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‘Cemetery Safari’, l’antologia pop dei cimiteri più strani del mondo

A metà tra diario di viaggio e saggio sociologico, il libro di Claudia Vannucci raccoglie storie e aneddoti sui cimiteri e su chi va a visitarli: dal raduno di fattoni sulla tomba di Hendrix al cinema tra le lapidi dietro Sunset Boulevard

Foto: Axel Koester/Sygma via Getty Images

Stiamo uscendo da una pandemia, dove migliaia di persone sono venute a mancare, e vi consigliamo un libro sui cimiteri? Può sembrare una provocazione, ma non è così. Anche perché il turismo cimiteriale, meglio noto con il neologismo di “necroturismo”, non ha niente a che vedere con la morbosità sulla morte, quanto con un’estrema esigenza di vitalità. Sia da parte dei defunti, come vedremo, che da parte dei visitatori. Questo dialogo che prosegue, a livello affettivo e artistico, è ben testimoniato dal libro Cemetery Safari di Claudia Vannucci, che da navigata guida turistica di Firenze e parallelamente travel blogger con il suo Viaggi Verde Acido, ha raccolto le peregrinazioni di anni in questo volume per portarci ai quattro angoli del mondo alla scoperta di luoghi davvero particolari – e a tratti inquietanti – raccontati con grande passione e preparazione, senza però mai cadere nel kitsch.

«È inutile far finta di niente: prima o poi al cimitero ci finiamo tutti, artisti e re, ricchi e poveri, soldati e civili. Quello che cambia è come vogliamo essere ricordati», precisa l’autrice, che ha attraversato giungle, deserti e metropoli, tra citazioni pop e humor nero, per farci capire che i cimiteri sono pieni non solo di tombe ma anche di storie che meritano di essere raccontate: dai misteriosi anonimi che offrono vino alla tomba di uno scrittore defunto da oltre un secolo a coloro che allestiscono un picnic sulle sepolture di famiglia per onorare gli antenati, dai ladri di cadaveri ai criminali famosi e assassini ancora più celebri. A metà fra una raccolta di viaggi e un saggio dal taglio pop su cosa sono capaci di inventarsi gli uomini quando muoiono, Claudia ci accompagna per mano (e nell’altra una birra) a ogni latitudine per colmare la sua insaziabile curiosità.

Un interesse che viene da lontano, scontato citare l’Antologia di Spoon River – lei però nel cimitero originale c’è stata per davvero –, che in Italia abbiamo apprezzato su larga scala grazie all’album Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De Andrè, visto che da sempre e in particolare gli artisti si sono cimentati, non solo sulla morte, ma anche nel celebrare i luoghi di culto che contengono le spoglie mortali. Arrivava a questa conclusione Antonio Tabucchi: «Cosa fanno le persone importanti in un cimitero? Dormono, anche loro dormono uguale uguale alle persone che non contarono niente. E tutti nella stessa posizione: orizzontali. L’eternità è orizzontale». Mentre Andrea G. Pinketts, maestro del tweet prima che esistesse Twitter, scriveva: «Nei cimiteri, per quanti fiori ci siano, non è mai primavera». O ancora, per esorcizzare la propria dipartita, Walter Chiari fece riportare sulla propria lapide questa rassicurazione: «Non preoccupatevi, è solo sonno arretrato», Franco Califano invece scelse un epitaffio di sfida: «Non escludo il ritorno», mentre con il cinismo che lo caratterizzava, Giulio Andreotti rispose così a chi gli chiese cosa preferisse sulla sua tomba: «Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma scusate, se sono tutti buoni, dov’è il cimitero dei cattivi?».

La tomba di Lemmy Kilmister

Senza voler anticipare troppo dei contenuti, per non farvi perdere il gusto della sorpresa, in Cemetery Safari potrete trovare per esempio dove è sepolto Lemmy Kilmister, il compianto leader dei Motörhead, e cioè al Forest Lawn Memorial Park, proprio a monte della famosa insegna di Hollywood. «Born to lose, lived to win» si legge accanto all’autografo e a un asso di picche. Ma in America, dove tutto prima o poi diventa commerciabile, il cimitero più mondano è il Forever Cemetery, a due passi dal Sunset Boulevard, dove infatti al suo interno è disponibile un gift shop che vende ricordi, libri e mappe delle tumulazioni delle star. «Nelle sere d’estate e durante la notte di Halloween si trasforma in un cinema all’aperto dove vedere un film horror tra le lapidi», riporta il volume. Qui sono sepolti Rodolfo Valentino, Judy Garland, Cecil B. DeMille, ma anche Chris Cornell, Rozz Williams e Scott Weiland.

Un discorso a parte per altri due ospiti, Dee Dee e Johnny Ramone. Per gli amanti del punk rock, la guida segnala che «sono sepolti sui due lati opposti del laghetto del cimitero, in due tombe molto diverse. Quella di Dee Dee è una lastra verticale di granito nero, con il logo dei Ramones, il nome d’arte aggiunto a quello anagrafico e un epitaffio appropriato (Okay… I gotta go now). Sarebbe tutto sommato sobria – specialmente confrontata con quella del suo chitarrista – se non fosse costantemente tempestata di baci femminili, molto carini ma assai anti-igienici. Quella di Johnny invece è un vistoso monumento sormontato da una statua a grandezza naturale del chitarrista impegnato in un assolo, circondata da aiuole fiorite e da una opportuna recinzione anti-bacio in ferro battuto. Sul basamento della statua sono riportate alcune frasi commemorative pronunciate da amici famosi durante il suo funerale, come Rob Zombie, Eddie Vedder e Lisa Marie Presley». Più melanconica, nonostante sia scomparso recentemente, la sepoltura di Chris Cornell, leader di Soundgarden e Audioslave: «Poco più di un piazzale di ghiaia marcato da una piccola lapide orizzontale, sui cui erano stati lasciati pochi fiori ormai appassiti».

Spostandosi più a nord degli Stati Uniti, nei dintorni di Seattle, ci ritroviamo nel tempietto che celebra Jimi Hendrix e la sua Stratocaster. Si trova a Renton, nel Greenwood Cemetery: «La cupola del tempietto è sorretta da tre grandi lastre di pietra sulle quali sono incisi ritratti e versi del grande musicista, fornendo una superficie ampia e verticale per gli immancabili sbaciucchiatori di tombe. Sotto alla cupola c’è una scintillante scultura a forma di Fender Stratocaster, dove i visitatori lasciano ogni tipo di ricordo: fiori, lettere, sigarette, monete, plettri, bottiglie di liquore, marijuana». A questo proposito, Claudia ci ha raccontato una storia curiosa che non troverete nel libro, ma che rende l’idea su quanto sia ancora vivo il culto hendrixiano: «Davanti alla sua tomba c’era un piccolo raduno di fans che si facevano le canne e a un certo punto sono arrivati due poliziotti che hanno spiegato che sarebbero stati costretti a multare i presenti, sia perché dentro al cimitero dopo l’orario di visita e a causa del consumo di ganja in un luogo pubblico. Ma subito dopo hanno desistito, segnalando che di fronte a Jimi Hendrix non potevano fare altro che comprendere».

Uno spirito esce da una lapide nel Laurel Hill Cemetery di Philadelphia

Il viaggio prosegue a Macon, Georgia, al Rose Hill Cemetery, dove la gente fa cose inappropriate sulle tombe degli Allman Brothers per poi spostarsi nel famosissimo Père-Lachaise di Parigi, dove riposano artisti ancora celebrati o ingiustamente dimenticati dalla storia. Un cimitero, quello francese, che è una vera attrazione, visto che richiama ogni anno circa 3 milioni di turisti. Qui si trovano le lapidi di Honoré de Balzac, Fryderyk Chopin, Oscar Wilde, Amedeo Modigliani, Marcel Proust, Edith Piaf, Yves Montand e Simone Signoret, senza dimenticare quella di Jim Morrison che, a causa del danneggiamento della sua tomba e di quelle nei paraggi, è stata transennata costringendo i visitatori a lanciare i propri omaggi prendendo la mira da alcuni metri. In Cemetery Safari, però, non sono presenti solamente personaggi noti. Una vicenda veramente bizzarra, la travel blogger l’ha scovata a Springfield, Illinois, all’Oak Ridge Cemetery. Qui un fisarmonicista che in vita non riuscì a essere celebrato come si aspettava e che quando acquistò un lotto per essere ricordato incappò in diverse questioni legali, ha trovato finalmente la propria vendetta. Si tratta di Roy Bertelli, che si fece edificare una lapide «talmente vistosa che difficilmente sarebbe stata ignorata, facendovi scolpire sopra la sua fisarmonica e la scritta a caratteri cubitali ‘Roy Bertelli, mr. Accordion’. La visitava regolarmente e ogni tanto ci si sedeva sopra e suonava. Ma quando morì nel 2003 si fece seppellire in un altro cimitero come spregio verso Oak Ridge».

L’aspetto più interessante di questo libro, però, riguarda le divagazioni. Perché Claudia Vannucci non si è preoccupata solo di creare una guida ai cimiteri più particolari (si è spinta anche in Africa e Asia, come in Namibia, nelle Filippine e a Taiwan) o ai personaggi più famosi che vi sono sepolti, ha invece cercato di creare una vera e propria enciclopedia che comprenda tutti gli aspetti che ruotano intorno al “necroturismo”. E infatti troviamo capitoli come “Due parole sulle tipologie di cimitero” o “Pet Sematary. I cimiteri per animali” fino ad arrivare ai “Libri rilegati in pelle umana”. E dopo poche pagine di Cemetery Safari, effettivamente, si comincia a dare ragione al sottotitolo di copertina: “I morti non sono mai stati così divertenti”.

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