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Addio a Pogo il Dritto, il tassista-amico di Pinketts diventato personaggio letterario

È scomparso pochi giorni fa Fabio Pogliaghi, il migliore amico dello scrittore e anche dell’alter ego dei suoi romanzi. Aveva 59 anni. «Era il protagonista un po’ allucinato di tutti i libri di Andrea»

Andrea G. Pinketts e Pogo il Dritto

Sembra che questo 2020 voglia toglierci, non solo gli affetti più cari ma persino la voglia di sognare. Così in un anno che si è già risucchiato Gigi Proietti, Sean Connery, Stefano D’Orazio e ieri Maradona (e ne dimentichiamo tanti altri, oltre alle migliaia di vittime del Covid), ora si accanisce addirittura sui personaggi di fantasia come Pogo il Dritto.

Che poi tanto di fantasia non era, ma che lo era diventato grazie alla penna di Andrea G. Pinketts, lo scrittore di noir scomparso nel 2018 che nei suoi funambolici romanzi era in grado di elevare amici, parenti, semplici compagni di bevute, nani e ballerine a veri e propri personaggi letterari. È il caso di Fabio Pogliaghi, in arte Pogo il Dritto, nella vita reale (e nella fiction) tassista milanese di 59 anni, che è scomparso in questi giorni. Era il migliore amico dello scrittore e affiancava in ogni peripezia anche il suo alter ego Lazzaro Sant’Andrea come fedelissima ed enciclopedica spalla “grazie a dosi eccessive di Trivial Pursuit e sigarette”. Ed è proprio grazie a figure strambe come Pogo, che è possibile districarsi fra le trame labirintiche dell’autore con “il senso della frase”.

Fabio Pogliaghi, in arte Pogo il Dritto

In uno dei romanzi è così descritto: “Pogo il dritto, da ‘Togo il dritto’, un biscotto che furoreggiava negli anni settanta. Fabio Pogliaghi che si costruiva da solo gli stereo. Pogliaghi che si comprava i Levi’s quando al liceo erano uno status symbol, poi andava al mare, in gennaio, si immergeva nell’acqua battendo i denti su un’immancabile sigaretta, usciva dal mare e si rotolava sulla sabbia coi jeans nuovi per collaudarli. Poi, saggiandosi le umide incrostazioni, diceva a sé stesso e a noi con aria di approvazione: ‘Si, sono proprio resistenti’. Pogliaghi e il tabacco. Pogliaghi si fumava, a quattordici anni, due pacchetti di Stop senza filtro al giorno. Al mattino si svegliava con una tosse sismica. Arrivava a scuola, si picchiava i pettorali della sua magrezza come fosse stato Tarzan, poi diceva: ‘Ho tossito tutta la notte. Ma resisto ancora’. Si comportava con i suoi polmoni, con la sua salute, allo stesso modo con cui si comportava coi jeans. Li collaudava spremendosi al massimo”.

Di seguito, anche il ricordo di Mirella Marabese, madre di Andrea G. Pinketts

A Pogo
Anche tu Pogo, anche tu amico fraterno di Andrea, ci hai lasciati e il vuoto è ancora più opprimente come una porta chiusa. Due anni sono passati da quando Andrea ha preso commiato, è ieri oggi domani, però noi, i tuoi amici, non accettiamo questo tuo addio, con gli occhi dell’amore, del rispetto che tu incutevi per la tua cultura senza freni, per la tua curiosità dell’anima umana con le sue trasgressioni di cui tu e Andrea eravate ludici protagonisti con i vostri voli lucidi e consapevoli delle vostre fragilità.
Tu Pogo il Dritto sei stato il protagonista un po’ allucinato ma sempre presente di tutti i libri di Andrea, il filo conduttore dell’amicizia che si rinnova.
Tu Pogo il dritto non starai mai in silenzio, non ti si addice.
Noi, amici, udiamo la vostra risata scrosciante le vostre voci irridenti, l’eco delle vostre verità, per questo noi sorridiamo.

Mirella Marabese Pinketts