Street parade clandestine in pieno centro, rave parties improvvisati che si trasformano in sommossa, ironia acida, incitamenti alla rivolta. Sono queste alcune delle immagini per raccontare Malamovida, libro firmato da un’entità anonima romano-centrica che risponde al misterioso nome di Lara Gaber.
Sulla copertina del saggio, definito «pamphlet politico, manifesto generazionale, invettiva polemica e manuale pratico di malamovida», leggiamo frasi come “Morte al clubbing”, “Google spia”, “È la Bagarre pezzi di merda”, scritte apparsi sui muri della Capitale. Una cospirazione in piena luce portata avanti da giovani e giovanissimi che hanno deciso di riappropriarsi della città in maniera sfrontata e diretta, prendendo di mira tanto i bar dei quartieri gentrificati quanto le ronde della polizia, tanto la reiterazione della retorica attivista quanto le ipocrisie della militanza passiva.
L’obiettivo è uno: incitare alla rivolta a colpi di decibel criminali all’insegna dell’incendiaria formula festa + insurrezione.
Malamovida vuole essere una testimonianza di questo presente (e potenziale futuro), una richiesta di verità perché «l’unica verità che ci resta è quella del desiderio, di un desiderio capace di andare oltre la rassegnazione, contro l’immobilità di ogni cosa che ci circonda». «Noi diciamo: la democrazia è finita, la pace è finita, il mondo che ci è stato dato è finito».
Vi proponiamo, come estratto, il capitolo: “Ricetta per la bagarre”.
*****
Regola numero 1: odia i club.
Regola numero 2: entusiasmo immotivato. Ingredienti: una cassa, conoscenza urbanistica, canale di comunicazione.
Pratiche: apparire e poi svanire, poca educazione, arroganza giovanile.
Fare casino. Ammassare le persone, concedere loro l’elisir del divertimento, della festa insurrezionale. Far sperimentare, per qualche ora o un’intera nottata, il desiderio sovversivo di determinare il proprio mondo, di ricucire il rapporto fra la volontà e le possibilità che vi sono inscritte. Una festa dove «insorgere» significa manifestarsi improvvisamente in un mostro acefalo. Un mostro danzante, che balla sotto i ponti, che appare nel cuore delle strade per riprendersi i locali riservati ai turisti, per imbrattare le mura perfettamente pulite di un edificio troppo ordinato, per vivere collettivamente l’espressione di un’effervescenza imprevedibile.
Ritrovarsi in un immaginario che sia ribelle, che non chieda permessi, che sia capace di rappresentare la verità: quel che c’è da prendere è già qui.
Costituirsi in base ai propri bisogni, tramutare i bisogni in pratiche esistenziali, verificare nell’immediato l’eterogeneità dei rapporti, delle relazioni.
Questa è La Bagarre: un’aritmia asimmetrica di respiri che, per una notte, assumono insieme la gioia di essere liberi, di ballare fra le macerie della fine, di godere della possibilità di un’altra vita.
Per ridere, per rabbia, per entusiasmo immotivato.
Ci muoviamo nella metropoli ipersorvegliata alla ricerca delle sue crepe. Spazi inabitati, quartieri abitati da spettri viventi, viette colonizzate da turisti mangiamerda. La festa segue il ritmo dei nostri passi sconclusionati, imprevedibili, scomposti, ma tenuti insieme dallo stesso desiderio di senso, dallo stesso ritmo. Divenire ostili a chi farnetica ordine e disciplina.
È LA BAGARRE diventa il grido, nella sussunzione cieca di una promessa: non riconciliarsi con la finta vita dei club a venti euro e dei dj idolatrati, dei baretti chic e del loro ricco porcile, della piazza invasa da poliziotti e gioventù per bene.
Riprendersi, seppur per poco, ogni singolo spazio. Litigando, in modo maleducato se necessario, dalla parte del torto sempre e senza ombra di dubbio.
La pace è un silenzio assassino del quale non vogliamo essere complici. Non è più il momento. Veniamo sotto le vostre porte, in mezzo alle vostre strade, sotto le vostre galere, a dichiarare guerra al paradigma asfissiante dell’ordine pubblico, della normalità.
Non ci rinchiuderemo in eterno fra quattro mura a esaurire e dimenticarci il senso delle nostre vite. Perché ci piace sentirci inappropriati lì dove non vogliono che esistiamo, restare fedeli alla nostra guerra, con gli amici e le amiche che si stringono e contro un nemico che si nasconde. Ma noi lo andremo a cercare,
di notte,
di giorno,
nelle crepe di un deserto al quale noi non crediamo più.
Da Malamovida di Lara Gaber, Nero Editions
