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Chi scrive i tweet al posto vostro?

Tra creduloni e fazioni complottiste ecco cosa ci insegna il finto post di Roberto Burioni sulla tragedia di Genova, perché riconoscere una fake news dovrebbe essere più facile di quanto si creda.

Roberto Burioni e Piero Angela, foto Pool Roma / IPA

I social hanno un grosso, grossissimo, problema. Ok, ne hanno tanti, ma quello delle fake news ha raggiunto livelli che fino a qualche anno fa avremmo considerato fantascientifici. E così, mentre Mark Zuckerberg corre ad annunciare che la sua Facebook ha rimosso oltre 650 tra profili, pagine e gruppi, perché in qualche modo legati a una propaganda organizzata con cui tentare di pilotare le elezioni di medio-termine americane, anche in Italia non scherziamo.

L’ultima notizia ci arriva direttamente dal Prof. Roberto Burioni, l’immunologo che ha reso social la giusta battaglia a favore dei vaccini, e che proprio tramite i social riceve gli attacchi più violenti e… curiosi. Per esempio quello ricevuto poche ore fa. Un tweet apparentemente riconducibile a Burioni ma smentito dal medesimo in men che non si dica. Purtroppo, vuoi per la poca malizia di certi utenti, vuoi per il confirmation bias che porta a considerare giusto a priori tutto ciò che può infamare il medico, il tweet si è diffuso a macchia d’olio.

Ovviamente, provocando reazioni sdegnate e un’ondata di messaggi di critica, o peggio, pronti a denigrare Burioni. Partiamo proprio da qui: a che pro qualcuno avrebbe dovuto creare un falso tweet di Burioni? Prima di rispondere, occorre dare un’occhiata al tweet incriminato, anche per imparare una piccola lezione di analisi delle fake news nate dai social. Ecco, il tweet non è tecnicamente un tweet. Si tratta, infatti, di un’immagine poi prontamente diffusa e condivisa.

Capita molto spesso di incorrere in immagini che “fotografano” un messaggio social, perché sono il modo migliore per immortalarlo prima che questo sia, eventualmente, cancellato. Ce li avete presente quei messaggi imbecilli che recitano cose del tipo “kondividih priMa Ke Censurinoh!”, sì? Qui il mezzo stesso alimenta il complottismo. Tolto chi si accorge a colpo d’occhio che il messaggio è un falso (ci arrivo a breve), rimangono i meno smaliziati, appunto. Tra questi buona parte nemmeno si chiederà perché ha di fronte un’immagine e non un tweet originale, un link per farla breve. Il rimanente, crederà che ci sia l’immagine perché il messaggio originale è stato, appunto, cancellato dal suo presunto autore. Del resto basta guardare i commenti sotto al tweet che ha condiviso per primo questa immagine, per rendersi conto che la fantasia supera la realtà.
Dopo che Burioni commenta: “Non ho mai scritto questo tweet”, ecco arrivare, puntuali, chicche come:

Purtroppo no. Il bello è che è perfettamente verosimile. Ho dovuto verificare prima.

Secondo me un pensierino l’ha fatto, evidentemente con un anno in più alle spalle è un po’ maturato.

Se gira tanto è perché a pochi viene il dubbio di controllarne l’autenticità.

Non trovo il tweet sulla sua timeline. Siete sicuri che non sia un fake?

Possibile. Più probabile che l’abbia cancellato.

CensuraH!!!”, non avrà mancato di urlare qualcuno. Peccato che la censura, nel caso, si sia occupata anche di cambiare font al messaggio, sostituendo quello effettivamente utilizzato da Twitter nei messaggi. Si tratta, appunto, di due font diversi. Segno inequivocabile che qualcuno, anziché usare Twitter, ha puntato diritto su Photoshop. Anche perché è inutile dirvi che il tweet non è presente nell’account di Roberto Burioni, ma figurati se qualche complottista illuminato era andato a darci un’occhiata. E così, posto che si tratta di fake grosso quanto Modric all’Inter, non ci resta che risalire al suo vero autore. Basta rimbalzare all’indietro tra qualche account per giungere a quello di tale Simone Ascani.

Non ha immagine profilo. Ha solo due immagini, di cui una, per altro, è proprio quella del finto messaggio di Burioni. L’altra, però, è dello stesso tipo: l’immagine di un messaggio di Alessia Morani, deputata della Camera per il Partito Democratico. Anche di questo tweet non si trova traccia nell’account del presunto autore, cioè della Morani. Quindi l’account di Simone Ascani, al momento, è composto da tre tweet. Il 19 Agosto, il primo su Burioni. Il 20 Agosto, che ri-posta di nuovo il finto messaggio su Burioni. Sempre il 20 Agosto ecco arrivare anche il finto messaggio della Morani.

Non male, per un account che è stato creato, guarda caso, proprio il 19 Agosto. E che “segue” 14 profili, che sono: Twitter Movies, Google Play, Twitter Sports, Android, Twitter TV, Google, YouTube, Twitter, Twitter Live, Autismo & Vaccini, Twitter Music, SoundCloud, Netflix US, Spotify. A parte Autismo & Vaccini, messo lì forse per dare un tocco di tricolore a Simone Ascani, si tratta di account tutti in lingua Americana.

Probabilmente tre tweet (e due messaggi effettivi) non fanno una prova, ma questa insistenza a dare addosso al PD (Burioni è definito come “amico del PDNetwork”, mentre la Morani è definita come “disgraziata”) fa sembrare questo account o il frutto di un facinoroso di corrente avversa, o la pedina di un network ben studiato. Tipo quello smascherato grazie al lavoro di David Puente.

Non abbiamo dati certi per stabilire quale sia l’origine di questo account, ma se siete arrivati a leggere fino a qui, se non altro, ora avete qualche semplice strumento per capire quando un account Twitter è fasullo e non dovreste dargli credito.

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