Entrando in una qualsiasi libreria generalista, lo sguardo viene attirato da una lunga fila di titoli dalle lettere arzigogolate, grafiche con colori saturi, cuoricini sulle “i” e sagome che si scambiano baci appassionati. Campeggiano tra i titoli: la saga The Empyrean di Rebecca Yarros, Considerati baciata di Jessica Stanley, People We Meet On Vacation di Emily Henry, i capitoli di Love Me Love Me di Stefania S., Scandalo a Hollywood di Felicia Kingsley. Le ambientazioni sono le più disparate, dal fantasy dragonesco al caos cittadino, mentre i dialoghi sono spesso coincisi e dritti al punto, le descrizioni abbondano di particolari per rendere il tutto più immaginifico, e poi ricorrono sguardi, sospiri, tocchi sfuggevoli e incontri carichi di eros. Che si tratti di una dinamica enemies to lovers, forced proximity, fake dating o triangoli amorosi (non ci preoccupate, se non avete inteso alcuni di questi termini, non è colpa vostra), l’irresistibile attrazione che smuove i due, o più, protagonisti si scioglierà in un lieto fine piuttosto soddisfacente.
Non occorre nemmeno entrare in libreria o inabissarsi tra le pieghe del BookTok per accorgersi che, mai come oggi, il romanzo rosa, o il genere romance per dirlo all’inglese, sta godendo il suo momento di massima rivincita verso chi lo ha sempre relegato a genere letterario di serie B.
Se accedete a un qualsiasi servizio di streaming o anche solo a Instagram, sarà impossibile evitare contenuti sulla fortunata saga canadese Game Changers di Rachel Reid, da cui è stata tratta la viralissima prima stagione della serie Heated Rivalry. Ma sono davvero tanti gli adattamenti per il piccolo e grande schermo tratti dal romance: L’estate nei tuoi occhi, ancora People We Meet On Vacation, ma anche un film di prossima uscita, tratto dal romanzo di Felicia Kingsley, Non è un paese per single.
La narrativa contemporanea ruota letteralmente attorno a casi letterari di autrici che sembrano fiorire dal giorno alla notte, ma che in realtà hanno un lungo precorso nato spesso dall’autopubblicazione e cresciuto grazie ai social, attraverso cui riescono a raccogliere un vastissimo interesse. A loro volta, le case editrici e cinematografiche sono più attente che mai ai desideri del pubblico, che capta incessantemente per mettere le mani su quello che sarà il fenomeno del momento. Da una piattaforma all’altra, il romance scala così le classifiche.
Se avete visto Pluribus, la serie di Vince Gilligan e Gordon Smith sulla mente aliena che prende possesso del mondo intero tranne che di una (s)fortunata manciata di individui, allora saprete dove voglio arrivare. Carol (Rhea Seehorn) è una scrittrice di romanzi rosa, e non una qualunque: la sua Winds of Wycaro è uno dei fenomeni del momento, seguitissimo da un acceso fan club che ne ama i personaggi. Ma amare è riduttivo: li usa per sognare, estraniarsi, per tornare a sentire emozioni perdute. Attorno alla saga che Carol detesta scrivere c’è un senso di collettività. Una comunità simile a quella gentile e amorevole mente-sciame che si impadronirà della terra e con cui Carol dovrà imparare a fare i conti: la trasposizione di un fandom moderno su scala fantascientifica.
Tornando alla nostra dimensione, mentre il mondo brucia lettori e lettrici provano a tenere insieme i pezzi con piccoli sprazzi di tenerezza. Secondo il Guardian c’è una correlazione tra le vendite di romanzi rosa e l’instabilità mondiale: «Ci sono stati picchi evidenti nelle vendite di romanzi rosa dopo l’11 settembre e il crollo finanziario del 2008». Si legge nell’analisi di Ella Risbridger: «Forse non sorprende che, nel clima attuale, le vendite di romanzi rosa siano ai massimi storici. L’amore è ovunque, e sebbene questo non dica nulla di buono sullo stato del nostro mondo, comunica solo cose positive sul nostro desiderio di connessione». Non siete ancora convinti? Sappiate allora che l’autrice più letta in Italia da tre anni a questa parte (2023, 2024, 2025) è Felicia Kingsley, con oltre tre milioni e ottocentomila copie vendute solo in Italia.
Dietro allo pseudonimo c’è, ovviamente, una persona in carne e ossa: Serena Artioli, nata nel 1978 in provincia di Modena e architetta di professione, nonché scrittrice prolifica: dal 2014 a oggi ha pubblicato più di 17 libri, tradotti in 20 Paesi. Secondo Felicia Kingsley, il successo del romance è, soprattutto, una questione di comunità. Il primo libro, Bugiarde si diventa, l’ha presentato al pubblico tramite autopubblicazione, così come il successivo Matrimonio di convenienza. Nel mentre, Felicia è entrata a far parte di quella che definisce «una community di lettori digitale, che all’epoca funzionava benissimo attraverso gruppi Facebook estremamente attivi, così come con i blog». È grazie a queste piazze virtuali che i suoi libri, mi racconta, hanno cominciato a risalire le classifiche. «Newton Compton seguiva l’andamento del self-publishing che in Italia, tra il 2012 e il 2014, era diventato qualcosa di importante, e da cui arrivavano anche Anna Premoli e Cassandra Rocca. Quindi, in quel momento, Newton Compton ha individuato il mio romanzo e così è iniziato così il mio percorso nell’editoria classica».
La risalita per la china delle librerie del romance comincia quindi poco più di una decina di anni fa, soprattutto grazie alle community virtuali: «I social sono stati il veicolo fondamentale per fare uscire un po’ il romance da quello che era il suo angolino del castigo da parte dei media tradizionali». Se la critica giornalistica e televisiva ha sempre guardato con una sorta di snobismo al romanzo rosa, oggi riconoscere il suo successo significa anche ripartire da quella che Felicia Kingsley definisce una verità assoluta: «Il romance è sempre esistito, ma noi lo volevamo ignorare».
Forse è colpa di uno stereotipo, anche di stampo patriarcale, volendo, verso una lettura riservata al pubblico femminile. Forse è per il suo linguaggio accessibile o per la sua forma di puro intrattenimento edonistico. Se anni fa queste caratteristiche potevano essere ghettizzanti, oggi il romance è ben più integrato nella cultura di massa rispetto a quando le nostre nonne poggiavano un Harmony sul bracciolo della poltrona coperto da un centrino di pizzo o di quando le citazioni da Cinquanta sfumature di grigio venivano condivise con intenzione su Facebook. Le ragazze cool possono continuare a dire di aver letto Jane Austen o Salley Rooney come unici scritti romance, ma anche fare binge watching di una puntata di Bridgerton, senza doverlo per forza etichettare come guilty pleasure.
«Lo scopo del romance è intrattenere: io ti devo divertire e voglio che chi legge percepisca che c’è stato il mio divertimento, inteso come il piacere di scriverlo» dice Felicia Kingsley. Non è che nel romance sia tutto rose e fiori, ovviamente anche il dramma e la commozione giocano un ruolo centrale in questo tipo di intrattenimento. Nel suo delicato equilibrio, il romance ha la capacità di astrazione dalla realtà, di essere un luogo sicuro, semplice e coinvolgente, in cui dimenticare i malumori e i freni inibitori. L’effetto è quello di un balsamo per l’anima. Mi dice Felicia: «Quello che mi scrivono spesso le lettrici o che mi dicono ai firmacopie, a me come alle mie colleghe, è “Il tuo libro l’ho letto in un periodo molto brutto della mia vita e mi ha aiutata a ritrovare il sorriso; mi ha aiutata ad attraversare un momento no; mi ha aiutato a superare un lutto, la perdita di una persona cara”. Non siamo qua a dire che salviamo vite, però nei nostri romanzi c’è quel qualcosa che fa sentire confortato chi legge, il che è importante».
Felicia continua la riflessione sul romanzo rosa come posto sicuro: «Siamo tutti alla ricerca di un safe space che chiuda fuori per un po’ le cose che ci fanno star male, che ci fanno paura e mettono angoscia. E se per quelle due ore, nel romanzo, sei riuscita a silenziare tutto quel chiasso nella tua testa, va bene così. Io cerco di tenerlo a mente quando scrivo, perché è un safe space pure per me, la scrittura».
E a proposito di piacere, una delle critiche più spesso mosse ai romanzi rosa, che contemporaneamente è uno dei fattori più graditi dalle fruitrici del genere, è che il sesso nei romance è irreale, a volte iper-romantico, altre iper-circense, in luoghi, tempi e contesti che nemmeno i più esperti lavoratori del sesso riuscirebbero a congegnare senza un buon direttore di scena. Felicia ha un’opinione che usa anche un po’ come provocazione: «È il sesso reale che dovrebbe cominciare a romanticizzarsi. Questa cosa che i libri romance alzano le aspettative delle donne sul sesso… Non è quello il problema, è che la realtà è mediocre». Continua poi Felicia: «L’aspettativa di raggiungere il piacere, di vedere il consenso rispettato sono forse irrealistiche? E poi, se vogliamo parlare dell’intrattenimento del sesso: qualcuno si lamenta perché i film porno non sono realistici? Nel romance, chiunque partecipi al sesso ha il diritto di uscirne soddisfatto. Se questo significa romanticizzare ciò che accade, ben venga».
Il linguaggio universale del romance, sesso, sentimenti, emozioni, si è evoluto nel corso della storia del genere, diventando ovviamente più vario, esplicito e inclusivo. Va da sé che le storie LGBTQ+ siano a oggi completamente integrate nel genere, come dimostra il successo di Heated Rivalry. «La comunità queer è sempre stata una parte attiva e importantissima del mondo del romance, non è una novità. Tantissimi creator queer hanno contribuito a far conoscere libri che poi sono diventati dei fenomeni», racconta Kingsley, prima di svelare quella che, in realtà, è la vera new entry del genere: lettori uomini ed etero. Secondo una stima del 2017 dell’associazione Romance Writers of America, addirittura il 18% del pubblico sarebbe composto da uomini.
In Italia la definizione di romanzo rosa, creata con la collana Salani degli anni Trenta, è di per sé connotata attraverso il genere delle lettrici: «Il rosa è stato visto come qualcosa di prettamente femminile ed escludente verso gli uomini. In realtà ciò di cui si parla in questi romanzi sono i sentimenti e questi, come il sesso, riguardano tutti. È anche per quello che, nonostante l’inglesismo, ora preferiamo chiamarlo romance, perché identifica la tematica trattata, appunto».
Come ogni genere, anche il romance ha le sue diversità: ci sono racconti più lineari e piccanti e altri più complessi, che affrontano tematiche come salute mentale, bullismo, violenza di genere. Indipendentemente dall’onda su cui viaggia, il pubblico sembra amarlo. «Alcuni romance contengono critiche e riflessioni, altri magari no, non è un obbligo. Però la società contemporanea ha tantissima fretta. La fretta di dire cosa è cosa, di dare etichette, di indicare che posto occupa questo e quell’altro. Ma è solo il tempo a poter giudicare, a lasciar sedimentare e a fare da filtro. Non siamo noi oggi a decidere cosa è cosa. Ed è uno dei problemi legati al romance visto come narrativa di serie B. Non è letteratura, non è qui, non è là… ma tu lascialo lì, aspetta duecento anni e vedremo cosa è rimasto».
