Tutti studiosi, tutti in fila e vogliosi di dimostrare. Bene! Allora sarà colpa del Fantasma Formaggino (per restare in tema), annidato in qualche angolo di masterclass. Sposta pentole e padelle, spinge in avanti le lancette dell’orologio, ed è tutto un patatrac. Niente, tranne poco, fila giusto. E pure ciò che viene imbroccato non è sufficiente a dare un giudizio positivo, o a portare speranze. Chi vincerà MasterChef 15 – dato che, incredibilmente, un vincitore alla fine ci sarà – dubito passerà agli annali delle emozioni. Ahinoi, dove sono finiti i fuoriclasse? Dove sono finiti gli antipatici, i villain del gioco. Per chi dovremmo emozionarci, per chi dovremmo piangere? Non c’è nessuno che sappia condurre questo ballo (lasciando perdere le discoteche, eh, Niccolò)?
Al netto del sottotono concorrenziale, l’ospite di questa puntata, il bistellato Ciccio Sultano from Ragusa, dona solo gioie. E porta un piatto che pare composto della stessa sostanza dell’acquolina in bocca. Dovrebbe bastare a tracciare la differenza tra cucina “come se fosse a casa” e tutto il resto. Ma pure questa nozione si disperde tra i fumi dell’acqua che sobbolle, e “canta”. In mezzo a tutto il bailamme, pure un altro nemico: il sale, che quest’anno ha deciso, mannaggia a lui, di farsi acerrimo nemico degli aspiranti MasterChef. I quali, frustrati dai mancati successi, cominciano a perdere la bussola. E iniziano, come si dice, a sbracarla.
Ma poi, vedessimo davvero quello che succede sui loro banchi, un pochetto di più, prima della presentazione ai giudici… Sarebbe ora di innamorarsi, qui dentro. E invece, tutto si spadella per non cambiare niente. Almeno i risultati, quelli umani, cominciano a farsi vedere.
*Attenzione: contiene spoiler sulle puntate 11 e 12 del programma.

Foto cortesia Sky
Ciccio Sultano voto: 10
Lui è il protagonista: Maestro Yoda e maestro del citrico – cioè dell’acido, e mica solo quello del limone – da chef olimpionico si trasforma in zio Ciccio, e poi torna subito indietro. Non è su questo palco per impartire lezioni, ma per condividere una necessaria dose di realismo e di divertimento. E grazie al suo Timballo del Gattopardo, eredità preziosissima della cucina dei monsù e delle casate che si sono alternate in Sicilia, fa impazzire e deliziare tutti. Bedduzzo? Ma che, qui si parla di poesia. E Ciccio Sultano è un grande poeta popolare. Tutti ne rimangono stregati.

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I giudici voto: 9
Vabbè, abbiamo capito: i giudici sono i veri concorrenti di MasterChef, e del cabaret. Cannavacciuolo che si getta sul timballo di chef Sultano, Locatelli che si agita tra l’estremamente galante e l’estremamente spietato – e quando le dice lui, le cose, con quel suo fare British, possono essere ferro e possono essere piuma. Barbieri è in modalità basito: dagli errori e dalle leggerezze dei concorrenti. La sua missione: fiutatore di mappazzoni. Quanto lavoro per lui, quest’anno.

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Niccolò Mazzanti voto: 8,5
Cavaliere della Tavola di Massa. Strappa una meritata Golden Pin e dà l’impressione che questo cocco di mamma stia uscendo dal guscio, cioè, che stia pian piano mostrando la sua vera personalità. Mica è timido questo, porta a ballare Matteo Rinaldi e Matteo Lee, e cucca pure in discoteca (dicono)! E anche se la sbrodola di qua e di là, alla fine l’esecuzione vien fuori e ci si può sempre salvare. Impiattare al contrario un timballo e farla franca significa pur qualcosa. Speriamo che continui a divertirsi (e a muovere l’anca).

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Dorella Del Giudice, Alessandro Segantini voto: 8
Mi viene da pensare che le certezze ormai siano questi due. Grossi scivoloni raramente, buona performance media, qualche successo notevole. Non basta, certamente. E soprattutto da una come Dorella ci saremmo aspettati più guizzi di personalità. qualche colpo di testa. Il dentista Alessandro invece mi ricorda con un po’ di tenerezza e aspettativa Stefano Callegaro, quarto MasterChef d’Italia (al netto dei gossip e delle magagne sorte nel post-vittoria): uno che sembrava bravo nel suo lavoro, e che poi ha trasferito questa bravura nella cucina. Ancora ci spero.
Dounia Zirari, Matteo Lee, Matteo Canzi voto: 7
Categoria: quelli che non si tradiscono. Che rimangono fermi sulle loro posizioni, a volte ostinatissime, nella buona e nella cattiva sorte. Èbbuono? Sì, sì, è tutto buono. Il nostro maschio performativo, Matteo Canzi, pecca addirittura di autocritica (e questo sul lungo andare è un problema), sbarazzandosi inutilmente di un’ottima Golden Pin. Colpito e affondato. Lezione: è bene essere umili e lavorare a testa bassa, ma tenendo le spalle ben dritte. Su, ragazzo, sei entrato come favorito, per la miseria. Dounia: in lei convivono due anime, la tigre che perde la bussola e sbaglia completamente un piatto, e poi… Una ragazza culinariamente centrata che, seppur con semplicità, potrebbe realizzare i suoi sogni in fatto di cibo. Matteo Lee invece è in preda a una rottura di crisalide incontrollata: discoteche, socialità, sorrisi. Siamo matti? No, e infatti MasterChef potrebbe voler dire questo, per lui, più che una vittoria. Anche perché la qualità della performance sembra essere passata in secondo piano da quando si è “sciolto”. Chissà.

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Matteo Rinaldi voto: 6,5
Sempre lì, lì nel mezzo. Tra lo sbaglio clamoroso e il salvataggio brillante. Tra l’aneddoto scontato e quello geniale. Tra l’osservatore in disparte in discoteca e la voglia di buttarsi in pista. Chi prevarrà? Finora non abbiamo modo di vaticinare. Mi dispiacerebbe se uscisse prima di aver portato a casa un vero colpo di mano. Non ti piace rischiare, Matteo? Forse hai sbagliato studio di registrazione.
Jonny Pescaglini voto: 6
Vittima temporanea dei fumi del suo carattere, ma anche dei commenti di Ciccio Sultano sui suoi capelli, Jonny tiene il piede in due scarpe, un po’ come Matteo Rinaldi. Indeciso sulla strada da imboccare, et voilà, quando si ricorda quella che vorrebbe davvero percorrere, magicamente le cose cominciano a funzionare. È strana eh questa cosa, che quando si lavora con un senso e per un senso tutto si allinea magicamente…
Iolanda Marinho voto: 5
Regina di Mappazzoni della puntata, si accorge solo ora che negli studi di MasterChef c’è un enorme orologio sospeso che segna lo scorrere del tempo. Come diceva il Bianconiglio…? Nella tana antropologica in cui si è ficcata Iolanda, la ricchezza è tanta ma la praticità poca. E quella concorrente che era entrata nella masterclass lasciandoci ben sperare sulle origini carioca, e un guizzo di cucina, manco si riesce a dire come cucina per davvero. Un chutney di mela è la stessa cosa di un soffritto? Certo, se sbaglio: poteto-potato. Ma poi: ora inizia a fare l’antipatica con le “rivali”, proprio ora che manco nessuno le dice più niente? Bah.
Vittoria Lombardo voto: 4,5
Che peccato quest’uscita, ma gli ultimi piatti di Vittoria sembravano un capolinea. Un declino precipitoso, dopo alcune prove in cui ci era piaciuta molto e anche lei, credo, era stata in grado di stupire se stessa e tirare fuori la grinta che aveva perso in mezzo alle lacrime. Male, peccato, ma non malissimo insomma. Il primo grembiule bianco di questa masterclass torna a tingersi di nero e a sparire. Evidentemente, per gli altri è un lutto.

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Franco Agyekum voto: 4
Franco mi sta stufando: di parole non si campa e nemmeno di muscoli, e Franco, intendendo sempre nel piatto, ne ha messo troppo di entrambi. Ci vogliono idee, concretezze. Le prove di forza interiori con le parti di un proprio sé sono cose alla fine inessenziali. L’unica lingua dev’essere quella del cibo. E se non si traduce…

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Irene Rescifina, Carlotta Bertin, Georgina Martinelli voto: 3
Passi falsi à gogo. Tre ragazze sicurissime che hanno dovuto fare i conti con i propri demoni, perdendo, a questo giro. Un finto gazpacho usato come baby food casalingo nel caso di Irene, conseguente incazzatura gratuita per la strigliata subita a condire. Carlotta che finalmente ammette che MasterChef potrebbe usarlo come psicoterapia giusto per non finire negli psicodrammi, e che nonostante i proclami di grandezza si salva per il rotto della cuffia. Goodbye Georgina, che invece ci ha dimostrato una cosa rilevantissima: il senso degli inglesi per i pomodori è scavarli e metterli ripieni nel piatto. Navigate tra i ricettari online per convincervi di questa realtà. Male, male, male.

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