Kim Bo-young, lettura di Odissea stellare | Rolling Stone Italia
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È decisamente l’anno delle Odissee

Dopo la "Summer of Odyssey" by Christopher Nolan, ecco che in Italia sbarca un libro che promette un prolungamento delle "vibrazioni" nell'autunno: 'Odissea stellare' della sudcoreana Kim Bo-young

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Foto: NASA su Unsplash

«A prescindere dalla nostra meta, siamo tutti in viaggio verso qualcosa di meglio del presente», scrive Kim Bo-young in Odissea stellare, riassumendo in una frase l’ossessione culturale del 2026: lo sforzo collettivo di immaginare una nuova realtà di pace, dopo un lungo e difficile viaggio. Se non ve ne foste accorti, questo è un anno di odissee: c’è l’Ulisse (Matt Damon) di Christopher Nolan che naviga a bordo di una barca a remi verso Favignana-Itaca e ci sono due viaggiatori del tempo innamorati, che si muovono su navicelle spaziali avanzando di centinaia in centinaia di anni, solo per potersi sposare.

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Foto press

Kim Bo-young, pluripremiata autrice di fantascienza con grande seguito in Corea del Sud, interpreta l’universale desiderio del coming home, inteso come a un luogo o a una persona, nel modo più congeniale allo sci-fi: attraverso una trilogia di racconti di viaggio nello spazio-tempo. Ti sto aspettando, Sto tornando da te e In viaggio verso il futuro sono stati scritti in momenti diversi della vita dell’autrice per poi convergere in Odissea stellare, pubblicato in Italia da add editore a settembre. Per la verità, il primo a essere stato scritto è In viaggio verso il futuro, a cui sono seguiti Ti sto aspettando e Sto tornando da te, e lo si scopre, senza troppo mistero, nelle sezioni che intervallano la narrazione, i capitoli di Storia oltre la storia, dove sono raccolte testimonianze dell’autrice sui racconti e chi li ha ispirati. Una meta-narrazione che qui si palesa senza timore di danneggiare la poeticità dell’opera.

Come nella più classica Odissea, il viaggio di Odissea stellare segue una regola principale: è possibile solo andare in avanti, verso un luogo e verso un tempo futuro. «Il passato non esiste davvero, è solo un’illusione», scrive Kim Bo-young in Ti sto aspettando, un concetto che le chiedo di raccontarmi più nel dettaglio: «Nel nostro universo è fisicamente impossibile tornare indietro nel tempo. Certo, ci sono molte opere di fantascienza che trattano di viaggi nel passato. Ma questa storia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, segue in modo piuttosto convenzionale le leggi fisiche del nostro universo. Pensate alla nostra vita: noi ci muoviamo solo verso il futuro».

In un certo senso, Ti sto aspettando è nato proprio per accompagnare un amico di Kim Bo-young verso il suo futuro. Il racconto è stato commissionato all’autrice da questo conoscente stretto, che voleva leggero ad alta voce alla compagna per farle una proposta di matrimonio non convenzionale. Nasce così il primo capitolo: una raccolta epistolare di lettere inviate dallo spazio, spesso senza nemmeno sapere se verranno mai lette. Eppure, mentre il protagonista affronta la solitudine siderale a bordo di una minuscola navicella a un posto, il crollo della civiltà umana e nuove ere glaciali, la sua fede nel rivedere, un giorno, l’amata, non crolla. Lo porta addirittura a visioni oniriche, dove riesce a comunicare in sogno con la promessa sposa. Una scelta stilistica che sembra mescolare magia e fantascienza, ma che Kim Bo-young ricollega con semplicità a quelle «leggi fisiche del nostro universo» di cui parlava prima: «A mio avviso, nemmeno quello è un fenomeno magico o soprannaturale. Dopo la morte di mia madre, per diversi anni ho sognato ogni giorno, senza eccezioni, di stare con lei. Non appena calava la notte, pensavo: “Ah, la mamma è viva”, ma ogni volta che aprivo gli occhi mi rendevo conto che non era così e mi sentivo confusa. Quando a casa nostra succedeva qualcosa, mia nonna materna mi telefonava immancabilmente il giorno dopo chiedendomi: “Hai fatto un sogno agitato, è successo qualcosa?”. Dato che lo faceva da sempre, quando a casa succedeva qualcosa di brutto, aspettavo la telefonata di mia nonna il giorno dopo. I sogni sono realtà. E la realtà è misteriosa».

Il secondo capitolo di Odissea stellare, Sto tornando da te, è la raccolta epistolare delle lettere che la promessa sposa invia all’amato, affrontando lo stesso viaggio spaziale, ma da una prospettiva differente: tra rivolte e ammutinamenti a bordo di una nave intergalattica da turismo, dove la spietatezza umana si rivela persino più pericolosa della solitudine. Nemmeno lei perde mai la fede in una riconciliazione, nemmeno a distanza di secoli.

Occorre fare un piccolo spoiler, ovvero che l’amore, alla fine, si dimostra più forte del caos cosmico. «Se, dopo aver finito [di scrivere], non mi fossi sentita invasa dal desiderio di amare qualcuno, allora avrei capito di aver fallito», scrive l’autrice nella sezione delle note. Così, dalla riconciliazione dei due precedenti protagonisti, nasce Seong-ha, al centro dell’ultimo capitolo: In viaggio verso il futuro. Come accennavo, questo racconto è stato scritto in realtà anni prima da Kim Bo-young, ed è stata la voglia di ricostruire le origini di questo personaggio ad accendere la scintilla creativa per gli altri due capitoli.

Nel libro, a collegare i due racconti epistolari con In viaggio verso il futuro ci pensa una citazione dal Faust di Goethe: «E ruota inconcepibilmente rapida la Terra nella sua magnificenza […] [nel] moto eterno e [infaticabile] degli astri». Una scelta che Kim Bo-young spiega così: «Il motivo per cui ho scelto il Faust è che, immaginando che in un lontano futuro la civiltà scomparisse e tutto ciò che abbiamo creato svanisse, lasciando solo un unico libro, mi sono chiesta quale avrei voluto rimanesse, e ho pensato che sarebbe stato bello se fosse rimasto un’opera scritta da qualcuno nel corso di tutta la sua vita: Faust è quel romanzo».

Ma Goethe non è stata l’unica ispirazione dell’autrice coreana per Odissea spaziale, anche la musica ha giocato un ruolo importante. Essendo Ti sto aspettando e Sto tornando da te due racconti scritti per essere letti ad alta voce, l’autrice ha pensato che fosse necessaria anche una colonna sonora. I brani sono stati scelti dagli amici di Kim Bo-young, lo sposo e la sposa, gli alter-ego in carne e ossa dei cosmonauti letterari, e la selezione è ricaduta su Amore puro e semplice di W.H.I.T.H.E. e Going Home di Kim Yoon-ah. Racconta Kim Bo-young: «Ho scritto pensando al significato dei testi. Ascoltando le parole di Going Home, che recitano “Torna qui quando vuoi, c’è casa tua, ci sono io”, mi è venuta in mente la frase: “La mia casa non è un luogo, ma una persona”. Naturalmente ascolto molta musica. Penso che anche Space Oddity di David Bowie o diversi brani di Vangelis si adatterebbero bene a questo romanzo. Sono brani che, mentre suscitano il desiderio per i misteri del lontano universo, fanno provare allo stesso tempo l’amore per l’umanità, anche in mezzo a una solitudine opprimente».

La solitudine del viaggio (esistenziale o spaziale che sia) è la condizione umana così ben delineata dall’Ulisse, dai cosmonauti dei primi due capitoli e dal giovane esploratore del cosmo di In viaggio verso il futuro. Seong-ha prosegue ostinatamente la sua rincorsa ai limiti dello spazio e del tempo. Invece di rifuggire la fine, lui la insegue: mosso da curiosità, autodsitruzione, consapevolezza di un destino inevitabile. Seong-ha, a ben vedere, è la versione romanzesca dell’autrice: che esplora i confini dell’universo attraverso la sua penna, ne immagina la nascita e il declino, il collasso dell’umanità e la scintilla della specie: l’inevitabile ciclicità della materia.

Alcuni sono spaventati dall’idea della fine dell’esistenza, ma Seong-ha e Kim Bo-young ne sono irrimediabilmente affascinati. Mi spiega l’autrice: «Moriremo tutti. È una cosa inevitabile. Il motivo per cui moriremo tutti è proprio perché siamo vivi. Ciò che non è vivo non muore. La Terra, il Sole, l’universo un giorno moriranno, ed è una cosa inevitabile. E il motivo è proprio che l’universo è vita ed è vivo. La morte è la prova che siamo vivi. E alla fine di questo romanzo, l’intero universo muore e rinasce. Questa è una storia sul ciclo della vita».

Nell’Odissea terrestre come in quella spaziale, l’amore rimane il più grande antidoto all’horror vacui di un tempo che passa senza che noi possiamo fare altro che attraversarlo. E nel viaggio del libro Odissea spaziale nel 2026, potrebbe esserci all’orizzonte una novità importante. Ad anticiparla è l’amico dell’autrice, nella sezione delle note, scrivendo: «Chissà, magari un giorno [questa storia] raggiungerà Hollywood e verrà adattata in un film; e allora noi, stringendo le manine della nostra bambina, andremo insieme a vederlo. Sto già contando i giorni di ferie che dovrò chiedere per assistere al discorso della nostra cara autrice, Kim Bo-young, quando verrà invitata alla premiere negli Stati Uniti». Quando chiedo a Kim Bo-young se anche lei vede la sua Odissea arrivare al cinema, la consueta sicurezza della sua risposta mi spiazza un’altra volta: «Sì, è stato venduto a Hollywood e il contratto è stato firmato. Presto ci saranno buone notizie».