La camicie sudate, le meraviglie del mondo antico, i vizi capitali, i concorrenti rimasti in gara nella masterclass, le virtù, le puntate che abbiamo recensito a questa altezza della competizione, gli scappellotti che daremmo a gran parte degli aspiranti MasterChef. Per la costante inconsistenza, per le epifanie tardive, per gli evitabilissimi rotti della cuffia.
L’esterna arriva fino a Bergen per la sfida davanti a tre critici gastronomici italiani e altrettanti internazionali, ma il polso dei concorrenti non sembra esserne toccato. Una trafila di ospiti continua a scorrere e assomigliare sempre più a una photo opportunity per gli astanti: dove sono finiti i tempi in cui le eco delle puntate precedenti tornavano a manifestarsi? Ah, questa cosa te l’aveva detta proprio cheffe Pavan, guarda qui come l’hai applicata bene…
Aufwiedersehen. Le puntate di questa settimana terminano con una mezza lezione esistenziale, una concorrente che entra per un millisecondo, finalmente, nelle nostre simpatie, e un’eliminazione che lascia in bocca quell’amaretto pieno di dubbio e illazione: sarà stata pilotata?
I giochi son sempre più fatti, ma non è ancora chiaro dove andremo a finire. Una cosa è da dire: non tifare per nessuno, quest’anno, sta iniziando a sfiancarmi.
*Attenzione: contiene spoiler sulle puntate 17 e 18 del programma.
Foto cortesia Sky
Jeremy Chan voto: 10
L’ospite preferito di tutte è tornato in cattedra. Che bel vedere e che bel sentire: perché l’affabilità di Jeremy Chan d’Inghilterra (e da tutto il mondo) si trova raramente, Mentre ve lo raccontavamo qui, lui si aggirava tra le postazioni dei concorrenti a rassicurare: it’s not the end of the world. Tra tutti, sembra l’unico ad avere contezza che si tratta solo di una gara. Questo lo aggiungiamo noi: una gara che sì, cambierà la vita del vincitore, ma forse non nel modo in cui lei o lui si aspettava. Ma rimanderemo il discorso alla prossima puntata, quando ritroveremo Anna, vincitrice dell’anno scorso.
Foto cortesia Sky
Le cuoche di Roots voto: 9,5
L’asso nella manica della puntata sono loro: le cuoche di Roots, avamposto modenese di inclusione sociale a mezzo fornelli, migranti e palati provetti, che nel loro locale effettivamente fanno passare una bellissima serata tra tutte le tradizioni del mondo e lasciano la voglia di tornare. MasterChef dovrebbero diventarlo loro, dato che l’ispirazione dietro i bei piatti all’inizio di questo capitolo è tutta loro. Cosa sarà mai che le distingue? La sincerità, forse? Ah, che semplice bellezza…
Foto cortesia Sky
Dounia Zirari voto: 9
A me Dounia piace sempre di più, e non m’interessa se è un’opinione controversa. Non sempre per guizzi culinari, comunque esistenti. Ma per la persona che intravedo dietro lo schermo. Una tipa schietta, con tanto cuore e anche una discreta visione. Che si sta distinguendo per umiltà e testaduraggine all’interno di questa masterclass. Ma soprattutto, che vede lucidamente i propri errori e sa rialzarsi con una bella vittoria in estera subito dopo. Diventiamo amiche?
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I giudici voto: 8,5
Sempre un bel trio, sempre in gran forma. Locatelli tira in ballo la famiglia e gli insegnanti della moglie, Cannavacciuolo rimane stranamente in diparte, Barbieri di più. Ma poi quando c’è da calare la scure, arriva senza colpo mancare. Andiamocene con questa lezione: meglio non giocare in difesa, né qua, né nella vita. Parola di Antonino nazionale.
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Matteo Rinaldi voto: 8
Altra bella sorpresa, e meno male, di questa gara. Percorso assolutamente in crescita per Matteo Rinaldi, che tanto sbaglia quanto recupera, che tanto studia quanto, a tratti, sventola una mano mica male. Sarà la sexy thing delle notti danzanti con il magico trio, ma io scommetterei che, sì, la via di Rinaldi potrebbe davvero cambiare una volta uscito dagli studi di registrazione. A prescindere dalla sua posizione nella classifica finale.
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Jessica Rosval voto: 7,5
Jessica Rosval, di persona come sullo schermo, è una piccola nuvoletta felice. Eterea e garbatissima, perfetta per dirigere con Carolina Caporossi il progetto di Roots, stella Michelin di grande soddisfazione da canadese in Italia qual è, Al Gatto Verde dalle parti di Modena. Nella famiglia Francescana è una gradita eccezione, più spontanea di tanti. Unica pecca: è proprio questa delicatezza che non riesce a permeare del tutto nelle mura di MasterChef Italia. Bisognerà andarla a trovare.
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Carlotta Bertin voto: 7
Finalmente una novità: ho dato sette a Carlotta, e ne sono stata molto felice. Bella vittoria all’Invention grazie all’aiuto di Roots, e questo già dovrebbe far capire un po’ di cose sullo spirito e la tranquillità del cucinare. Ma appena perso questo zen, ecco che tutta La Sapienza accumulata si trasforma in ricordo lontano e il passo falso nella prova con Jeremy Chan arriva. Forse, per gli otto minuti passati testa-a-testa, che farebbero girare come una bambola qualsiasi donna (specie se italiana). Anche l’esterna è traballante, ma al Pressure si comporta dignitosamente. È la prima volta che ho commentato solo la sua cucina e non le sue dichiarazioni. Mi augurerei continuasse così.
Foto cortesia Sky
Alessandro Segantini voto: 6,5
Non mi sento di squalificarlo troppo, ma anche qui siamo su montagne parecchio russe. Alessa’, eddài, ormai è il momento di diventare una certezza, Ora, o mai. Lascia da parte quelle manine da dentista, e trasformati in un bambino- ehm, cuoco vero. Ti faresti mai mettere le mani in bocca da qualcuno che opera influenzato dalla fortuna? Ecco. Hai già la tua risposta.
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Matteo Lee, Jonny Pescaglini, Niccolò Mazzanti voto: 6
Tutti uniti in un sol grido, Dottor Lee, dove sei? Non si sa. Sperduto sul dancefloor, nelle nebbie della socialità, in mezzo a scuole di cucina che gli sono lontane, che non gli competono. Nulla o tutto insieme, chi lo sa. Pure io quasi ci credevo questa volta, che fosse tornato il guizzo. Anvedi quel piatto fatto per Jeremy… E invece, si salva senza spiegazioni sufficienti dall’eliminazione. L’equilibrismo finisce sul 6 politico. Condiviso dal compare di danze Niccolò e dal fuoriclasse Jonny. Quest’ultimo lo perdiamo non tanto per un errore madornale, ma per una fisiologia del destino. Niccolò è preda di una puntata scarichissima dopo alcune punte d’eccellenza. Vabbè dài. Non rimandati a settembre, ma quasi.
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Matteo Canzi voto: 5,5
Non è che Teo abbia fatto male, è che quasi non ha fatto. Che si è giocato un salvataggio intelligente e non ha smosso molto altro, imprigionato in un loop di sua stessa fabbricazione. C’è speranza? Credo poca.
Dorella Del Giudice voto: 5
Lei sbaglia, ma pure lei era giunta a maturazione, all’interno di questa masterclass. Esce con le parole finora più belle, quelle che riconoscono un percorso senza facilonerie e si accontentano di quanto si è raccolto. Oh, e poi, è rimasta dentro un turno in più rispetto a Iolanda! Lo scettro del potere è atterrato a Taranto. E ci rimarrà, a meno che non decida di andare in vacanza in Calabria. Calabrisella nostra.
Foto cortesia Sky
