Un bambino che ha appena compiuto dodici anni è arrivato da Bologna con i genitori per vedere da vicino, per la prima volta, i suoi eroi della Formula 1, armato di libro con le foto dei piloti da farsi autografare. Ma non è un tifoso qualunque: il piccolo Andrea Kimi Antonelli veste una tuta bianca della Puma con il logo rosso della F1, come tutti gli altri ragazzini che marciano emozionati ciascuno verso il “proprio” pilota. Cammina fino alla griglia di partenza e si piazza davanti a Lewis Hamilton, il campione del mondo, proprio come fanno i giovanissimi che accompagnano in campo i calciatori prima della partita. In un certo senso, Kimi e Lewis in questo momento fanno parte della stessa famiglia sportiva: uno è nel programma junior della Mercedes, l’altro le ha già portato quattro titoli mondiali. «Ricordati che sei il migliore» dice Kimi a Hamilton prima della gara mentre gli batte un cinque.
E Hamilton quella gara la vince, davanti a un altro Kimi: il finlandese Räikkönen, al volante della Ferrari. Un giorno, neanche troppo lontano, Kimi Antonelli prenderà il posto di Lewis Hamilton alla guida della Mercedes. E diventerà il più giovane pilota mai salito in testa alla classifica: a soli 19 anni, 7 mesi e 4 giorni. La storia di Kimi in Formula 1 comincia all’inizio del 2024. Il 1° febbraio Lewis Hamilton, che nel frattempo di titoli mondiali ne ha vinti altri tre, arrivando a complessivi sette, annuncia il suo passaggio alla Ferrari. Dopo alcune annate deludenti – l’ultimo titolo risale al 2020 – ha voglia di provarci con la casa italiana, che non vince un titolo piloti addirittura dal 2007.
Il giorno dopo un giornalista domanda a Toto Wolff, il direttore esecutivo della Mercedes, se Kimi può essere un possibile candidato a prendere il posto di Hamilton. «È arrivato da poco dal kart e non ha neanche diciotto anni» risponde il manager austriaco. «Preferirei non si speculasse sul suo arrivo in F1».
In realtà lo ha già convocato nel suo ufficio e gli ha detto che per sostituire Hamilton la scuderia ha pensato a lui. «Mi si è ghiacciato il sangue» racconta oggi Kimi. «Sono rimasto immobile per un paio di secondi. Non ci credevo. Poi ho iniziato a pensare che quel posto sarebbe potuto diventare mio, ma dovevo anche dimostrare di meritarmelo». Nel giro di un paio di mesi, la Mercedes capisce di aver preso la decisione giusta, che scegliere un minorenne non è stato un azzardo. Che ci sono il talento e la testa. Serve altro? Forse, ma Kimi le basi le ha, eccome.
Lunedì 15 aprile 2024 è a Spielberg bei Knittelfeld, un paese di cinquemila abitanti in Stiria, Land austriaco al confine con la Slovenia, perché per il primo test di Kimi in Formula 1 si è deciso di farlo correre sul Red Bull Ring, la pista del gran premio d’Austria. Kimi guiderà una W12, la Mercedes del mondiale 2021, quello in cui Hamilton ha ceduto lo scettro a Verstappen dopo quattro titoli consecutivi.
Ci sono venticinque gradi: per una primavera iniziata da tre settimane, fa caldo. Clima ottimale per il mio primo test, pensa Kimi. Il giorno dopo nevica: «Me la sono gufata da solo». Entra ai box con la tuta da Formula 1 e rimane incantato come i bambini con il biglietto d’oro all’ingresso della fabbrica di Willy Wonka. L’ex bambino Kimi quel biglietto sa di averlo in tasca da tempo. Ma si emoziona lo stesso davanti a tutto il team, che è lì per lui. Non è più Kimi che va a guardare i campioni, magari nella speranza di rubare qualche segreto. Stavolta Willy Wonka è lui, e non manca molto al momento in cui verrà chiamato a produrre meraviglie.
Gli unici presenti non stipendiati dalla Mercedes sono mamma e papà. Al battesimo in Formula 1 del loro Kimi non potevano mancare. Il primo giorno le condizioni meteo gli impediscono di entrare in confidenza con la macchina. Dopo dieci giri allora molla la Formula 1, prende l’auto di suo padre, gli chiede di salire a bordo e si mette a girare con quella. «Per la prima volta ho visto mio padre avere paura» racconterà. «Mi ha chiesto di fermarmi, temeva di non tornare a casa con la sua macchina».
L’indomani si può finalmente fare sul serio.
«Se incontrassi il Kimi bambino gli direi che crede poco in se stesso e si preoccupa troppo di quello che pensano gli altri. Quando andavo in pista ero teso perché temevo che, se non avessi fatto quello che dovevo, gli altri avrebbero creduto meno in me e non sarebbero stati contenti. Quindi gli direi di non preoccuparsi: le persone di cui ti importa e che ti sono molto vicine non ti giudicheranno mai, anzi cercheranno sempre di aiutarti. E anche se ti fanno delle critiche sono sempre costruttive. Gli direi: credi in te. Perché se non credi in quello che sai e che puoi fare, tiri il freno a mano e non riesci a esprimere il tuo potenziale. E poi gli direi di divertirsi»
Kimi all’inizio è teso, chi non lo sarebbe? A nemmeno diciotto anni fa già parte di un’élite che comprende poche decine di piloti in tutto il mondo. La squadra è di quelle che al titolo puntano sempre. Pensare che il tutto si risolva in una passeggiata di salute sarebbe incoscienza pura, anche per un non ancora diciottenne come lui. Poi però va in pista e l’entusiasmo prende il sopravvento. «Un’esperienza indescrivibile, mi sono divertito tanto» commenta. Al termine della due giorni posta un video sui social della Mercedes: «Mi sono goduto ogni secondo».
I genitori lo guardano nei monitor e si commuovono. Per non parlare di quando rientra ai box, dove tra loro non c’è bisogno di tante parole. Parla lo stretto indispensabile anche Toto Wolff, che in agosto, dopo il gran premio di Spa-Francorchamps (vinto proprio da Hamilton con la Mercedes), convoca una call e va dritto al punto: «Kimi, non voglio farti perdere tempo. Il prossimo anno sarai il nostro pilota ufficiale».
Intanto debutterà a Monza. A dare l’annuncio è ancora Toto Wolff, al termine del gran premio d’Olanda che vede la McLaren di Lando Norris tagliare per prima il traguardo sulla pista di Zandvoort. Il 25 agosto non è un giorno qualunque: è il compleanno di Kimi e la Mercedes non avrebbe potuto fargli un regalo migliore. E non è neppure un compleanno qualunque: per lui sono diciotto, la maggiore età. I suoi coetanei si iscrivono a scuola guida e si fanno rilasciare il foglio rosa per poter guidare con prudenza accanto a mamma e papà; Kimi sarà in pista sul circuito di casa alle prese con medie da ritiro della patente. «Nelle prime libere di Monza metteremo in macchina Kimi: per lui sarà la prima volta in un weekend ufficiale e questo mi piace molto» dice Wolff. «È una cosa molto emozionante per me e per la squadra, proprio oggi che compie diciotto anni. Abbiamo cominciato a lavorare con lui quando ne aveva undici, era davvero un bambino. La prossima settimana a Monza uscirà dalla pit lane con una Mercedes. Spero che tutti i tifosi italiani facciano un grande boato quando entrerà in pista per la prima volta.
Vedere Lewis e Kimi nello stesso garage sarà una visione un po’ particolare: il più grande pilota del mondo e il più giovane, che comincia la sua carriera in Formula 1». La call di qualche settimana prima non è ancora stata resa nota. «Non abbiamo ancora ufficializzato Kimi per il prossimo anno. Aspettiamo ancora» dice il team principal con un sorriso enigmatico. «Anche se devo dire che questi rumour mi piacciono».

Tratto da Kimi. Come nasce un campione di Maurizio Zoja, edito Limina e in uscita il 10 novembre.















