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MasterChef 15, le pagelle della seconda masterclass: al concorrente non far sapere…

La prima prova in esterna mette tutti allo stesso livello e spariglia le carte. Tranne quella di una certa cheffe, che vorremmo sempre di più in tutte le puntate
MasterChef Italia 15

Foto: Sky

… quanto è buono il formaggio con – e inserire ingrediente a piacere. Non farglielo sapere, altrimenti vincerebbe le prove di questa accoppiata di puntate da inizio anno con troppa facilità. Che, infatti, sono interamente dedicate ai formaggi, in tutte le consistenze, stagionature e provenienze, ma soprattutto in tutte le salse. Che infatti si stracceranno, e decreteranno gli equilibri della gara. Per alcuni, incredibilmente in positivo. Evidentemente, per gli altri il pendolo si sposterà nella direzione opposta.

È la gara, ed è anche il polso di realtà per accorgersi del livello effettivo dei cucinieri della competizione. Che ci era sembrato non male, alle prime battute, e già ora vacilla. Meno male! Altrimenti andare fino in Emilia tra ventimila forme di Parmigiano Reggiano non servirebbe a niente! E non servirebbero a niente i passatelli, la cotoletta petroniana che qui resta un mistero, i test di collocazione geografica di altri latticini, la strategia fallita di Jonny e quella da cecchino di Iolanda. Anche se i conti li fa comunque male e l’imbuto della gara funge da grande livella, riportando tutti esattamente dove devono stare.

Per dire, insomma, che esce chi avrebbe dovuto uscire, chi si sarebbe impiastricciato più avanti nelle puntate. E, ancora una volta, per sfuggire allo “Squid Game” alla lontana che gli autori hanno mezzo in funzione da un paio di stagioni a questa parte basta, be’, saper cucinare almeno un pochetto e avere un’approssimata conoscenza della realtà. Un concorrente, in particolare, lo dimostra. Almeno quello!

Attenzione: contiene spoiler sulle puntate 7 e 8 della stagione.

Foto: Sky

Matteo Lee voto: 10

Eccolo qua, infatti. Se si possono prendere le parti di qualcuno già a questa altezza della gara, io so a chi donare il mio gettone. Perché la sua storia mi piace, perché è l’unico (o uno dei pochissimi, vedete voi) che sembra avere una reale contezza sull’impiattamento come nozione generale, e perché, mettendosi in quadra un paio di cose, il Dottor Lee potrebbe davvero regalare qualche soddisfazione. Talento più nascosto di quello che non esce di casa da anni, non saprei dove trovarlo. E se c’è qualcuno ha cui il programma ha già, letteralmente, cambiato la vita, ce l’abbiamo davanti. Ma poi, quante volte vi è capitato di beccare un concorrente che sa elencare minutamente i difetti di un proprio piatto, ricevendo la conferma da arte dei giudici? E quanti hanno saputo dire: oggi è così, domani chi lo sa? Forse dovremmo stare tutti un po’ di più a fissare le pareti delle nostre case. Probabilmente fa ritornare nel momento. Ed è una ricchezza che solo Matteo Lee, in questa classe, ha portato.

Foto: Sky

Alessandro Segantini voto: 9,5

Attenzione che qui c’è l’exploit. Tra una battutaccia e l’altra sul mondo dentistico (non molare mai! essere incisivi!) e una, mi sembra, sana capacità di ridersi addosso senza crostificarsi, Alessandro potrebbe trasformarsi in un runner-up d’eccezione, più studio e forse meno talento, ma si tratta sempre di un’armonia di componenti. Non ha uno stile appariscente, i suoi piatti sembrano puliti, pure la faccia è da bravo ragazzo. Nonostante qualche traballamento qui e là. L’ingrediente che consiglio? Pepe di Sichuan. Giusto per ravvivare e creare un tifo reale attorno a una sua possibile vittoria.

Chiara Pavan voto: 9

Giustamente tra le istituzioni recenti del programma. Cheffe Pavan non è mai avara di consigli, gioca sinceramente dalla parte dei concorrenti, con un istinto che pare materno o forse è la speranza di trasmettere un approccio davvero più terra-terra e di buonsenso (per non tirare sempre in ballo la sostenibilità, che è più una roba da Auditel) alla materia mangereccia. Che sia questo o quello, mi auguro che il suo delfinato nel programma sia quasi giunto al termine. Nel senso che si possa ripensare un quartetto d’archi per la giuria, o che ne so, inventatevi qualcosa, ma fate sedere questa donna su uno scranno del potere reale. We want more

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I giudici voto: 8,5

Coordinati anche questa volta, nel vestire mai ma nell’atteggiamento, ormai, sempre. E se Cannavacciuolo passa ormai per la bocca del suggeritore, facendosi sempre più benvolere dagli aspiranti MasterChef – e se la sua lezione sulla semplicità del gusto è forse la più banalmente preziosa che i cucinieri dovrebbero portarsi a casa, prima di tutto -, Locatelli ha un guizzo energetico e quasi passa per burbero, mentre Barbieri punzecchia qua e là. Business as usual? Certo, ma non fate l’errore di maltrattare un ingrediente o, peggio, di non chiedergli nemmeno come si chiama prima di invitarlo a cena. Altrimenti svegliate il cane che dorme. O il Vesuvio che erutta.

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Irene Rescifina voto: 8

Zitta-zitta Irene non ci sta, ma per ora non è nemmeno troppo vocale. Se è una strategia è lodevole, anche se non mi pare. Questa ragazza fa il suo e sa il suo, senza lagnarsi troppo né perdersi in proclami femministi che forse, ma dico forse, in una gara di cucina stonano un pochetto… ma ci torneremo. Stavo dicendo che Irene s’è messa di testa bassa e ha, finora, solo che alzato il volume dell’ascolto: suo, verso i giudici. E che meraviglia vedere una concorrente che svolta davvero un piatto mettendosi a capire quello che vuole, ma anche quello che le stanno dicendo gli altri. Ci spero in una finale? Ma chiaro!

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Vittoria Lombardo voto: 7,5

Vittoria gioca in casa, razdōra poco ma passatellara tanto, infatti si merita una menzione d’onore in esterna. E come potrebbe essere altrimenti, chi non si commuove tornando nelle pianure di cui fa parte, bisogna essere matti, o matti ad abitare lì. Ci si può dibattere, vi aspetto fuori. Al netto di questo, e del lavoro che Vittoria ci sta mettendo e che mi rallegra, mi viene anche da dire che spero, ma spero eh, che riequilibri un attimo gli spiriti umidi, altrimenti finisce che la chiamiamo Addolorata, Dolores, come volete voi. Dài! So che è difficile crederci, venendo da quelle parti. Ma devi farlo! 

Matteo Canzi voto: 7

Olly cioè Teo ha sfoderato completamente il suo lato tech bro: positivismo illuminista, umiltà quasi ostentata e autoflagellazione in stile fail fast.  Sarai mica un maschio performativo, Matteo? Attenzione, ché ormai il pubblico è pieno di Gen Z. Ciò detto, ci troviamo ancora tra le chine di un ottovolante, oggi qui e domani là ma nel segno di un’imprevedibilità e non dell’imperturbabilità samurai del Dottor Lee. Teo un samurai lo verrebbe pure essere, si vede. Bisogna vedere se saprà sedersi lungo il corso d’acqua e aspettare. O se sarà il corso a superare lui.

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Dorella Del Giudice, Dounia Zirari, Matteo Rinaldi voto: 6,5

Zona grigia numero uno, di quelli che ci stanno ma non si fanno vedere, almeno in questa puntata. Brava Dounia a giocarsi la Golden Pin in una prova in cui il piatto mi pareva proprio sbagliato. L’oggettività è sempre una virtù apprezzabile, pure tra i bollori di una gara. Dorella si perde in un racconto a spirale sul suo personale processo di recupero scarti, complice un essiccatore e l’ingente presenza di cuccioli domestici nella sua abitazione. Poi fa un’insalata liquida che è un consommé e la dedica furbescamente a Iolanda. Ma quanto parla pure lei? Ma il mare è liquido? Ma che stiamo dicendo? Meno male che tutti avranno avuto i postumi da Capodanno a guardare queste puntate, altrimenti finiva male…

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Jonny Pescaglini, Georgina Martinelli, Gaetano Pullara, Franco Agyekum, Niccolò Mazzanti voto: 6

Una bella prova di Jonny immediatamente controbilanciata dalla maledizione delle fondute stracciate (abbiamo capito che sarà un Leitmotiv in questa gara) lo fa slittare a metà classifica. Nel frattempo, Franco fa proclami ma, stringi che stringi, risulta un tragicone più che tutto il resto. Punti simpatia per Niccolò che dedica un suo piatto al pisciarsi nel letto, e come dicono i giudici, questo suo limbo di mancanza di identità dovrà pur terminare, a un certo momento. Gaetano non riesce a esplodere come vorrebbe, tanto sicuro in architettura quanto traballante nell’espressione di un piatto. Peccato. Georgina? Oh, a me spiace, ma quasi non s’è vista…

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Antonio Senise voto: 5,5

Una Tony Salad ci porta nella peggiore Little Italy di New York, mentre il suo autore finisce sul baratro dell’eliminazione. Tira indietro il piede al momento giusto, come ha sempre fatto finora. Ma, ehi, non basta per gareggiare a MasterChef, dico bene?

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Carlotta Bertin voto: 5

Carlotta sa cucinare? Parrebbe di sì. È incredibilmente impaziente di mostrarlo, dimostrarlo, appenderlo per strada? Ma sì, ma troppo, ma calma! La gara è lunga e poi viene a noia. Oppure finisce come Mary, l’anno scorso, bel percorso ma finisce a confessare ai giudici i traumi irrisolti con suo padre… Non so voi, ma non è questo il modo in cui mi piace deal with my own shit. Ma poi, attenzione ai termini: credevo che i bad boys fossero passati di moda con Sean Combs, nessuno pronuncia più cazzima ma ora i ragazzi devono per forza essere “cattivi”? Vabbè insomma: auguro al migliore di vincere MasterChef, uomo o donna che sia. E ai giudici di non fomentare queste scaramucce da quarta elementare.

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Eros Monforte, Piponzio Sonnati voto: 4

Due cattive prove che, ahinoi, meritavano altrettante eliminazioni. Spiace tanto per Eros, arrivato al programma con un obiettivo concreto, ma le strade dei sogni sono infinite, e siamo sicuri che ce la farà. Lasciando da parte il Cuore Nero poco appetitoso della sua insalata. Forza! Lo stesso vale per Piponzio, battutosi valentemente fino dove le sue capacità hanno potuto condurlo. Come hanno decretato giustamente i giudici: MasterChef non vedrà un altro Piponzio.

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Iolanda Marinho voto: 3,5

Caitano che non tocca pentola, canterina seriale, ma i piatti dove sono? Iolanda fa la figura della miracolata, sta nel blu dipinto di blu dove nient’altro conta. Ci si starà bene, immagino. Diciamo che ai fini della gara non rende le cose interessanti, anzi, per gli altri concorrenti soprattutto. Ha detto lei stessa che è la bravura che porta avanti nella gara, e non l’essere un personaggio. Frase assennatissima: ora starà a lei dimostrare di averla compresa fino in fondo.

Foto: Sky

Gli assaggiatori della prova in esterna voto: 1

Ma come si fa a far vincere una squadra che ha completamente sbagliato la cotoletta petroniana, in Emilia-Romagna? Passo e chiudo.

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