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L’immagine ha ucciso l’immagine

La raccapricciante distruzione delle opere d'arte a Mosul può aiutarci a capire chi siamo noi. E perché dobbiamo continuare a difendere la cultura

Un momento del video della distruzione delle opere d'arte del museo di Mosul, in Iraq, diffuso da un sedicente "ufficio stampa della provincia di Ninive"

Un momento del video della distruzione delle opere d'arte del museo di Mosul, in Iraq, diffuso da un sedicente "ufficio stampa della provincia di Ninive"

Ho guardato e riguardato le immagini della distruzione da parte di militanti dell’IS delle statue assire più che millenarie custodite nel museo di Mosul, nel nord dell’Iraq.

È un video raccapricciante, una svolta nel concetto di propaganda, incomparabilmente più potenti, dolorose ed efficaci di quelle che vedemmo dieci anni fa quando i talebani distrussero i Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Vien da chiedersi quale sarà il prossimo passo in questa escalation di terrorismo mediatico che si fa atto concreto e distruttivo nel gesto contro la materia stessa.

Un momento del video della distruzione delle opere d'arte del museo di Mosul, in Iraq

Un momento del video della distruzione delle opere d’arte del museo di Mosul, in Iraq

Ma c’è un’altra domanda, forse più interessante. Questo orrore potrebbe aiutarci a capire chi siamo noi. Perché – a me è successo, non so a voi – vedere la distruzione di opere d’arte è uno spettacolo forse ancora più shoccante di quello già inaccettabile e “insuperabile” della decapitazione di un uomo vivo e vegeto, di uno di noi. Forse quello che ci dice questa storia è che questi assassini hanno capito qualcosa di noi, qualcosa che forse noi avevamo dimenticato.

Questi assassini hanno capito qualcosa di noi, qualcosa che forse noi avevamo dimenticato.

La cultura, la storia delle nostre culture e la lotta perché essa sopravviva, cambi, si evolva e continui a definirci è ciò che più contribuisce a ricordarci ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che dobbiamo continuare ad essere. E ciò si estende al rispetto per ogni cultura – le statue assire non sono un Van Gogh, non fanno parte della cultura occidentale. Eppure ci sentiamo violentati. E il fatto che queste bestie selvatiche usino la propria immagine nell’atto iconoclasta della distruzione di altre immagini per motivi religiosi non è solo un paradosso dettato dall’”ignoranza del nemico”. Non è solo un passo avanti rispetto al celebre “La rappresentazione ha ucciso la realtà” di Baudrillard, che inevitabilmente si trasforma in “la rappresentazione ha ucciso la rappresentazione”. È un atto deliberato, strategico e fondamentale falso. Insomma, nella sua inaccettabile realtà, è un fake. E faremmo bene a non cadere nel tranello. Che non ci venga in mente di prendere a martellate la TV che trasmette quel video orribile. Piuttosto dobbiamo continuare a difendere la cultura, così come difenderemmo una vita umana.