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I diari di Bello Figo: Masturbazione e celebrità

"Swag Negro" è il primo libro del rapper ghanese-parmigiano. L'occasione perfetta per conoscerne il pensiero, a cominciare dal suo rapporto con il sesso, la sua "musa ispiratrice"

Illustrazione contenuta nel libro, a cura di Pasquale Squaz Todisco

È uno dei cantanti lol più amati dai ragazzi, che affollano la sua surreale pagina YouTube. La sua “arte” è un cortocircuito costante, una presa in giro molto seria di se stessi e di tutto ciò che circonda, trolling allo stato puro, molto adatta a questi tempi e alla comunicazione che va per la maggiore. Eppure a un certo punto – ricorderete forse apparizioni in tv e concerti annullati – Paul Yeboah, in arte Bello Figo, è diventato un caso politico , con esponenti autorevoli delle istituzioni e dei media di casa nostra che si sono sentiti in dovere di occuparsi di lui. E allora, visto che è uscito in questi giorni Swag Negro, il suo primo libro per Rizzoli, abbiamo pensato fosse importante proporne degli estratti, per stare al passo con i tempi e conoscere il “Bello Figo pensiero”.

Illustrazione contenuta nel libro, a cura di Pasquale Squaz Todisco

Sono un uomo, un maschio, e credo che l’ottanta per cento degli uomini pensino sempre al sesso, alla figa, a skopare. Io sento questo bisogno tutti i giorni. Per me è cominciato molto presto. Già in Africa, all’età di sette o otto anni facevamo certe cose. Avevo visto come facevano nei film e cercavamo di imitare l’atto sessuale. (Stai lì a sentirti un uomo!) Arrivi a farlo bene dai quindici anni, da lì diventa un’altra cosa. È la cosa che paragonata a tutto il resto mi piace di più in assoluto, forse anche più che cantare. Tutto comincia dal bacio che ti fa provare qualcosa, che ti fa alzare qualcosa e allora capisci che si può fare qualcos’altro. Durante i miei primi anni in Italia, avevo un paio di amici con cui facevamo collette per andare a comprare dvd porno. Era difficile allora accedere a internet per noi. Così compravamo un giornale con dvd e uno magari teneva il giornale, l’altro il dvd poi ce li scambiavamo. Dovevi aspettare il tuo turno e lì era difficile, dovevi arrangiarti col giornalino. Poi con i cellulari e il bluetooth in classe ci mandavamo i video. A quindici anni mi facevo le seghe e basta perché non scopavo. Mi son fatto le seghe finché non sono diventato famoso. (Per questo!)

Illustrazione contenuta nel libro, a cura di Gigi Tarantola

In quel periodo con alcuni amici facevamo a gara a chi riusciva a farsene di più. Ce ne andavamo in un bosco qui vicino, mettevamo un porno e stavamo tutti sdraiati a pancia in su: il primo a cui veniva duro veniva picchiato (per ridere swaG!). Farsi una sega era diventato un momento di socializzazione, di condivisione, penso che anche per le femmine sia così anche se non lo ammettono. Comunque Mi faccio una sega ha avuto successo anche perché dietro c’era una storia, una storia di scoperta del sesso e di condivisione, di swaG in cui molti ragazzi si sono riconosciuti. Certo per condividere una intimità così potente bisogna essere amici da tanto tempo, essere veramente amici. La mia classifica delle cose fondamentali è questa: prima la Vita, perché se non sei in vita… Subito dopo il Sesso, per me è importante perché mi dà ispirazione, da collegare a musica, felicità, sorriso, swaggare, stile. Se sono depresso non riesco a cantare, non riesco a divertirmi con gli amici. Poi magari esco anche, ma me ne sto lì in silenzio di cattivo umore… se mi dai il Sesso, io poi ti caccio fuori tutto, tutto il meglio! Il sesso per me è Ispirazione. Non a caso le canzoni parlano di quello. Per me il Sesso è una divinità, una musa ispiratrice.

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