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MasterChef 15, le pagelle della sesta masterclass: buoni da buttar via

Ospitate troppo brevi per essere apprezzate, concorrenti che escono per enormi scivoloni, e la prova di pasticceria che mette tutti (o quasi) al tappeto. Niente di nuovo sotto il sole
MasterChef Italia 15

Foto cortesia Sky

Ci sono così tanti ospiti, in questa stagione di MasterChef, che a vedersi di filata le puntate si rischia di perder di vista il passaggio della coppia più temuta nel programma e oltre, The Massaris, ovvero il Maestro Iginio con la figlia Debora. Ohibò. Attenzione a buttarli via così: va ben che non son pochi, se ci mettiamo a prendere tutta l’Italia e poi tutto il mondo, ma a ogni modo…

A ogni modo la boa di questa gara è stata ufficialmente superata. Top 10, e se per un momento sembra di essere testimoni di un guizzo, tanto che nemmeno i giudici credono davvero ai loro occhi, qualcosa si rompe subito. La prova in esterna è una delle più imbarazzanti della storia del programma, tenuta insieme da un diafanissimo lembo di pane carasau ammollato in acqua. E mica per colpa degli ospiti!

“Buoni da buttar via” è il senso di tutto, perché da un errore ne consegue un altro, e se è vero che, nel modo in cui Iginio Massari usa quest’espressione, si intende qualcosa pronto per essere cestinato, qui vogliamo anche usare l’immagine in maniera più letterale, pensando a quanto di buono è stato sprecato in queste ultime puntate, e a che peccato che sia uscita proprio una certa persona…

Tra profezie e guanti di sfida, a tenere la barra a dritta pensano sempre i giudici. Loro sì che sanno quando i giochi cominciano a farsi più seri. Loro sì che sanno essere piuma o ferro. Ora non c’è più tempo per perdere tempo. Bisogna mndare i motori su di giri (sperem).

*Attenzione: contiene spoiler sulle puntate 15 e 16 del programma.

La Sardegna tutta voto: 10

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Chi trova un sardo trova un tesoro. Ok, così è esagerato, però è vero che la forse Atlantide ha un nugolo di fascino e diversità che si fa fatica a sbrogliare. Una tradizione quasi parallela, in dialogo con ogni filo del Mediterraneo ma che alla sua matassa aggiunge sempre un bandolo, ogni volta. Sarà la nuova scena della ristorazione, fedele senza snaturarsi. Sarà la nonchalance di Luigi Pomata, carlofortino DOC, che nel suo omonimo ristorante di Cagliari predica una cucina divertente e divertita, giocoliera con razionalità. Sarà per la dimostrazione di su filindeu, per il Fiore Sardo, per il pecorino o per il tonno, chissà. L’incanto è scattato. Ma solo per i telespettatori.

I giudici voto: 9,5

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Quando il gioco si fa duro, i giudici cominciano a sacagnare di botte. Non si fanno problemi a chiamare un concorrente “un bluff”, né ci vanno leggeri quando l’ennesima lezione impartita longtemps viene, ancora una volta, ignorata. Matematici, ci sarà un contratto editoriale, ma alla Top 10 la voglia di scherzare passa tutta. Arriva quella di emozionarsi e di commuoversi. E quando succede, ua’, che feste.

The Massaris voto: 9

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La Saint Honoré che portano per tendere il tradizionale, dolce tranello annuale ai concorrenti parla proprio di loro: tecnicismi e imperativi, ma pure piuttosto dolci (ora che sono in due). Comparsa più fiacca, ma credo non per colpa loro, di padre e figlia Massari, quest’anno. Non mi addentro nelle insegne di famiglia né nella politica, perché queste sono solo le pagelle di MasterChef di Rolling Stone Italia. Constato. Così come rilevo che, in quindici edizioni, la pasticceria è rimasta ancora una competenza di serie B nella testa dei concorrenti. Vabbè. Ma che si ricorda uno di un pasto? Se è fortunato tutto, se va male solo il dolce. Sarebbe meglio impegnarsi. Matteo Rinaldi vuole aprire una “nordic bakery”? Gliel’appoggiamo.

Niccolò Mazzanti, Matteo Rinaldi, Matteo Lee voto: 8,5

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I tre moschettieri riuniti sotto l’egida di un solo voto, ma pure spiritualmente. Nella mia labile memoria non si rintraccia occasione in cui amicizia così apparentemente sincera, leale e spassionata si fosse mai stretta nella masterclass (essendo appunto labile, però, lascia il tempo che trova). Oltre che dal punto di vista umano, sono meritevoli per diversi motivi: Niccolò per essere riuscito a non farsi corcare da Irene, Matteo Lee per aver salvato la squadra blu con un tonno magistralis, il compare Rinaldi per essere una delle padelle più affidabili della gara. E chi l’avrebbe mai detto, quando l’abbiamo visto entrare sgangherato com’era. Tutti e tre nerdini e sfigatelli, si sono già ora ripresi tutta la loro rivincita. Ma su nessuno, poi! Loro stavano bene così! Ed è questa la cosa strabiliante, e che fa onore.

Dounia Zirari, Alessandro Segantini voto: 8

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Altri due uniti nella sorte, ma pure nella morale. Dounia e Alessandro sono stati tra i più consistenti di questa masterclass, e pure tra quelli che ci hanno regalato exploit e soddisfazioni. Partiti su un primissimo sottotono, le scommesse sono aperte, ma potremmo vederli in finale anche entrambi. Punti bonus a Dounia per non raccogliere le inutili provocazioni di Dorella e dirle, grossomodo, di tacere la bocca (e in effetti perde la voce), e ad Alessandro per la spina dorsale (o forse dovrei dire, il nervo dentale) con cui rivendica le proprie scelte e i propri errori. Dounia non ha mai nemmeno mangiato la sua torta nuziale e sforna una Saint Honoré così? Be’, una volta, dalle mie parti l’avrebbero chiamato il genio.

Cesare Battisti, Jonny Pescaglini voto: 7,5

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Jonny non ha mai detto di voler diventare il Cesare Battisti della Toscana, della sua generazione, ma evidentemente qualcosa si è smosso in lui quando il cuoco e star dei social ha varcato la soglia della masterclass. Affascinando al gusto punto di croccantezza con la storia del riso al salto, di Savini e della Scala. Facendoci sognare tempi e luoghi che tutti avremmo voluto vivere (io, almeno, non ce l’ho fatta). Ne avremmo voluto di più, una seconda porzione. Abbasso le ospitate brevi! Comunque, Jonny ha tenuto le spalle dritte senza sguaiarlo ai quattro venti, e vedi te che nessuno c’avrebbe scommesso, sulla sua presenza a questo punto della gara. Come andrà non lo sappiamo. Ma ho il sospetto che sia già una vittoria così.

Matteo Canzi, Irene Rescifina voto: 7

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Nessuno ha detto che per uscire si debba prendere quattro, e infatti Irene se ne va per un tiro barbino del destino. Succede anche questo, purtroppo il gioco è one shot one kill. Una bella esterna e l’addio lanciato sulle note di un “aver dato tutto”. E, forse, di una riconciliazione segreta con il cruccio della Giurisprudenza. Dice che la finirà prima di pensare alla cucina, e se è davvero quello che vuole, siamo felici per lei. Passi avanti. Li ha fatti anche Teo, evitando la mossone della Golden Pin per un piatto decisamente passabile, dimostrando e dimostrandosi che è pronto davvero a tutto, pure a fallire una prova ed essere rimandato a casa. La perfezione è una pessima chimera da inseguire. Di solito, si risolve in terapia.

Dorella Del Giudice voto: 5

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Che antipatia che m’è salita! Scappata una Iolanda se ne doveva fare un’altra, ed evidentemente Dorella non ha nemmeno avuto bisogno della candidatura per aggiudicarsi il posto. Aggiungici un round culinario sottotono, e la heated rivalry è perfetta. Chi sarà la peggiore? Lo scontro per la resa dei conti avviene, e, nelle parole di Teo, non avrebbe potuto avere finale più scripted di così. Le due arcinemiche messe davanti alle rispettive mancanze. Se l’avessimo visto al cinema, non ci avremmo creduto.

Iolanda Marinho voto: 4,5

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Era proprio giunto il momento di dire arrivederci, e non sorprende che sia avvenuto proprio sulla prova di pasticceria. Quella per nulla incasinata, per nulla improvvisata e insomma, agli antipodi di un carattere canterino e spontaneo come quello di Iolanda. Il tempismo è corretto, in questa masterclass non c’era molto altro che potesse dare. Nemmeno per lo show. Va bene, va bene così. Tanta fortuna.

Carlotta Bertin voto: 4

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Carlotta urla, strepita, soffia e si arrabbia, e finisce di diritto alla fine della nostra classifica. Per una serie di ragioni che non sono controbilanciate dalla vittoria come capitano in esterna, avvenuta, onestamente, in modo piuttosto casuale. Tipo: ma perché bisogna andare a MasterChef per dimostrare ai propri genitori che valiamo qualcosa? Ma perché un giudice deve chiederti se hai bluffato tutto il tempo o se hai davvero contezza di ciò che accade sotto al sole? Perché, al netto di ogni ramanzina, l’unica reazione possibile è dirsi: ah, allora non capiscono la mia cucina? Quanti strati, quanti.

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