Cosa vedere a Romaeuropa 2026 | Rolling Stone Italia
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Al via Romaeuropa 2026, cosa vedere in questa (ricca) edizione

In conferenza stampa sono stati presentati i dettagli della doppia inaugurazione della 41esima edizione, a Roma dall'8 settembre al 15 novembre. Ecco tutte le info

Caterina Barbieri romaeuropa

Foto cortesia Romaeuropa

Il Romaeuropa Festival ha presentato oggi, in conferenza stampa, il programma della sua 41esima edizione, che da domani 8 settembre al 15 novembre porterà a Roma circa 100 spettacoli, 240 repliche e mille artisti tra teatro, danza, musica, arti digitali e creazioni per l’infanzia.

L’idea dietroil programma è precisa, è contenuta già nel nome del festival, e conviene ripeterla: l’Europa che si fonde con Roma, capitale italiana, non è un orizzonte astratto, ma una pratica quotidiana di dialogo tra linguaggi e geografie diverse. La quale pratica sarà distribuita in una rete di venue che comincia all’Auditorium Conciliazione e si ramifica attraverso il Teatro Argentina, il Mattatoio, il MAXXI, il Teatro Costanzi e la Sala Santa Cecilia.

L’apertura, come da tradizione, si sdoppia. L’8 settembre, all’Auditorium Conciliazione, tocca alla danza: Sofia Nappi, coreografa fiorentina e direttrice della compagnia KOMOCO (da lei fondata a Firenze insieme ai danzatori Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli), presenta in prima nazionale Chora – Il vuoto all’origine – ma, in una sorta di double feature, potremo vedere anche DODI, uno dei suoi primi lavori. Tra le più interessanti coreografe della scena internazionale, per Nappi si tratta di un ritorno a Romaeuropa; l’artista era infatti già stata ospite nel 2021, quando aveva portato la sua coreografia Wabi Sabi. In DODI vedremo in scena la relazione tra due corpi, tensione di ricerca, desiderio, repulsione e interazione a tutto tondo. Attenzione che verrà ripetuta in CHORA (coprodotto da Romaeuropa e da Festival Oriente Occidente), ma rivolgendosi al vuoto e all’infinito, entità generativa capace di (s)muovere l’individuo. E se in DODI la relazione tra i danzatori era diretta e personale, ora è mediata dallo spazio tra di loro.

Apertura, capitolo due. Il giorno dopo, 9 settembre, la scena passerà alla musica con la prima italiana di Non puoi contare l’infinito, nuova composizione di Caterina Barbieri (già direttrice di Biennale Musica) per ONCEIM (Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l’Improvvisazione Musicale), l’ensemble francese di oltre trenta elementi guidato da Frédéric Blondy, specializzato nell’improvvisazione e nella co-creazione simultanea. Nascita e separazione, finto e non finito, unità e differenza: una matrice armonica programmata da Barbieri sul sequencer analogico ER-101 diventa una struttura aperta alle possibilità degli interpreti, in due atti. Ad aprire la serata sarà l’esecuzione di Constellation di Christian Marclay, artista newyorchese Leone d’Oro alla Biennale nel 2011, realizzato anch’esso con ONCEIM: un archivio di gesti sonori da manipolare e ricomporre, un laboratorio per musicisti in tempo reale e irripetibile.

 

 
 
 
 
 
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La settimana inaugurale non si esaurisce qui: il 14 settembre, sempre all’Auditorium Conciliazione, arriva Summerland, nuova creazione del coreografo e regista Benjamin Millepied (ex primo ballerino del New York City Ballet) nata dall’incontro con la cantautrice e produttrice francese November Ultra. Proprio intorno alla musica di quest’ultima è costruita la pièce, che prende corpo dalle sonorità bedroom pop, R&B e folk di November Ultra per creare il proprio immaginario. Lo spazio scenico è luminoso e minimale, ha qualcosa a che vedere con gli orizzonti infiniti di James Turrell. Attorno al centro radiale e radiante che diventa November Ultra, attimi di intimità si aprono come squarci nel velo, creando spazi di comunione. Il titolo è un ulteriore richiamo di luce, replica del nome della città californiana Summerland.

Dal 15 al 17 settembre il festival si sposterà poi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, grazie alla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per tre serate musicali. Il 15 toccherà a Fatoumata Diawara, tra le voci più affermate della scena africana contemporanea, che presenterà dal vivo l’ultimo album Massa; il 16 il Philip Glass Ensemble eseguirà in sincrono con le immagini del film Powaqqatsi la partitura che Philip Glass compose per il lungometraggio di Godfrey Reggio; il 17 Jeff Mills e l’arpista Kety Fusco firmeranno The Trip To Vega, un incontro tra musica elettronica e arpa.

Il resto del cartellone si dispiega fino al 15 novembre in 18 spazi della città, per chiudersi con una giornata interamente dedicata alla musica che culmina nel Classical Rave Party di Enrico Melozzi: si parte al mattino con i 100 Cellos, fondati dallo stesso Melozzi insieme a Giovanni Sollima, e si arriva in serata all’Orchestra Notturna Clandestina, con una lista di ospiti che comprende, tra gli altri, Niccolò Fabi, Alessandro Baricco, Alessandro Carbonare, Gloria Campaner, Miriam Prandi ed Elsa Lila.

Tra i vari appuntamenti da segnalare, dall’1 al 4 ottobre il Teatro Argentina ospiterà il ritorno di (LA)HORDE, il collettivo francese alla guida del Ballet National de Marseille, con la nuova creazione Après moi, le déluge. Sempre al Teatro Argentina tornerà Romeo Castellucci, con la prima nazionale di Faust. Fatto, non detto, coproduzione con il Teatro di Roma che riprende una collaborazione con la Societas partita nel 1999; mentre Hildur Guðnadóttir, premio Oscar per Joker, presenterà a Roma per la prima volta il suo Osmium. E l’8 novembre l’Auditorium Parco della Musica proporrà un cine-concerto dedicato a Blade Runner, con la colonna sonora di Vangelis eseguita dal vivo da The Avex Ensemble in sincrono con il film.

Info e programma completo sul sito.