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L’Amazzonia sta bruciando e la colpa potrebbe essere del Presidente brasiliano

Gli incendi in Amazzonia sono aumentati dell'84% nel 2019. «Colpa delle ONG» dice Jair Bolsonaro, presidente deforestatore che in Brasile viene chiamato "Capitan Motosega"

Uncredited/AP/Shutterstock (10368038a)

Nonostante Fox News e il vostro parente strambo sostengano il contrario, una preponderanza di prove scientifiche estremamente convincente dice che il cambiamento climatico sta accadendo e lo sta facendo in modo veloce e che probabilmente è un processo irreversibile. Ma nel caso stiate cercando ulteriore prova di ciò, ecco il vostro caso: ora potete aggiungere alla lista che l’Amazzonia sta bruciando.

Secondo un comunicato del centro di ricerca brasiliano, il Centro Nazionale per la Ricerca Spaziale (INPE), i tassi di incendi nelle foreste pluviali hanno raggiunto record assoluti. In totale, ci sono stati oltre 72mila incendi nelle foreste del Brasile solo quest’anno, con più della metà di questi concentrati nell’Amazzonia. È un incremento dell’80% rispetto al numero di incendi registrato l’anno scorso ed è il più alto da quando l’INPE ha iniziato a registrare gli incendi boschivi nel 2013.

Mentre gli incendi sono praticamente comuni nella stagione secca, l’INPE sostiene che non sia questa la causa, visto che non ci sono stati livelli di piogge anomali quest’anno. Bensì, il gruppo ha attribuito gli incendi ai crescenti ritmi di deforestazione, citando dati interni che riportano che la foresta è stata spianata di più quest’anno che nei passati tre.

Gli attivisti ambientali danno la colpa della deforestazione al presidente di destra Jair Bolsonaro, entusiasta di sfruttare le risorse naturali del Paese per dare una spinta alla sua economia barcollante. Lo scorso mese, Greenpeace ha condannato Bolsonaro per il suo approccio aggressivo alla deforestazione, definendo la sua amministrazione “una minaccia all’equilibrio climatico.”

Bolsonaro, il cui soprannome in Brasile si traduce con “Capitan Motosega”, ha tentato si schivare le critiche dagli attivisti ambientali incolpando degli incendi le ONG locali, che a suo avviso starebbero minando la sua amministrazione. «Forse i tipi delle ONG stanno perpetrando questi crimini per generare un’attenzione negativa su di me e contro il governo brasiliano. Questa è la guerra che ci spetta» ha detto mercoledì su Facebook Live.

La faccenda è sfuggita talmente di mano che il fumo degli incendi si sta spostando dall’Amazzonia a San Paolo, una delle città più grandi del Brasile, a oltre 2500 km di distanza. Secondo una mappa satellitare, il fumo si sta spargendo per la nazione e sta addirittura passando i confini delle nazioni vicine. Sui social girano foto del fumo, che pare abbia completamente oscurato la città sotto una spessa nuvola in pieno giorno. Le immagini, molte delle quali condivise con l’hashtag #PrayForAmazonia, sono sinceramente apocalittiche:

La foresta Amazzonica è la più grande al mondo ed è la casa di più di 3 milioni di specie animali e vegetali, senza menzionare il mezzo milioni di indigeni che ci vive. Proteggere l’Amazzonia è cruciale anche per ridurre il riscaldamento globale, visto che la regione fornisce quasi il 20% dell’ossigeno dell’atmosfera del pianeta.

Secondo il WWF, “gli attuali trend nell’allevamento di bestiame, agricoltura, espansione dei centri abitati, incendi e siccità potrebbero distruggere o danneggiare pesantemente il 55% della foresta amazzonica entro il 2030.”

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