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I libri di Rolling: storie di sangue e tabù, club culture e donne senza stereotipi

Le tenebre di Margaret Malone, l'esordio di Lele Sacchi o Charles Forsman, che dopo ‘The End of the Fucking World’ schiaccia il piede sull'acceleratore. La nostra guida alle migliori uscite in libreria.

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“Slasher” di Charles Forsman (001 edizioni)

Una storia di sangue e tabù infranti dall’autore di The End of the Fucking World. Con Slasher (001 Edizioni) l’americano Charles Forsman torna nei territori che ormai chiama casa, realizzando una storia più lunga e ambiziosa, fatta di colori tenui e innocui, perfetti contraltari a una vicenda tutta lame, latex e ferite aperte. In un’America suburbana e isolata, due persone si conoscono online grazie a dei video che lui, un ragazzo scheletrico e malaticcio, pubblica su Internet. Aggirando vincoli lavorativi, legami familiari e pressioni sociali, la coppia fa di tutto per incontrarsi ed esplorare i propri feticismi. Sarà lei a muoversi per raggiungerlo, ma qualcosa andrà storto: tutto, per la precisione. Se Channel 4 è riuscita a edulcorare The End of the Fucking World per il pubblico televisivo, Slasher si presenta invece come una mattonata inscalfibile nel suo perturbante danzare attorno alle più estreme perversioni umane. Un taglio decisamente profondo. (Pietro Minto)

“Club Confidential” di Lele Sacchi (Utet)

Inizia con un ventenne, un flightcase con 78 vinili e la ricerca delle chiavi della macchina prima che la festa cominci, Club Confidential, il primo libro di Lele Sacchi, a metà tra romanzo di formazione e saggio sulla club culture. Il dj racconta la notte e tutte le tappe che in vent’anni, fuori dal dancefloor, l’hanno portato a suonare nei club di musica elettronica più importanti del mondo. Il suo è un percorso che inizia da giovanissimo. Nasce a Pavia, in una famiglia che ama la musica: la sorella Patrizia si esercita per ore in salone sui Notturni di Chopin, il fratello Giuliano, in fissa con Led Zeppelin e Deep Purple, colleziona centinaia di vinili. Nella casa d’infanzia dove la musica sanremese non entra, Lele assorbe il tempo delle battute e la fascinazione per i dischi, che trasmette a chi legge. Club Confidential è un libro scritto con precisione e passione, accessibile anche a chi non ha mai ascoltato un mixtape uscito dalla Baia degli Angeli o tantomeno le figure di chi nella New York degli anni ’70 ha rivoluzionato la musica con suoni mai sentiti prima. Uno dopo l’altro i loro nomi appaiono nel corso della lettura, che al contempo segue il percorso dell’adolescente che inizia la sua carriera entrando nella chiesa trecentesca di Santa Maria del Carmine per arrivare al mixer di Radio Ticino, si sporca le mani leggendo inkies come NME e Melody Maker ovunque si trovi, impara a mettere i dischi che accompagnano meglio il mood alterato del suo pubblico – il capitolo 4, Food poisoning, è tra i più divertenti –, e che avrete sentito ai microfoni elettronici di Radio2 In The Mix. Lele Sacchi sa interpretare i momenti della festa e potrebbe farvi venire voglia di ballare anche mentre leggete: alla fine del libro ha preparato grandi playlist per voi. Noi siamo nel team Arthur Russell/Suzanne Ciani, ma tra mezz’ora potremmo cambiare idea… (Natalia La Terza)

“Animali in salvo” di Margaret Malone (NN Editore)

È sempre complicato parlare di una raccolta di racconti, decidere se sceglierne un paio o cercare il filo rosso che li tiene tutti uniti. Provo a prenderla da un’altra parte: Animali in salvo è un libro scritto talmente bene che è lo stile stesso a creare un mondo. Malone entra ed esce dalle vite dei suoi personaggi con una fluidità bellissima, senza mai imporre ai racconti quella cappa soffocante per cui dovrebbero trasformarsi in piccole parabole di vita. Nessuna parabola, nessuna storiella aneddotica e infiocchettata. Siamo di fronte a spezzoni di vita, a donne iconoclaste e ironiche, indolenti nella loro ricerca di felicità (“Non ho voglia di essere salvata stanotte, quindi mi incammino verso il motel”). Anche il dispositivo facile del generare epifanie ad hoc – l’idea che esista sempre un senso ulteriore – viene decostruito con l’intelligenza smagata di chi cerca illusioni meno elegiache. Se la società è un gioco di ruolo – come sembra suggerire Malone – concediamoci un po’ di irriverenza nell’accettarlo (“L’invito arriva da un’amica. Si fa per dire: noi non abbiamo amici”). Si dice che bisogna guardare la luna e non il dito, i racconti di Malone ribaltano il precetto morale. Chissenefrega della luna: sta lì, uno spettacolo mainstream. Meglio concentrarsi sulle dita che oscurano la visione, sugli inciampi che ci rendono quello che siamo, sfibrati, ibridi, scissi, indeterminati anche nella disperazione. (“È vero che volevo morire, ma non mi andava di fare il lavoro sporco”). (Veronica Raimo)

“Animali in salvo” di Esmé Weijun Wang (Lindau)

Un giorno, in una stanza di motel nemmeno troppo deprimente, David Nowak si suicida. È stanco di una vita passata a combattere con la nevrosi, una malattia che da bambino gli impediva di giocare – “arrivavo a vomitare nell’erba perché pensavo di continuo alla testa di Leo il Leone, caduta dalla molla penzolante che la reggeva”
– e che ha lacerato la sua famiglia. Un po’ come succede nella serie Maniac, dove la sofferenza del protagonista è rappresentata come un enorme rimbombo, Il confine del paradiso racconta una storia di disagio mentale come se fosse una saga familiare. Attraverso uno stratagemma narrativo utile a cambiare registro, stile e personaggio a ogni capitolo, l’esordio di Esmé Weijun Wang è un romanzo oscuro e distorto, che guarda con gli occhi di una mente spezzata. (Andrea Coclite)

“Fratelli e compagni di cordata” di Guido Andruetto (Corbaccio)

“Erano fratelli. E scalavano insieme. Sul piano emotivo una cordata di questo tipo è molto più legata”. Parla per esperienza Reinhold Messner, che fino al 1970 – anno della tragica spedizione sul Nanga Parbat – è sempre stato al fianco del fratello Gunther. La leggenda dell’alpinismo firma la prefazione di questo volume, che racconta la storia di Alessio e Attilio Ollier. Nati e cresciuti sotto il Monte Bianco, i due hanno dedicato tutta la vita alla vetta di casa, tanto da divenire i primi uomini a scalare d’inverno la terribile parete della Poire sul versante italiano. Guide alpine, protagonisti di centinaia di imprese, furono celebrati come eroi dalla loro gente. Che, meglio di chiunque altro, sapeva e sa che “ogni passo in salita è il modo in cui esprimiamo noi stessi, sempre a contatto con la natura”. (Dario Falcini)

“Dove non sei tu” di Lorenzo Ghetti (Coconino Press)

Lo spunto iniziale è Black Mirror-iano, una tuta speciale da mandare il giro per il mondo al posto tuo, come un robot bianco in grado di parlare, vedere e percepire le cose, mentre sei altrove. Ma Dove non sei tu – 178 pagine a colori – riesce a prendere la buona idea iniziale e farci una storia interessante e profonda: un ottimo esordio su carta per Lorenzo Ghetti, autore fiorentino già noto per To Be Continued, tra le migliori webserie italiane degli ultimi anni. Proprio per via del passaggio dall’infinite scroll tipico degli schermi alla rigidità della carta stampata, l’autore ha costruito una struttura molto particolare, un reticolo vivace che si muove con naturalezza da pagina a pagina. Pur permettendo una lettura piacevole, oltre che la costruzione di un futuro vicino e probabile che sembra tangibile, già qui. (Pietro Minto)

“Risposta a una lettera di Helga” di Bergsveinn Birgisson (Coconino Press)

Ognuno ha i suoi rimpianti nella vita, quello di Bjarni – protagonista di questo romanzo sotto forma di lettera tardiva – è di non aver seguito il suo grande amore Helga a Reykjavík ed essere rimasto nella sua fattoria con la moglie e il bestiame. Ormai vecchio, Bjarni cerca di spiegare perché l’ha fatto. A dirla tutta, nei panni di Helga, a leggermi una lettera così sarei stata felice di aver scampato una vita insieme a Bjarni, i suoi crucci, e il suo immaginario fieramente islandese, intriso di poesia, natura, ironia sciovinista e descrizioni di fianchi e seni morbidi, pieni come quelli delle bestie da latte. Ma ognuno ha i suoi gusti. Però un po’ mi resta il sospetto che a un islandese alla fine si perdoni tutto, e che lo struggimento di un vecchio contadino nostalgico sembri più cool grazie alla luce artica. (Veronica Raimo)

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