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La Gran Bretagna vuole costruire un muro in Francia per fermare l’immigrazione

«Abbiamo fatto una recinzione. Ora facciamo un muro», ha commentato il sottosegretario britannico Goodwill. La crisi dei rifugiati è sempre più seria: dai soldati al confine austriaco, al mancato accordo tra Putin e Obama
Calais, Francia. Foto Christopher Furlong/Getty Images

Calais, Francia. Foto Christopher Furlong/Getty Images

Che la questione migranti per il Regno Unito sia un nodo ancora lontano dall’essere sciolto è ormai un dato di fatto. E se negli scorsi mesi l’immigrazione era stata usata da Farage come spauracchio elettorale durante la campagna pro-Brexit, ieri il sottosegretario all’immigrazione della Gran Bretagna Robert Goodwill ha annunciato l’imminente costruzione di un muro anti-migranti a Calais, in suolo francese.

Lo scopo è quello di far fronte all’elevato numero di persone che clandestinamente riescono ad attraversare la Manica, nascoste sui camion che dall’estremo nord della Francia si dirigono in Gran Bretagna.
I lavori inizieranno già da questo mese, e fanno parte di un pacchetto di sicurezza da circa 20milioni di euro approvato a marzo da Francia e Gran Bretagna; il muro, alto quattro metri e lungo un chilometro, costeggerà l’autostrada che affianca l’immenso campo profughi denominato “Jungle”, dove in condizioni disperate vivono 10.000 persone a poche centinaia di metri dal porto di Calais.

La protezione sarà in cemento armato liscio in modo da ostacolare i tentativi di arrampicata dato che, come sottolineato da Goodwill, non sono bastati né le recinzioni di filo spinato né una schiera di poliziotti britannici presenti sul territorio a impedire i tentativi dei rifugiati volti a bloccare gli autocarri per chiedere trasporto clandestino verso la Gran Bretagna, usando talvolta anche la forza pur di fermare gli autisti.
Per questa ragione, nelle scorse settimane, alcuni rappresentanti della categoria hanno voluto manifestare, preoccupati della loro incolumità, tanto che il governo francese ha promesso che nei prossimi mesi il campo profughi di Calais verrà smantellato.

A inasprire ulteriormente il dibattito sull’immigrazione ci ha pensato Vienna: il cancelliere Christian Kern ha annunciato che, quando sarà raggiunto il limite massimo di richieste d’asilo previsto per quest’anno, pari a 37500, il confine austriaco verrà puntellato da più di 2000 soldati onde evitare l’entrata nel paese di altri rifugiati.
La misura anti immigrazione, come affermato dal portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu Christoph Pinter, significherebbe la fine del diritto d’asilo in Austria oltre che un pericoloso esempio che altri paesi potrebbero imitare.

Per cui, se l’Europa innalza muri per proteggersi dai rifugiati, emulando per certi versi il discusso progetto contro l’immigrazione del candidato Repubblicano Donald Trump, l’attuale Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, durante il summit G20 appena terminato, ha tentato di trovare un accordo con la Russia di Vladimir Putin per un cessate il fuoco riguardante l’area siriana.

Purtroppo l’incontro non è andato a buon fine poiché, come affermato da Obama in persona nella conferenza stampa alla conclusione del meeting, rimane altissima la mancanza di fiducia tra la Casa Bianca e il Cremlino; non è andata meglio al Segretario di Stato John Kerry, anche lui uscito a mani vuote dall’incontro andato in scena negli stessi giorni con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

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