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Elezioni in Ucraina: l’arte difende lo spirito di Piazza Maidan

Domenica 26 ottobre gli ucraini votano alle prime elezioni parlamentari dopo le proteste di un anno fa. La rivolta è stato l'anno zero per la street art, che ora gioca la sua parte (mentre alcuni writer prendono i kalashnikov contro i russi)

Uno dei murales di Volodymyr Manzhos, artista, 33 anni, a Kiev (foto: Marcello Fauci)

Uno dei murales di Volodymyr Manzhos, artista, 33 anni, a Kiev (foto: Marcello Fauci)

Su un muro qualunque accanto piazza Maidan c’è un poster a fondo nero. Con un tratto sottile sono disegnate le sagome di due braccia tese come ne La creazione di Adamo di Michelangelo, e tra loro, sospesa, la parola “peace”. Si legge appena, qualcuno ha tagliato via le lettere ma ha lasciato le parole che identificano quelle braccia: una rappresenta l’Ucraina, l’altra la Russia.

«Da noi la street art deve fare i conti con la guerra, è inutile girarci attorno», ci dice Volodymyr Manzhos. Ha 33 anni. Parla dal tavolino di un bar in piazza Kontraktova, a due passi dall’università di Kiev e da uno dei suoi murales più importanti realizzato in dieci giorni sulla parete di un edificio dell’ateneo assieme al francese Seth. Tratti decisi che però hanno qualcosa di infantile, come il volto di Manzhos.

In mezzo al suo sogno colorato c’è la frase di Seneca “vita sine litteris mors est”, la vita senza studio è morte. E di morte, negli ultimi mesi, il Paese ne ha vista tanta.

«Sono cambiate molte cose dalle proteste di piazza Maidan iniziate quasi un anno fa. La visione degli artisti si è trasformata, la street art è diventata più matura, più consapevole. Ha partecipato al processo di rivolta e ora subisce il fascino di un rinnovato nazionalismo». Manzhos, il cui nome d’arte è Waone e da anni fa parte del duo Interesni Kazki, ha portato il sangue di quella protesta (costata decine di morti e migliaia di feriti) anche in India. «Ero lì nel momento degli scontri più duri e a Varkala ho realizzato un lavoro in cui un drago con un manganello si scontra con una cicogna, simbolo dell’Ucraina, che regge una bandiera col becco».

«Piazza Maidan ha invertito la mia vita», racconta Dima, «Prima non mischiavo politica e arte»

Maidan è stato l’anno zero della street art nel Paese. Da quel momento il giallo e il blu della bandiera sono apparsi dappertutto, nei “pezzi” hanno iniziato a ripetersi elementi e protagonisti del conflitto. Soldati, armi, elmetti, Putin, Yanukovich, tutti in un calderone di messaggi underground segnati con pittura e colla. Ma adesso la guerra vera è solo nell’est, nel Donbass.

Ormai a Kiev le barricate e gli scontri sono un ricordo lontano, la piazza è stata liberata. Restano gli adesivi, i poster, le scritte a ricordare cosa è successo. «Maidan ha invertito la mia vita – racconta Dima Fatum, 25 anni e tag sparsi ovunque in città – Prima non mischiavo politica e arte». Lo stesso vale per Jerzy Konopie, 30 anni, nato e vissuto a Kiev, che di recente ha presentato un lavoro dal titolo “Targets” in cui i manifestanti uccisi sono rappresentati da sagome del poligono.

«La scena artistica ucraina è molto giovane, è iniziata sul serio alla fine degli anni ’90», spiega Sergiy Radkevich, 28 anni, che dodici anni fa ha scoperto l’odore dello spray e ora vende con la Saatchi Art. «La nostra è una street art “di abbandono” perché i muri preferiti sono quelli di fabbriche e fattorie abbandonate».

«L’attività maggiore si concentra a Kiev, Lviv, Lutsk, Odessa e Sebastopoli – continua Sasha Kurmaz, suo coetaneo, nato poco dopo l’incidente di Chernobyl, passato per i graffiti e arrivato alla fotografia concettuale – Credo che la street art abbia una grande forza, le proteste in Egitto lo hanno dimostrato, ma in Ucraina è impotente. Ora c’è un’iniezione di nazionalismo radicale e molte organizzazioni neo-naziste la stanno utilizzando per i propri fini».

Lo ha capito benissimo il battaglione Azov, una delle formazioni che combattono nell’est contro i filorussi, che attira reclute anche attraverso il bombing con stickers inneggianti alla lotta armata. Sono simili a quelli attaccati alle fermate del bus a Milano o Torino, la differenza è nella frase accanto all’immagine, che invita a imbracciare il kalashnikov per scacciare gli invasori. Pare che funzioni perché tra i volontari che lo compongono ci sono anche writer.

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