

Tutto il resto sono toppe ipocrite troppo piccole per coprire i buchi delle coscienze corrotte che intendono cucirle, urlando.

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