È morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Aveva 76 anni. «Nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026, presso la sua abitazione, a Bra (Cn), all’età di 76 anni, è mancato Carlo Petrini»: così si legge nella nota ufficiale diramata da Slow Food nelle prime ore di oggi, 22 maggio. Al momento, non sono state divulgate informazioni circa le cause del decesso.
Nato proprio a Bra nel 1949, Carlo (ma da tutti conosciuto come Carlin) Petrini è stato scrittore (ha collaborato tra gli altri con La Stampa, La Repubblica, Il Manifesto, Millenium de Il Fatto Quotidiano e Vita Pastorale), giornalista e gastronomo. Studi in Sociologia alle spalle, aveva iniziato a occuparsi stabilmente di gastronomia dalla fine degli anni Settanta. Al 1986, invece, risale la nascita di Arcigola (gravitante attorno alla rivista La Gola), nuce di quello che sarà, tre anni più tardi, Slow Food. È il 9 dicembre 1989, il Muro di Berlino è caduto da appena un mese; e, a Parigi, venti delegazioni di Paesi di tutto il mondo sottoscrivono il Manifesto di Slow Food. Anche se, a essere precisi, i dettami dello “slow-food” erano già stati pubblicati due anni prima, il 3 novembre 1987, sul frontespizio del Gambero Rosso, all’epoca inserto enogastronomico mensile del Manifesto. I firmatari: Folco Portinari, Carlo Petrini, Stefano Bonilli, Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Enrico Menduni, Antonio Porta, Ermete Realacci, Gianni Sassi, Sergio Staino.

Dario Fo (a sinistra) e Carlo Petrini (a destra). Foto: Slow Food
Nel manifesto del 1987, bellissimo e attuale, la “fast life” della contemporaneità veniva contrapposta alla vita “lenta” (prima che diventasse un cliché), e il fast food, il cibo veloce che non solo poco sazia, ma pure poco nutre, a quello lento: allegro, contro l’isteria dell’iperattività performativa. Lo slow food che parlava, anzitutto, la lingua della cultura e dell’antropologia.
Di Slow Food, Petrini fu Presidente fino al 2022, anno in cui lasciò la carica (ora la Presidente è Barbara Nappini).
Il giro del secolo, e del millennio, fu un altro momento fondamentale per Petrini. Nel 2004 fondò l’Università d Scienza Gastronomiche di Pollenzo, nata con lo scopo di formare giovani gastronome e gastronomi. Nello stesso anno diede avvio a Terra Madre, rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Nel 2017, una nuova impresa: insieme a Mons. Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Verona, Petrini fondò le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che operano in sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco.

Carlo Petrini (a sinistra) con Papa Francesco (a destra)
Diverse le pubblicazioni editoriali di Petrini: da Le ragioni del gusto (Laterza, 2001) a Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia (Einaudi 2005, i tre aggettivi sono il “motto” di Slow Food), passando per Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo (Giunti – Slow Food Editore, 2009), solo per fare qualche esempio. Sempre nel 2004, Petrini ha ricevuto l’Ordine del Merito della Repubblica Italiana, è stato nominato “Eroe europeo” dalla rivista Time e, nel gennaio 2008, è stato l’unico italiano incluso nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo, stilata dal Guardian.
Tra i molti progetti e le iniziative messe in campo negli anni da Slow Food, ricordiamo inoltre gli Orti in Africa, l’Orto in Condotta, l’Arca del Gusto (banca dati su culture, tradizioni e prodotti che rischiano di scomparire), l’Alleanza dei cuochi (i quali si impegnano a usare prodotti territoriali Slow Food, indicandoli e valorizzandoli nel menu), i Mercati della Terra e i Presìdi Slow Food (circa 600, che coinvolgono contadini, artigiani, pastori, pescatori e viticoltori di 70 Paesi).
«Uno degli intellettuali più vivaci e visionari della nostra epoca. Capace di dialogare con un re, un papa, un contadino, una pastora, un pescatore o uno studente senza mai cambiare registro. Capace di comunicare in tutte le lingue del mondo senza saperle. Capace di seminare gioia, entusiasmo e speranza in ogni angolo del pianeta». Così lo ricorda un’ulteriore nota di Slow Food, pubblicata poco dopo l’annuncio della scomparsa.
Che si conclude così: «La cosa più importante che possiamo e dobbiamo fare tutti, per onorare la memoria di Carlo, è ritrovare subito la bussola e, come ci ha detto lui, restare uniti e tenere la barra dritta. Perché siamo custodi di un grande tesoro. E il futuro di questa nostra bella associazione è il minimo che dobbiamo a Carlo».










