Il sito fake di Rolling Stone e la bamba di J-Ax e Fedez by Ermes Maiolica | Rolling Stone Italia
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J-Ax, Fedez e il finto sito di Rolling Stone

Mercoledì scorso è apparso sul web un falso sito di Rolling Stone che riportava la notizia secondo cui J-Ax e Fedez sarebbero stati arrestati per possesso di cocaina. Abbiamo sentito Ermes Maiolica, l'autore della bufala, che pare sia piuttosto terrorizzato

Tra l’otto e il nove febbraio si diffonde la notizia secondo cui Fedez e J-Ax sarebbero stati beccati con 28 grammi di cocaina in auto, a cui sarebbe seguito l’arresto immediato del duo. Qualche sito la riporta, magari usa il dubitativo, ma in linea di massima la news trova diffusione. Il minimo comune denominatore è la fonte della notizia, che curiosamente viene citata da tutti i pezzi, forse per pararsi il deretano da eventuali bufale, o “fake news”, come ci piace chiamarle ultimamente. Tale fonte è… il sito di Rolling Stone (sì, proprio questo che stai leggendo). O meglio, una sua emanazione, rollingstone.live, di cui, però, nessuno in redazione sa nulla. Ora il sito è disattivato, calma che vi spiego tutto.

Una banale ricerca con Whois, per determinare il tenutario del sito, non porta a nulla di buono: chi lo gestisce, pubblicando la notizia e altri articoli meno recenti, si è preso la briga di utilizzare un servizio di anonimizzazione che non porta a nulla. Così non resta che scandagliare le righe di codice HTML, ma anche qui in mezzo non si cava ragno dal buco. Quando ormai la speranza di risalire all’autore del sito si sta perdendo nell’ombra, ecco l’idea semplice e sublime, tanto da farmi sentire un perfetto imbecille da quanto era banale: guardare un po’ meglio l’articolo. Scovando, così, il suo autore: “Pikkolo Angielo”. Per molti non significa nulla, ma per chi conosce questo nome il legame col più celebre autore italiano di bufale è immediato: Ermes Maiolica.

Ora, per una serie di questioni tecniche che non sto a spiegarvi, tutto sommato chiudere con gentilezza un sito wordpress come quello in questione non è poi così complesso, per chi ha padronanza della materia, ma è bastato contattare proprio Ermes, che conosco da tempo, per convenire a una pacifica soluzione. Al punto che, chiacchierandoci come spesso mi capita di fare con lui, vengo a scoprire che la decisione di chiudere rollingstone.live era già stata presa. Abbiamo chiesto alcune cosucce proprio a Ermes. Per esempio, perché crea bufale che poi dispaccia con nonchalance in Rete.

«Ric, lo faccio perché ho un odio complesso contro la creduloneria e i social». Quando gli chiedo, invece, se guadagna da tutto questo, Ermes, che è un nome di fantasia di un metalmeccanico che vive e lavora a Terni, mi risponde: «No, non ci guadagno niente per scelta. Ho ricevuto anche compensi molto alti come bufalaro ma ho rifiutato per etica, sono molto coerente al mio manifesto. Poi invece ci sono aziende di marketing al nord che mi hanno offerto stipendi medio alti ma ormai sono 15 anni che lavoro in fabbrica, guadagno poco ed è dura, ma sono vecchio e mi sono appollaiato qui».

Ermes, in buona sostanza, mi spiega che dopo aver speso qualche anno a credere a ogni bufala che girasse in rete, ha capito come si creavano e diffondevano le finte notizie. Così ha deciso di crearne a sua volta per dimostrare quanto sia fallace il sistema di approvvigionamento di news da parte delle testate, per così dire, “serie”. E quanto sia boccalone il pubblico.

«Questa mia “attività” mi ha portato di positivo che mi sono fatto un’idea personale della rete. Io, i trucchi della viralità e della comunicazione, non li ho studiati sui libri, ma direttamente sui social, facendo i miei esperimenti. Di negativo mi ha portato le critiche: non vivo mai tranquillo, sono spesso attaccato e devo dare sempre delle giustificazioni, anche in giro quando esco o vado a cena fuori».

C’è da dire che, ligio al suo dovere di bufalaro-anti-bufala, il buon Ermes, a volte – e questa vicenda ne è la dimostrazione – ha forse sparato troppo alto, puntando a personaggi che in effetti gli hanno dato qualche grana. A questa osservazione, Ermes mi risponde mostrandomi il manifesto della Fake Art,  di cui è fondatore.

La Fake Art è un movimento artistico nato a Terni nel 2014. Il movimento si ispira alle avanguardie che hanno rivoluzionato il linguaggio artistico, facendo implodere le determinazioni strutturali che avevano caratterizzato da sempre la composizione, fino ad una loro totale dissoluzione. La Fake art sposta questa decostruzione dall’arte propriamente detta all’arte dello spettacolo e dell’informazione sulla quale si costruisce il consenso e si cementifica l’opinione pubblica che legittima la precaria democrazie di massa.

Il movimento mira a riprodurre le dinamiche innescate dalla spettacolarizzazione della politica e dall’informazione con il fine di farle implodere in modo spontaneo, rendendo consapevoli i lettori della mistificazione di cui si alimentano quotidianamente. Se il genere è realista, perché reali sono le dinamiche che riproduce, lo stile espressivo è surrealista. Il libero gioco di fantasia di artisti ridotti alla tecnicizzazione e alla condivisione di tutti i loro mondi di vita riesce a scombussolare il sistema e lo fa con il riso. L’ilarità che coinvolge il lettore che scopre di essersi indignato con l’etnia, presa di mira dal sistema nell’anno corrente, senza motivo. Gli indici di ridicolizzazione sono inseriti liberamente nelle notizie ma vengono costantemente ignorati.

Questa nuova forma d’arte impopolare e goliardica è in netta contrapposizione con il falso ed eccessivo intellettualismo e moralismo in voga. Per questo rivolge la propria attenzione ai personaggi della politica e della tv, ai miti e ai linguaggi della società del perbenismo.

Ok, a leggerlo sa un po’ di supercazzola antani con scappellamento a destra, ma è chiaro che lo scopo ultimo di queste bufale è ridicolizzare quelle realistiche, per vaccinarci un po’ tutti contro il fenomeno delle fake news. Chi se lo pone addirittura come missione di vita, dovrebbe forse andare tutelato, più che attaccato. E, se si cade vittima di Pikkolo Angielo, bisognerebbe forse cercare di capire il senso del suo messaggio e magari sistemare la faccenda da gentiluomini. Cosa che, in fondo, Ermes Maiolica è. Capito, Federico e Alessandro?

Ermes, in chiusura, insieme alle sue scuse sincere, ha un messaggio da dedicare ai due: «Fare i comunisti con il Rolex o con la bamba che differenza fa? É sempre trasgressione come la vogliono loro». Come dargli torto?

Di seguito, qualche news al riguardo:

Tgcom 24
Ansa
Supereva

 

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