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Lucca è quasi un Expo

Mentre a Milano chiudeva l'esposizione universale, in Toscana si ritrovava l'universo caotico del fumetto italiano per la 22esima edizione del Lucca Comics & Games.

Zombie Walk a Lucca Comics & Games. Fonte: Facebook

Zombie Walk a Lucca Comics & Games. Fonte: Facebook

A Milano si è chiusa l’esposizione universale del cibo, a Lucca quella dei fumetti e dei giochi. Sei mesi contro quattro giorni. Una media di centoventimila biglietti staccati ogni giorno per Expo, la metà per Lucca Comics & Games edizione 2015. Il paragone non regge. O forse sì?
In fondo la manifestazione nata – quasi carbonara – a Bordighera esattamente cinquant’anni fa e poi approdata a Lucca, ha cambiato pelle fino a diventare una gioiosa macchina da guerra commerciale, certamente più simile all’Expo milanese che a una Woodstock nerd (che sarebbe apparsa francamente fuori posto, visti i tempi che viviamo). Da quando, nel 2006, ha conquistato il centro storico della città toscana, spostandosi dentro le mura che lo circondano, le cifre sono diventate impressionanti. Addirittura preoccupanti nel corso delle ultime due edizioni: quella di novembre 2014 ha registrato quasi mezzo milione di visitatori e portato sull’orlo del collasso l’organizzazione, che quest’anno ha pensato bene di contingentare gli ospiti, imponendo un tetto di ottantamila ingressi al giorno, cioè più o meno il numero degli abitanti dell’intera città. Idea che sembra funzionare: si riesce almeno a respirare, nonostante la folla rimanga notevole. Per la gioia di chi vive dietro i tavoli degli stand, a vender libri: “Se c’è troppa gente, è fisicamente più difficile per i visitatori fermarsi a comprare qualcosa, sono letteralmente trasportati via dal flusso della massa… In ogni caso, questa è l’unica fiera dove hai la sicurezza di recuperare almeno il costo degli spazi che affitti”, dicono piccoli editori ormai veterani del settore, sopravvissuti all’andamento ondivago del mercato del fumetto.

Cosplayer di Deadpool. Fonte: Facebook

Cosplayer di Deadpool. Fonte: Facebook

 

Dicevamo, Lucca è un po’ Expo, o forse no. Ha almeno due decumani diversi, uno per il fumetto, uno per il videogioco. E non si tratta di percorsi granché lineari: in fondo, siamo pur sempre in una città medievale. Quello della parte games è costituito principalmente dalla passeggiata lungo le mura, punteggiata di cosplayer. Quello della parte comics da una linea immaginaria che unisce piazza San Romano – lì sorge l’area self-publishing, che possiamo paragonare ai cluster dedicati ai paesi poveri – alla cattedrale di San Martino, davanti alla quale si stagliano i padiglioni dedicati in esclusiva ai giganti Panini e Bonelli. Le file per fare quattro chiacchiere con star come Sio o ZeroCalcare non hanno il conta-ore, ma dovrebbero. Intendiamoci, questo non è un universo ordinato come quello di Expo, piuttosto un cosmo caotico; capace però di mettere in moto circoli virtuosi al suo interno. Uno dei tanti è rappresentato plasticamente dalla figura sottile e appuntita di Gipi: l’autore pisano si rilassa allo stand della Coconino Press, fra Igort e Manuele Fior, facendo semplici dediche sui suoi vecchi libri candidati allo Strega, dopo aver passato ore murato vivo dai fan nella sezione games, per presentare il suo gioco di carte in stile Magic (anche questa è una semplificazione, lo so) intitolato Bruti. Arrivano ragazzi che l’hanno conosciuto per quest’ultima impresa, comprano incuriositi una copia de La mia vita disegnata male. Chissà se rimarranno delusi.

La Bat Mobile al Lucca Comics & Games

La Bat Mobile al Lucca Comics & Games. Foto stampa

 

Ma chi visita Lucca Comics & Games non ha tempo di fermarsi a riflettere: c’è da vedere la Batmobile esposta da Warner Bros in piazza San Michele, Francesco Facchinetti (è arrivato?) che presenta la sua ultima commedia con Diego Abatantuono, il sindaco che vola in mongolfiera sopra le mura per fare un po’ di pubblicità a Uncharted, gli ultratrentenni che giocano con un milione di mattoncini di Lego nella sezione Junior (e a onor del vero se la cavano piuttosto bene, nelle costruzioni). Ma anche le esposizioni dedicate a Tuono Pettinato e Emanuele Luzzati (in mostra ci sono anche maschere destinate a spettacoli teatrali per bambini che fanno più paura della faccia di Freddy Krueger), gli incontri con geni del fumetto contemporaneo provenienti da ogni angolo del mondo, come Shintaro Kago e Richard McGuire, i premi a talenti come quello di Francesco Guarnaccia, poco più di vent’anni e qualcosa da dire, da disegnare (leggete il suo From here to eternity). Oppure si può sfidare l’effetto grottesco, e farsi fare una foto sul blindato dell’esercito parcheggiato in piazza Napoleone, insieme ai soldati dei reggimenti di Pisa e Grosseto, che cercano senza troppa convinzione di fare proseliti tra i cosplayer. Il programma degli eventi è spesso quasi settanta pagine, impossibile da seguire.

Fan di Star Wars impugnano le spade laser. Fonte: Facebook

Fan di Star Wars impugnano le spade laser. Foto stampa

 

Per chi frequenta Lucca da almeno una decina d’anni rimane la consapevolezza di un cambiamento epocale, dal 2006 a oggi. Anche se i ragazzi del Museo del Fumetto di Milano continuano ad arrivare in camper il giovedì e a ripartire quattro notti dopo, il panorama intorno a loro è mutato. I lucchesi non lanciano più improperi contro i forestieri che posteggiano sotto le loro case, e i commercianti hanno imparato a sfruttare a proprio vantaggio i quattro giorni di invasione nerd. I fumettisti sono diventati tantissimi, e non si conoscono più tutti quanti, tra di loro. I giornalisti (più o meno presunti: molti scrivono per testate che sembrano uscite da uno sketch dei Boiler) si sono moltiplicati, e con loro gli uffici stampa. Tra le diverse anime del festival sembra esserci, se non amore, almeno tolleranza reciproca. Perfino nei confronti dell’ennesimo cosplay di One Piece. Cioè, quasi.

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