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“Lockdown” è ufficialmente la parola dell’anno 2020

L'ha scelta il dizionario Collins, perché effettivamente riassume bene quello che è stato quest'anno per buona parte del mondo

Foto: Antonio Masiello/Getty Images

Lockdown. Una parola che tutti abbiamo imparato quest’anno e che gradualmente ha sostituito nel nostro linguaggio quotidiano l’italianissimo equivalente “quarantena” quando si tratta di parlare del fatto che abbiamo passato mesi chiusi in casa per il coronavirus. La buona notizia – se è una buona notizia – è che in questo non siamo stati i soldi: la parola “lockdown” ha unito i popoli del mondo ed è oggi stata nominata parola dell’anno dal dizionario Collins, pubblicato dalla casa editrice Harper Collins.

Secondo il dizionario, lockdown identifica “l’imposizione di restrizioni stringenti ai viaggi, alle interazioni sociali e all’accesso agli spazi pubblici” e il suo uso è schizzato alle stelle nel corso di quest’anno: un aumento del 6000%. Secondo il Collins Corpus, che contiene materiale estratto da siti, libri, giornali, radio e tv, nel 2019 “lockdown” è stata usata 4000 volte; nel 2020 250.000. 

“Il linguaggio riflette il mondo intorno a noi e il 2020 è stato dominato dalla pandemia”, ha detto al Guardian la consulente del dizionario Collins Helen Newstead. “Abbiamo scelto lockdown come la nostra parola dell’anno perché cattura l’esperienza condivisa da miliardi di persone che si sono viste imporre restrizioni alla loro vita di tutti i giorni per contenere il virus. I lockdown hanno influenzato il modo in cui lavoriamo, studiamo, facciamo acquisti, socializziamo. Mentre oggi molti Paesi stanno entrando nel loro secondo lockdown, la parola dell’anno non è stata scelta per celebrare qualcosa ma piuttosto per fare una sintesi di che anno è stato per la maggior parte degli abitanti del pianeta”.

Altre parole collegate alla pandemia – come “coronavirus”, “distanziamento sociale”, “isolamento” – sono finite nella top 10 del dizionario. Gli anni scorsi a vincere il titolo di parola dell’anno erano stati “sciopero climatico” (nel 2019), “monouso” (nel 2018), “fake news” (nel 2017) e “Brexit” (nel 2016).