Squadra vincente non cambia. Peccato che non sia né il caso della Juve (almeno, forse, chissà, non quest’anno e non lo scorso), né delle esterne. La masterclass pare ormai più che altro un gioco di troni senza troppa posta in palio, dato che pare vivere ancora la legge dell’amicizia su quella delle stilettate nel fianco. Se questa è l’antifona alla Top 10, siam messi male.
Il sottotono delle puntate non è risolto nemmeno da Santa Pavan, che torna come un uragano ma scompiglia poco gli animi dei concorrenti. Pure gli altri ospiti fanno la figura delle mezze statuine. Ma poi, qualcuno ci ha spiegato che diamine è la yuba? Ve lo spiego io: è un velo di tofu, de base.
Ma sulla classe aleggia pure un altro mistero: quello che mistifica la differenza tra ciò che è cucinato e ciò che non lo è. Pare scontato: i concorrenti ancora non lo saprebbero definire. E anche gli spettatori potrebbero avere qualche tentennamento. Tra lacrime grondanti pathos e Golden Pin che saltano in aria, c’è chi urla, chi invoca Maradona e chi Giorgio Chiellini, Pinturicchio e Raffaello. Immaginare come proseguirà la gara è ancora impossibile. O in altre parole, ipse dixit: vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta.
*Attenzione: contiene spoiler sulle puntate e 13 e 14.
Foto cortesia Sky
Irene Rescifina voto: 8
C’è solo un capitano, e Irene oggi è quel capitano. Che sia per il temperamento o l’esperienza agonistica, la giovane siciliana gioca un asso pigliatutto. E anche se rischia di fare una figuraccia davanti a un Alessandro in preda alle crisi di nervi, la visione è chiara. Sarà una clairvoyante? Di sicuro, almeno una sua profezia, in questa gara, si è avverata. E gli avversari dovrebbero temerla più per il malocchio che per il soffritto. Anche la prima strega di MasterChef ce la siamo portati a casa. Avrebbe solo potuto evitare il battibecco gratuito con Franco dalla balconata.
Foto cortesia Sky
Matteo Rinaldi, Niccolò Mazzanti, Dounia Zirari voto: 7,5
Quelli consistenti. Che marciano tra piccoli alti e piccoli bassi, alzando la testa, dimenando i fianchi, e a volte sotterrandosi sotto la sabbia. Il dancing duo è una delle bromance più belle di tutte le stagioni, e un paio di prove tarate, pare, a loro misura riequilibra ogni stortura. Dounia vince una meritata Mystery Box in doppietta e impara che, anche a sbagliare una meringa, probabilmente non si muore.
Foto cortesia Sky
I panificatori voto: 7
Alessandro Frassica, precursore degli appetiti collettivi “contemporanei” per il pane ripieno, e Francesca Casci Ceccacci, in arte Pandefrà, arrivano a parlare di una delle preparazioni più antiche, sacre e umorali dell’uomo (avete presente che ad alcune persone le cose non lievitano?) senza riuscire a coinvolgere l’emozione, né di qua né di là dallo schermo. Un peccato: perché oltre alla precisione e all’approccio gastronomico al pane rimane poco. Anche se qualche perla si schiude. Come quella preziosissima, anche se lanciata di sotterfugio, che ricorda che il panino non può essere una questione complicata. O quando un preparatore assennato fa capire con chiarezza l’importanza di scegliere un panino con mollica o senza – oltre al fatto che non si tratta, certo, dell’invenzione di qualche creatura social.
Foto cortesia Sky
I giudici voto: 6,5
Poche gioie in casa chef. Mannaggia, per la prima volta, e nella puntata che ne avrebbe avuto più bisogno. Pochi interventi, poca interazione, un bel commentare panini e pestini, e la trita, prevedibile gag tra tifosi della Juve (chissà se son presenti in giuria) e tifosi del Napoli (aka Cannavacciuolo). Vabbè. Ci rifaremo.
Foto cortesia Sky
Matteo Lee, Alessandro Segantini voto: 6
Sospesi in un’insensata voglia di equilibrio. Doppia débâcle per Alessandro, che fallisce nel suo pane e fallisce (detta all’inglese) la sua famiglia, a cui avrebbe voluto dedicare le proprie pagnotte. E poi si gioca pure la Golden Pin per nulla e si prende a parole con Dounia in esterna. Non una grande giornata per il dentista. Matteo Lee ci risulta ancora perso, bloccato su un dancefloor di cui non conosce i passi. Mr. Robot sta impiegando più tempo di quello concesso dalla gara per sciogliersi. E tra poco potrebbe diventare un problema.
Foto cortesia Sky
Iolanda Marinho voto: 5,5
Ormai non si capisce nemmeno più come cucina Iolanda. Uno presume “ok”, altrimenti i giri della sorte l’avrebbero segata dalla masterclass ben prima. Ma con le puntate che ci mostrano solo i suoi passi su un altro dancefloor, quello inappropriato degli studi di registrazione, è davvero difficile farsi un’idea. Così si è costretti a giudicare per quello che si vede. E quello che si vede è un disco rotto che ha un po’ stufato.
Dorella Del Giudice, Jonny Pescaglini voto: 5
Persi secondo sentieri propri. Jonny lungo quello che conduce al sorry della panificatrice Francesca e che gli fa dedicare a lei il piatto, salvo poi rimangiarsi tutto sottolineando precipitosamente: ma sono fidanzato. Sarà mica quello che si dice quando l’andata in bianco è all’orizzonte? Dorella invece questa volta pecca di presunzione, non fa male né bene e alla fine si incunea tutta da sola in un Pressure da cartellino rosso. Le è andata bene che qualcuno aveva fatto peggio.
Foto cortesia Sky
Matteo Canzi voto: 4
Dall’essere chiamato tra i migliori dell’Invention, a salvarsi dall’eliminazione per il rotto della cuffia. Così è la vita per Teo, tanto preso dal dare il massimo da confondere “massimo” e “di troppo”. Oh, capita. Ma se capita troppo, diventa un’abitudine. Nel frattempo, climax performativo raggiunto con la quasi-eliminazione. Tifiamo anche per lui. Staremo a vedere.
Foto cortesia Sky
Carlotta Bertin voto: 3,5
Più cose sbagliate che giuste per Carlotta, e nel frattempo, la testardaggine nell’intestato la paternità di un baccalà mantecato finito male, le urla squillanti per scaricare la tensione, la resa alle erbe amare quando, oh, non volevano proprio farsi equilibrare. Che ci posso fare, io? Boh, Carlotta, dici che non saresti dovuta essere al Pressure, dici che sei un’ortica, dici tante cose ma sembrano tutta aria alla bocca. Meglio parlare con i fatti.
Franco Agyekum voto: 3
Giornata stortissima per Franco. Che esce senza averci davvero dato nulla, perso dietro i sogni di Kobe Bryant e chi sa chi altro. Tanto occupato a ragionare are sui suoi idoli ma dimenticare di diventare il proprio eroe personale. Ha senso dire di voler essere Zeus? Di voler fare la Storia? Di ripetersi ossessivamente che “questa è la mia prova”, e poi venir messi KO da un’erba selvatica dal nome punzecchiante come la santoreggia? A me pare tutto una strategia di pianificazione neurolinguistica fuori tempo massimo. Ma forse è proprio fuori dalla gara, e dalla sua pressione, che Franco troverà la sua strada in cucina. Se lo merita tutto.
Foto cortesia Sky
