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La lettera aperta degli artisti contro il ddl Valditara

Riuniti dalla Fondazione Una Nessuna Centomila criticano l'obbligo di consenso informato per i progetti scolastici su educazione affettiva e sessuale previsto dal governo: «Non faremo un solo passo indietro»

La lettera aperta della Fondazione Una Nessuna Centomila. Foto: post Instagram

La lettera aperta della Fondazione Una Nessuna Centomila

Foto: post Instagram

Pierfrancesco Favino, Fiorella Mannoia, Claudia Pandolfi e numerosi altri artisti hanno firmato una lettera aperta contro il ddl Valditara che introduce l’obbligo del consenso informato delle famiglie per alcune attività scolastiche legate all’educazione affettiva e sessuale. Il testo, pubblicato dalla Fondazione Una Nessuna Centomila, e rilanciato sui social, definisce il provvedimento «un arretramento culturale» perché rischierebbe di compromettere anni di lavoro svolto da scuole, università, centri antiviolenza e associazioni impegnate nella prevenzione della violenza di genere e nella promozione del rispetto.

Ancora: «Ostacolare il cambiamento culturale significa fare un passo indietro», si legge nella lettera. Secondo i firmatari, il ddl mette in discussione un percorso educativo costruito negli anni per fornire alle nuove generazioni strumenti di consapevolezza e comprensione delle relazioni, rallentando un processo che punta a contrastare la violenza prima che si manifesti. Nel documento si sottolinea inoltre che la violenza di genere «è un fenomeno culturale» e che non può essere affrontata esclusivamente all’interno delle famiglie. Per questo, sostengono gli artisti, è necessario un percorso condiviso che coinvolga l’intera comunità educante, comprese università, centri antiviolenza e organizzazioni impegnate contro discriminazioni, bullismo e razzismo.

La Fondazione richiama anche alcuni dati preoccupanti, tra cui l’aumento dell’accesso precoce alla pornografia online, delle malattie sessualmente trasmissibili tra gli adolescenti, degli episodi di violenza sessuale e delle forme di autolesionismo. A questo si aggiunge il fatto che la violenza domestica continua a essere, secondo i dati Istat, la forma di violenza più diffusa nel Paese.

Uno dei punti più contestati riguarda proprio il meccanismo del consenso informato: «Basterà il diniego di un genitore per impedire l’avvio di un progetto», si legge nella lettera. Il rischio, secondo la Fondazione, è che molte scuole rinuncino del tutto ad affrontare questi temi per evitare conflitti o contestazioni, con conseguenze che andrebbero oltre i soli percorsi di educazione sessuo-affettiva e coinvolgerebbero anche le iniziative culturali dedicate al contrasto degli stereotipi di genere.

E chiudono con un appello: «Educare all’affettività e al rispetto è un atto di civiltà. Un diritto». E ancora: «Come genitori, cittadini e artisti continueremo a dare voce a chi non ne ha, a costruire spazi di ascolto e a volere una società in cui nessuna ragazza e nessun ragazzo si senta solo. Il cambiamento culturale è un cammino che si fa insieme, e noi non faremo un solo passo indietro».

 

 
 
 
 
 
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