Se ci fosse l’audio, da queste digitali parti, Carlotta avrebbe una colonna sonora, ben identificata dal titolo di queste penultime pagelle di stagione. In una masterclass dimostratasi da subito incline all’amicizia più che alla competizione, lei ha deciso proprio di non starci, conducendo un vessillo di guerra a ogni piè sospinto. Mi ricorda Alicent Hightower, perché solo mo’ mi sono decisa a guardare le prime due stagioni di House of the Dragon. E chi conosce Alicent Hightower credo sappia bene di che cosa parlo.
Classicamente, se la prende con l’unica donna rimasta nella competizione, oltre a lei ci mancherebbe. Classicamente, non se l’è mai presa, se fallace memoria non mi inganna, con un maschietto. Il mondo rimane sempre uguale a sé stesso, e io non so davvero che farci. Locatelli, da giudice, potrà confermare: la classe non è acqua, e qui ci sono un po’ di stagni incanalati male.
Per il resto, finalmente, si trovano dei piatti con un po’ di emozione. Non solo per il ritorno in campo di Chiara Pavan, prediletta dei giudici quasi quanto Cannavacciuolo (e chissà che non sia il preludio a uno sconvolgimento di giuria…). Ma anche perché, finalmente, i concorrenti capiscono che sono rimasti solo in sei, anzi siamo in cinque, guardateci qui, ohibò, siamo in quattro! Ed è, come di consueto, ora dell’appuntamento con le cucine di un tristellato (meno male che la Michelin ne butta fuori uno all’anno circa, altrimenti…): questa volta, a Casa Perbellini 12 Apostoli.
Ma la via del MasterChef è lunga, e per molti le idee stanno cominciando a girare solo adesso. È stata una classe sfiancante, divertente, canterina, di ispirazione però scarsa. Mi piacerebbe un colpo di mano per la finale. Magari, se Zeus vorrà.
*Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulle puntate 20 e 21 del programma.

Foto cortesia Sky
I commis di Casa Perbellini 12 Apostoli voto: 10
Che pazienza! E che dolore, a vedere le temperature impazzire per il mancato coordinamento della cucina con il pass. ‘Sti ragazzi non si sono mai divertiti così tanto, a far le facce d’aceto agli aspiranti MasterChef. Che infatti vengono steccati alla grandissima, e ognuno di loro si becca la lezione di cui ha bisogno, a seconda. Così è l’unico modo, se vi pare, per imparare davvero la linea di una cucina, e pure una certa etichetta. Bravi, ragazzi!

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Dounia Zirari voto: 9,5
Dounia non fa tutto giusto a livello tecnico, e sulla tecnica non è certo la prima della classe. Ma, come ha gentilmente ricordato stuzzicata da Carlotta, ue’, lei ha un lavoro, non è una venticinquenne disoccupata che può permettersi di passare il tempo a farsi le pippe sulle cotture del piccione, quando è a casa. Ed è migliorata tanto, in questo percorso. Nessuno avrebbe scommesso sulla sua entrata in top 4, tantomeno lei. È anche questa parte della sua forza, che è umana. E che in queste puntate ha nettamente segnato il passo tra ciò che è una ragazza e quello che è una donna: non è vero, Carlotta? I giudici ci provano a rintuzzarla, guarda che quella ti sfida, e Dounia: ma che me frega di lei? Ma chi è quella? A chi appartiene? Io lavoro per me. La sfida è solo con me stessa. E taac! eccola che cade senza tragedie da Perbellini e rifila a tutti una stecca al pressure test, diventando subito copiata. Quanto ho scritto! Dounia, ormai, me la son presa a cuore.

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I giudici, Chiara Pavan voto: 9
Locatelli dona un paio di first reaction shock da manuale, Cannavacciuolo nelle fasi finali della gara esprime al meglio il suo lato di padre filosofeggiante e augura addirittura la premiazione della Michelin ad Alessandro, in un futuro più o meno prossimo. Chiara Pavan torna in scena per un ultimo colpo di mano (e un’ultima Green Mystery Box) di ingredienti antichi, anche se il suo antico favorito non c’è più, Matteo Lee (e se ne stupisce! Tutti noi, Chiara, tutti noi!). Io dico che, per quanto il poule di giudici sia magnificamente assortito, una rinfrescata ci vorrebbe. Tu che ne pensi, cheffe?

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Matteo Canzi voto: 8,5
Teo è sempre sospeso nelle sue nebbie mistiche di bomberaggio e auto-coaching motivazionale, per un paio di lezioni sembra averle imparate. Ma poi, che cosa stiamo (cioè sto) a lamentarmi di uno di questi famosi giovani che sembra proprio aver una gran voglia di sudare e penare, nell’alveo sottile tra il sadomasochismo, lo sport da competizione agonistica, e l’ortoressia? Eh, parecchi ci passano, e pure io ne so qualcosa. Vista sotto questa luce, la storia di Teo funziona, e spero riesca a liberarsi sul serio durante la puntata finale. Altrimenti la possiamo girare, e usarla come preludio a un amore tossico nato tra le cucine di un ristorante. Il che, comunque, funzionerebbe.

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Matteo Rinaldi voto: 8
Colpo di coda, e pure la Sfinge si salva. Matteo il re degli indovinelli ce l’ha fatta, senza avere, credo, pronostici. Non aveva capito bene, all’inizio, che cosa ci fosse venuto a fare, a MasterChef. Nel tempo l’ha compreso, e senza Niccolò non ce l’avrebbe fatta. La loro è davvero, davvero un’amicizia su un milione. E li vedrei bene in una quattro mani permanente, alternandosi però in turni tra sala e cucina. Prego per l’idea. Clark Kent è pronto a lasciare la sua vecchia identità, sembra.
Niccolò Mazzanti voto: 7,5
Spiace proprio, abbandonare Niccolò a questa altezza del percorso. Se ne va non con il piatto più onorevole, ma dopo aver raccolto gli stendardi di diversi nemici in battaglia. Avrei voluto vederlo in finale, perché la mano libera è sempre stata la sua dimensione più congeniale. MA spero, anzi credo, che rivedremo questo ragazzone di Massa con tutti i suoi erbi al seguito. E che qualcosa di buono si sia davvero scoperto in questa masterclass. Non è che capiti tutti-tutti i giorni.

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Alessandro Segantini voto: 7
I pazienti del Dott. Segantini possono tirare un sospiro di sollievo (forse?). Peccato non avere il dentista genovese in finale, ma gli altri ragazzi sembravano effettivamente averlo staccato di un po’. Se ne va dalla masterclass pieno di idee, scommetto, e la voglia di scegliere già lungo quel famoso bivio tra questa e quella vita. Oddio, visto che MasterChef è finito mesi fa, probabilmente Alessandro ha già deciso tra il pulirci o lo sporcarci i denti, e sta solo aspettando lo scadere dell’NDA per rivelarci il suo futuro. Anche questa comunque, se ci pensate, è una sfida esistenziale.

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Carlotta Bertin voto: 6
Carlotta sembrava aver trovato la maturità di coniugare bravura tecnica e pure un certo intuito con un atteggiamento umanamente comprensibile, e invece no. Spiace anche qui, perché se dovesse trionfare in finale la sua grandezza sarebbe azzoppata da una sequela di comportamenti poco giustificabili e piuttosto antipatici. Compreso quello che ci fa pensare che, pur di essere l’unica gallina nel pollaio, avrebbe volentieri azzoppato Dounia. Relax, per la miseria. Si può vincere procurandosi degli amici, pure, e non dei nemici. Anche se mi rendo conto che quest’idea non vada per la maggiore, nel mondo.

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