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In Francia lo sciopero femminista per l’uguaglianza salariale

Secondo i dati Eurostat in Francia le donne sarebbero pagate il 15,1% in meno dei loro colleghi uomini, per un totale che ammonterebbe a 39 giorni di lavoro esatti
Lo sciopero #7novembre16H34, foto via Facebook

Lo sciopero #7novembre16H34, foto via Facebook

Ieri in Francia è stato indetto uno sciopero di massa contro le disparità salariali. La protesta è stata organizzata dai collettivi femministi Les Glorieuses, Les Effrontées, e Osez le Féminismeutilizzando l’hashtag #7novembre16H34, che simboleggerebbe la data e l’ora precisa in cui le donne francesi inizierebbero a lavorare gratis.

Lo sciopero, infatti, prende spunto dal dato Eurostat per cui in Francia le donne, a pari grado e pari mansione, sarebbero pagate il 15,1% in meno dei loro colleghi uomini, per un totale che ammonterebbe a 39 giorni di lavoro esatti, quelli che mancano dalle 16,34 e 7 secondi della giornata di ieri fino alla fine del 2016.

«Invitiamo le donne, gli uomini, i sindacati e le organizzazioni femministe ad unirsi al movimento ‘7 novembre 16h34’ e a moltiplicare le iniziative e le manifestazioni per rendere a diseguaglianza salariale un tema politico centrale» ha scritto il gruppo Les Glorieuses in un comunicato apparso sul proprio sito ufficiale, «la lotta per l’uguaglianza sociale coinvolge tutta la società, non possiamo aspettare fino al 2186», ha twittato il Ministro dell’educazione Najat Belkacem, anche lei ferma sostenitrice dello sciopero, riferendosi a un report del Forum economico mondiale per cui saranno necessari 170 anni – il 2186 appunto – affinché l’uguaglianza salariale sia pienamente affermata in Francia.

L’idea, forte anche del pieno appoggio del Ministro per le pari opportunità Laurence Rossignol, si è subito diffusa sul web tanto che sono in migliaia le donne e non solo che ieri pomeriggio hanno aderito all’iniziativa: tra chi è sceso in piazza apertamente o chi, dal proprio posto di lavoro, ha incrociato le braccia in segno di protesto coma accaduto in musei, università, redazioni di giornali o negozi.

La protesta rispecchia quanto accaduto in Islanda soltanto due settimane fa, tuttavia il problema è molto più radicale: infatti, stando a quanto risulta da diversi sondaggi condotti dall’Eurostat, nell’Unione Europea le donne sarebbero pagate in media dal 15 al 20% in meno rispetto ai colleghi uomini, circa il 9% quando di pari ruolo.

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