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Chef Rubio: «Bourdain il mondo se lo divorava»

Anthony Bourdain è stato una rockstar, il modello per una generazione di giovani chef anticonformisti.

The Canadian Press/PA Images / IPA

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“Il nostro corpo non è un tempio, ma un parco di divertimenti… quindi godiamoci il viaggio”. È uno dei tanti pensieri di saggezza che ci restano di Anthony Bourdain, lo chef, scrittore, conduttore tv, esploratore del gusto e viaggiatore che è stato trovato morto, apparentemente per suicidio, la mattina di venerdì 8 giugno nella sua stanza di albergo a Strasburgo. Bourdain si trovava in Francia per girare un episodio di Parts Unknown, la bellissima serie tv di viaggi, cibo, politica, persone con cui girava il mondo da undici stagioni. La notizia della morte e le sue circostanze sono state confermate dalla stessa CNN, l’emittente del programma.

Bourdain ha cambiato per sempre il modo in cui raccontiamo la cultura del cibo, anche nel nostro Paese. Ne sa qualcosa Chef Rubio, che abbiamo raggiunto al CVTA’ Street Fest: «Prima di tutto dobbiamo rispettare l’uomo dietro al personaggio, la sua sofferenza», commenta lo chef e presentatore tv, che ha appena pubblicato Mi sono mangiato il mondo, un viaggio fotografico “tra storie, cibo e persone”. «Chi, come Bourdain, vive dando il massimo, a sua volta riceve il massimo. Ma, spesso, in persone così generose un granello di debolezza può diventare una montagna che schiaccia».

Se c’è uno chef che nel corso della sua carriera si è meritato l’appellativo di rockstar, questo è senza dubbio Bourdain. Ha svelato per primo il mondo segreto dell’alta ristorazione con Kitchen Confidential, il memoir del 2000 che lo ha reso celebre – il racconto senza censure di quello che avviene nelle cucine, tra droghe, alcol, sesso, risse e altri rituali fino a quel momento ignoti a coloro che si limitano a ordinare piatti su un menu. Lo stesso Bourdain, nei suoi libri, ha ammesso candidamente le proprie dipendenze, dall’alcol all’eroina.

Bourdain ha sempre utilizzato il rock per raccontare la sua vita, prima come sfondo alla frenesia del lavoro in cucina, poi come colonna sonora nei programmi tv.

In particolare, Bourdain è stato un grande fan di band punk rock come Ramones, Dead Boys, Voidoids – il suo album da portare “su un’isola deserta”, ha confessato una volta, è Fun House degli Stooges. Nel corso degli anni e dei suoi viaggi, Bourdain ha incrociato musicisti come Alice Cooper, David Johansen dei New York Dolls, Marky Ramone, Iggy Pop e Queens of the Stone Age – con questi ultimi era anche nata un’amicizia, tanto che il leader della band, Josh Homme, aveva firmato anche i 40 secondi della sigla di Parts Unkwnown insieme a Mark Lanegan.

La figura di Bourdain è stata un modello per una generazione di giovani chef, che hanno scoperto che si poteva raccontare tutto quello che orbita intorno al cibo restando lontani dagli stereotipi: «Per un ventenne, scoprire una figura del genere, così libera, così controversa, che il mondo se lo divora, è sicuramente una fortissima ispirazione», continua Chef Rubio. «Anche da un punto di vista estetico, con i suoi tatuaggi e il suo stile, Bourdain è stato un punto di rottura. Ci ha insegnato che non bisognava avere paura di adottare un altro punto di vista. Più che uno chef, è stato un uomo che ha saputo raccontare il mondo. Anche tanti miei colleghi chef più “classicisti” lo apprezzavano per questo», commenta ancora Rubio. «Voglio salutarlo augurandogli di essere felice, dall’altra parte».

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