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Cosa sappiamo della misteriosa morte della figlia di Aleksandr Dugin, il più noto ideologo di Putin

Darya Dugina, primogenita del più celebre Aleksandr, indicato da diverse fonti come il principale ispiratore della politica espansionistica del Cremlino, è morta in seguito all'esplosione dell'auto su cui stava viaggiando

Aleksandr Dugin durante il programma "Mezz'ora in più" (Rai2)

Ieri sera Darya Dugina, figlia del filosofo ultra–nazionalista Aleksandr Dugin, indicato da diversi fonti come il principale ideologo di Vladimir Putin, nonché ispiratore della politica espansionistica del Cremlino, è morta in seguito all’esplosione dell’auto – una Toyota Land Cruiser Prado – su cui stava viaggiando (che, secondo le prime indiscrezioni, ospitava un ordigno rudimentale).

L’esplosione è avvenuta vicino al villaggio di Bolshiye Vyazemy, secondo quanto riportato dalla testata russa Novaya Gazeta.

Secondo il sito d’informazione russo 112, in un primo momento la coppia – che stava rientrando da un festival di musica tradizionale svoltosi al museo Pushkin a Bolshiye Vyazyomy, nell’oblast di Mosca – avrebbe dovuto viaggiare a bordo della stessa macchina, ma all’ultimo secondo Dugin avrebbe deciso di spostarsi su un’altra vettura.

Sui social stanno già circolando numerose immagini e video dell’esplosione.

 

In uno dei filmati, inoltre, si vede lo stesso Alexander Dugin disperato, con le mani sul volto davanti ai resti dell’auto devastata dalle fiamme.

Nel frattempo, hanno iniziato a circolare diverse dietrologie (non confermate e politicamente orientate) sulle motivazioni alla base dell’attentato: ad esempio, il capo dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, vicino al Cremlino, sul suo canale Telegram ha suggerito che la donna sarebbe stata uccisa su mandato del governo ucraino: «I terroristi del regime ucraino, cercando di eliminare Aleksandr Dugin, hanno fatto saltare in aria sua figlia… In macchina. Beato ricordo di Darya, una vera ragazza russa», ha scritto.

Quello di Aleksandr Dugin è un profilo conosciuto anche nel nostro Paese: ad esempio, nel 2019, fece parecchio discutere la sua partecipazione al programma di Rai 2 Mezz’ora in più, in cui il filosofo ebbe la possibilità di sfruttare la vetrina della televisione pubblica per parlare apertamente di diverse teorie del complotto, dal Deep State a Soros e alla sua manipolazione del mondo, citando la Russia come «simbolo della resistenza contro le élite» e paragonando Putin a Mosè dato che, in maniera simile alla guida del popolo ebraico, il leader del Cremlino starebbe «portando il popolo russo fuori dal deserto».

Darya Dugina aveva trent’anni ed era un volto noto della televisione russa: accreditata come analista geopolitica, all’inizio di quest’anno era stata sanzionata dalle autorità statunitensi e britanniche, che l’avevano accusata di aver contribuito alla diffusione di “disinformazione” online in relazione all’invasione dell’Ucraina.

A maggio, in un’intervista concessa al think tank Geopolitika, aveva descritto la guerra in corso come uno «scontro di civiltà», esprimendo orgoglio per il fatto che sia lei che suo padre fossero stati sanzionati dall’Occidente.