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“41 Colpi”, omaggio illustrato alla poetica del Boss

Una graphic novel ci racconta Springsteen e le tensioni razziali. Una storia ruota intorno alla decisione di Bruce di suonare "American Skin" durante il concerto al Madison Square Garden nel 2000

Non li odiate i vostri padri? Hanno avuto tutto: uno stipendio decente, il posto fisso e la miglior musica che si possa immaginare. Hanno potuto godersi i Beatles vivi e con capelli improbabili, gli Stones ancora imberbi e uno Springsteen agli esordi. Maledizione, quanto li si invidia.

Ma dato che fortune anagrafiche derivano grandi responsabilità (forse Peter Parker se la ricorda un po’ diversa, mi sa), mio padre, grande appassionato del Boss, è il mio “benchmark” per tutto ciò che vale la pena leggere sul cantante americano: la graphic novel 41 Colpi, sceneggiata da Marco Peroni e illustrata da Riccardo Cecchetti (edita da Becco Giallo) è stata letta e giudicata degna di essere nella libreria di ogni accanito fan.

La storia ruota intorno al concerto di Bruce al Madison Square Garden nel 2000 e alla decisione di suonare American Skin, la canzone scritta per Amadou Diallo, il ragazzo nero ucciso con 41 colpi dalla polizia mentre estraeva un portafogli. Eseguirla o no, nonostante le proteste dei poliziotti di New York, i boicottaggi e il generale clima di tensione?

 

La copertina di "41 Colpi"

La copertina di “41 Colpi”

Gianluca Morozzi, scrittore emiliano e grande fan di Springsteen, attualmente in libreria con Radiomorte (Edizioni Guanda), è parimenti entusiasta di questo libro: “Il narratore è un poliziotto uscito dalle liriche di Highway Patrolman (una canzone stupendamente ambigua, in cui i buoni non sono così buoni come sembrano). La storia intreccia le varie Mary e Maria, i vari Frankie spediti in Vietnam e poi ripudiati, i personaggi di The River e quelli di Born in the Usa. Il tutto per tornare in quel momento cruciale, in cui i membri della E Street Band si alternano davanti a un microfono, sul palco del Madison – racconta Morozzi – e intonano a turno, in faccia ai poliziotti che non vogliono capire: 41 shots. In fondo – conclude Morozzi – Bruce Springsteen ci ha fatto scoprire Asbury Park molto prima che Tony Soprano ci parlasse in sogno con i pesci. I suoi cowboy di Sinaloa mandavano i fratelli Rosales a cucinare metamfetamine in allevamenti di polli desertici ben prima di Walter White, Jesse e Gustavo Fring. A perdere qualche minuto nella lettura dei testi salta all’occhio l’evidenza: Springsteen sta scrivendo da decenni il grande romanzo americano e mondiale”.

In questa glaciale estate, senza colpi di sole di alcun genere, gustatevi 41 Colpi con le sue splendide tavole, di cui vi offriamo una gallery per farvi venire l’acquolina, mettendo in sottofondo i vostri brani preferiti del Boss. In fondo non avremo mai una pensione degna di questo nome, ma in cambio ci hanno regalato Spotify, generazione di fortunelli che siamo.

Ecco alcune delle tavole del libro:

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