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A Torino la prima mostra italiana sui Preraffaelliti

L' esposizione, unica nel suo genere, è una gentile concessione della Tate Modern, a cura di Alison Smith

John Everett Millais (1829-1896) Ofelia 1851-52 Olio su tela © Tate, London 2014

John Everett Millais (1829-1896) Ofelia 1851-52 Olio su tela © Tate, London 2014

(si ringrazia Elisa Lissoni per la gentile collaborazione)

Torino è una città magica. Una città magica non può che incantare e voi avete ancora qualche giorno per farvi ammaliare. Infatti fino al 13 di luglio potrete visitare la mostra Preraffaelliti, l’utopia della bellezza, esposta a Palazzo Chiablese. L’ esposizione, unica nel suo genere e per la prima volta in Italia, è una gentile concessione della Tate Modern, a cura di Alison Smith. Vi consiglio pertanto di approfittarne, in fondo è un luglio piovoso, “…sarà che è gente fredda, sarà che a Torino non c’è il mare …” (cit), perché  non sfruttarlo per scoprire il meglio dell’arte dell’età vittoriana? Sono esposti dipinti famosissimi quali Ophelia di John Everett Millais,  L’amata (La sposa) di Dante Gabriele Rossetti, Prendi tuo figlio, Signore di Ford Madox Brown e Sidonia von Bork ,1560 di Edward Coley Burne-Jones.

La voce italiana della mostra è Luca Beatrice, che ci racconta, in un saggio a catalogo e un video fruibile durante la visita, l’influenza che la Confraternita dei Preraffaelliti ha avuto sulla cultura occidentale, tra il gotico e il dark. Questi pittori erano giovani, non convenzionali, totalmente refrattari a ogni imposizione sociale e si accompagnavano a bellissime modelle more uxorio, con grande scandalo per la morale puritana e bigotta del tempo. Vivevano per l’Arte ed erano Autentici precursori dello stile New Gothic, anche senza fare un uso smaccato dell’eyeliner.

Chi ha raccolto l’eredità delle tematiche preraffaellite sono, ad esempio, i registi Tim Burton e Francis Ford Coppola con le loro poetiche visionarie, la moda dark interpreta da Alexandre McQueen, Karl Lagerfeld, John Galliano e Jean Paul Gaultier o, ancora, i gruppi della new-wave inglese come i Joy Division, i Bauhaus e, soprattutto, mai idolatrati abbastanza, i Cure. Luca Beatrice ne dà una lettura molto interessante e consona nel suo saggio Gothland. L’enigma preraffaellita tra musica, moda, cinema e arte, addentrandosi tra Amore e Morte, la giovinezza effimera e la caducità della Bellezza, dimostrando quanto possa essere terribilmente attuale questa compagine di artisti visionari.

Quindi in questa mostra troverete di tutto: atmosfere languide e indolenti, intrighi amorosi in ogni dove (non so cosa HBO aspetti a farne una serie tv, le biografie di questi pittori farebbero impallidire Beautiful), suicidi di modelle, laudano e opere d’arte da mozzare il fiato. Potreste scoprire il perché Dante Rossetti teneva un vombato in giardino (true story!) e perché chi incarna meglio lo spirito decadente dei pittori della Confraternita è indiscutibilmente il leader dei Cure, il diversamente tricologico Robert Smith.

Consigliato dunque un trucco adeguato e la lettura preventiva de “Il seme del male “ di Joanne Harris, romanzo in cui misteri, atmosfera gotica e bellezze eteree dai capelli rossi abbondano. Avete ancora solo pochi giorni per visitare questa mostra, che è fuggevole come la Bellezza. Come canta Robert Smith: “…l’ultimo giorno d’estate non è mai stato così freddo…” quindi andate a scaldarvi tra questi capolavori, chè l’Autunno sta arrivando anche troppo in fretta.

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