Lucarelli e Picozzi: «I delitti possono essere sempre (o quasi) evitati» | Rolling Stone Italia
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Lucarelli e Picozzi: «I delitti possono essere sempre (o quasi) evitati»

Dopo ‘Nero come il sangue’, i due esponenti del true crime propongono un altro podcast (su Audible) tra i 20 delitti più clamorosi della storia moderna in ‘Nero come l’anima’. Li abbiamo intervistati, scoprendo che prima di ogni efferatezza i segnali ci sono eccome: basta coglierli

Passione, denaro, intrighi di corte e delirio di potere. Sono soltanto alcuni dei moventi che nel corso dei secoli hanno spinto persone comuni e noti personaggi storici a compiere macabri e efferati assassini. Una fitta cortina nera, come l’anima degli aguzzini, che stringe tre secoli di storia, dal ‘500 al ‘700, in un’unica scena del crimine che vede alternarsi sul palcoscenico cortigiani illustri, pittori famosi, leggende della letteratura e miti della storia del crimine. È tutto questo il podcast Nero come l’anima, che rappresenta anche un nuovo capitolo della serie noir Audible Original firmato dallo scrittore Carlo Lucarelli e dallo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. Dopo il successo di Nero come il sangue, la prima storia dell’omicidio in audio che ha analizzato 20 celebri delitti commessi nell’epoca contemporanea, due dei più autorevoli esponenti del true crime italiano ci accompagnano in un altro excursus audio tra i 20 delitti più clamorosi della storia moderna dell’omicidio, in un periodo che va dalla Rivoluzione Industriale al Rinascimento.

Dalla Londra di metà ‘700, con il caso della modista Sarah Metyard, si va a ritroso fino alla congiura della Magione del 1502, con la crudele efferatezza di Cesare Borgia. Si passa attraverso serial killer come Giulia Tofana, che aveva come movente la volontà di riscattare le donne da mariti dispotici o noiosi, a personaggi illustri della storia dell’arte e della letteratura, come Caravaggio, Benvenuto Cellini, Artemisia Gentileschi, Christopher Marlowe o la Monaca di Monza. Odio, gelosia, profitto, piacere, sono questi i moventi più comuni a tutti i casi, di ieri e di oggi. Ma i due autori ci hanno anche spiegato che ogni storia è un mondo a parte. Un mondo a tinte nerissime.

Le vicende di cronaca nera, in particolare le più efferate, nascono spesso da ambienti o da profili inimmaginabili. Come nel caso di Sarah Metyard, madre e figlia. Di questa storia cosa vi ha colpito?
Picozzi: La crudeltà che appartiene a tutte le classi sociali e a tutti i contesti culturali e storici. E, naturalmente, come i legami di sangue non impediscano a una madre di trascinare nell’abisso anche la figlia, per un insieme di malvagità, invidia e senso del possesso.
Lucarelli: Peschiamo dall’elenco infinito di Picozzi e cerchiamo i casi meno conosciuti. E poi che indichino qualcosa di nuovo. Ed è brutto dirlo, anche storie “belle” da raccontare. In realtà sono bruttissime, ma sono “belle” dal punto di vista narrativo. Questa è la storia tra madre e figlia, in un contesto sociale tranquillo, agiato, di cultura, dove però non è mancata una grande crudeltà.

Spesso quando si pensa a un serial killer viene in mente una figura maschile. Ma in un’altra puntata raccontate del caso di Giulia Tofana, un’assassina seriale a tutti gli effetti. Quali erano le sue caratteristiche peculiari?
Picozzi: Un grande cinismo misto a una grande capacità manageriale… Naturalmente in senso criminale. Da ultimo la competenza a operare con sostanze innocue trasformandole in letali.
Lucarelli: Non bisogna dimenticare che sono persone spesso disturbate che reagiscono a una situazione ambientale a modo loro. Lei è un personaggio particolare per una dose di macabra ironia. È una imprenditrice che si inventata un brand, cioè questi rimedi cosmetici che diventano veleni micidiali. Chi ha qualche problema con il marito può risolverlo con i suoi prodotti…

Nel podcast non trattate soltanto storie di persone “normali” che diventano efferati assassini, ma anche vicende che hanno segnato la storia. Come “la congiura della Magione”.
Picozzi: In una sorta di ‘enciclopedia dell’omicidio’ non si può trascurare i Borgia e Machiavelli, spagnoli i primi, fiorentino il secondo. E poi ci è parso che il motto “Il fine giustifica i mezzi” continui ad essere sempre più attuale.
Lucarelli: Un filone molto importante di questa ‘enciclopedia dell’omicidio’ è rappresentata dall’omicidio politico. E Cesare Borgia rappresenta un certo modo di fare politica del suo tempo, con il suo metodo per trovare un avvicendamento al potere. Lui era specializzato in questo. Ha fatto della congiura un vero e proprio modus operandi.

Sempre su questo filone, tra i vari episodi, non mancano personaggi famosissimi nel mondo dell’arte, come Caravaggio, Benvenuto Cellini, Artemisia Gentileschi e Christopher Marlowe. C’è un legame, in alcuni casi, tra arte e cronaca nera?
Picozzi: Il legame sta nel termine “passione”, qualcosa di più profondo dì un’emozione e di molto più duraturo. Senza però cadere negli stereotipi: non è necessario praticare la violenza per ritrarla. Ma occorre comprenderla e provarla.
Lucarelli: Spesso vediamo solo l’artista, il personaggio eccezionale, trasgressivo, ma a un certo punto gli capita di incontrare il crimine. E per alcuni di loro è stata una scoperta, soprattutto conoscere come erano le città in cui vivevano al tempo, come Roma o Napoli, che erano come quelle del Far West. Cioè rette da vere e proprie bande, dove i nobili erano capi mafia con il loro piccolo esercito. Come Benvenuto Cellini, che prima di uscire si muniva di pugnale e spada. A Roma a quel tempo non si usciva se non eri armato, perché lo erano tutti.

Particolare, poi, la storia della Monaca di Monza. Tutti la conosciamo come personaggio de I promessi sposi di Manzoni, ma c’è qualcosa di più che da questa lettura ci è sfuggito?
Picozzi: L’eccezionalità della donna, descritta dal Manzoni con una profondità che avevamo dimenticato. E poi non solo il suo peccato, ma soprattutto la sua redenzione conquistata a prezzo di umiliazioni indicibili e auto-inflitte.
Lucarelli: Esatto, la complessità della figura. Perché presenta tante sfumature, come il suo amante che fa un sacco di guai. E poi racconta del mondo femminile di quell’epoca, con le donne costrette a fare certe cose da parte della società. Senza dimenticare il contesto di potere quando sei nobile e monaca. Si potrebbe scrivere un altro ‘Promessi sposi’ solo dal suo punto di vista.

Odio, gelosia, profitto e piacere. Sono questi i moventi più comuni di un delitto. Ma voi che avete analizzato innumerevoli casi in diverse epoche storiche, quali di questi sono più presenti nel nostro contemporaneo?
Picozzi: È indubbiamente l’odio il sentimento distruttivo più diffuso.
Lucarelli: Sì, anche se poi sono più o meno sempre gli stessi, magari si uccide in modo diverso. Probabilmente pensiamo sia più presente un movente rispetto a un altro perché gli diamo un peso diverso.

Anche se la ricerca di profitto oggi sembra un movente molto presente in questa epoca.
Picozzi: Passione amorosa, potere e ricchezza non sono mai mancati.
Lucarelli: Il profitto ci sembra forte solo perché diamo al denaro un’altra importanza. Una volta il profitto era per mantenere il potere e potevi muoverti anche senza soldi se avevi il potere. Come gli uomini che uccidono le donne, ora ci stupiamo ma le donne gli uomini le hanno sempre uccise.

Ci sono dei casi di cronaca degli ultimi tempi che vi hanno colpito e che, magari in futuro, vi piacerebbe raccontare?
Picozzi: Mi piacerebbe occuparmi di grandi truffatori, e vorrei avere la competenza per seguire le indagini che seguono la strada del digitale.
Lucarelli: Se dovessimo rifare tutto, a me personalmente piacerebbe raccontare il caso di Serena Mollicone. Sia che siano colpevoli o innocenti quelli che sono finiti a processo.

A lavorare con la parte più nera dell’animo umano, non avete mai sentito il timore di esserne inghiottiti?
Picozzi: Più che esserne inghiottiti il rischio è quello di dare per scontato che la natura umana sia necessariamente malvagia.
Lucarelli: «Io lavoro in una libreria dove sono presenti volumi spaventosi. Ho una sezione dedicata a “violenza, tortura e morte”. Sono allenato a immaginare il peggio. Ma quando le mie figlie erano piccole, mentre nello studio scrivevo di massacri, ogni tanto mi chiamavano e scendevo a giocare con i bambolotti. Passavo da Stephen King a Walt Disney in due rampe di scale. Allora ho capito di non essere stato inghiottito dalle storie che racconto.

Ci sono storie che vi siete rifiutati di raccontare?
Picozzi: Da sempre poniamo attenzione a evitare i particolari più cruenti. In ogni caso preferiamo sempre parlare di casi chiusi, per evitare di essere condizionati dal clamore mediatico.
Lucarelli: In generale no. A me fanno impressione le storie che coinvolgono bambini e faccio sempre fatica. Ma come si dice: “È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”».

A posteriori si dice spesso «se avessimo capito quel segnale», oppure «se le istituzioni si fossero mosse prima». Ma davvero tutti i delitti possono essere previsti?
Picozzi: Quando avviene un delitto, l’inviato raccoglie le testimonianze dei vicini. Per uno che sostiene ‘era solo questione di tempo’ c’è chi afferma ‘non me lo sarei mai aspettato’. A parte questo, certo il maltrattamento domestico evolve praticamente sempre in condotte aggressive più gravi.
Lucarelli: La mia risposta vuole essere sì, la maggior parte può essere evitato. Come i processi contro la mafia, i segnali di infiltrazioni c’erano anche prima ma si sono trascurati. Oppure se avessimo osservato meglio quel ragazzino sempre chiuso in casa e asociale, forse non gli avremmo regalato un mitra… Io credo che ci si debba occupare di delitti quando ancora non sono successi. Per questo serve qualcuno che racconta quello che è già accaduto, per provare a prevenire altri casi futuri.