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Achille Lauro, la rockstar che ci mancava

Il suo libro 'Sono io Amleto' racconta il lato nascosto del cantante, il suo rapporto con l'arte, i drammi famigliari, le difficoltà, i guai... Un puzzle complicatissimo di un ragazzo cresciuto in fretta

Achille Lauro parteciperà al prossimo Festival di Sanremo. Foto: Daniele Cambria

Achille Lauro parteciperà al prossimo Festival di Sanremo. Foto: Daniele Cambria

In questi ultimi anni, le case editrici si sono fatte furbe, diciamo così, e hanno sfornato un quantità notevole di libri firmati da teen idol nostrani di vario genere, dagli YouTuber agli influencer, ai cantanti, ovviamente. Spesso, è evidente che siano fatti per un pubblico non esattamente abituato a leggere libri e più interessato alle figure che al resto: un sacco di fotografie, la mamma, il papà, il bambino, il primo piercing… Insomma, una versione estesa di un account Instagram che difficilmente rivela qualcosa di più rispetto a quello che i fan sanno a memoria.

Sono io Amleto, il primo libro di Achille Lauro, uscito per Rizzoli, non è niente di tutto questo. È la storia egocentrica ed esagerata di una rockstar dell’anno 2010, che la gente noiosamente definisce ancora trapper. È la narrazione di un personaggio, “un pessimo esempio”, come dice di se stesso, che ha fatto di tutto per sopravvivere, agganciandosi a suo fratello maggiore e venendo trascinato assieme a lui negli alti e bassi della vita.

Lauro non ha avuto una vita facile: un padre complesso, aggressivo, una madre che ha aiutato un sacco di amici in una sorta di casa famiglia autogestita. Ha rubato, spacciato – a livello semiprofessionale – rapinato… Tutto questo da quando non era neanche un teenager fino letteralmente all’altro ieri. Crescendo in fretta, molto più degli altri, nel bene e nel male. Accudito da “quelli più grandi”, i ragazzi madre che tornano spesso in quello che scrive.

Il libro è la somma di cinque fattori: la voce di Lauro, che racconta in prima persona la “cronaca” sognante della sua vita; i suoi scritti in rima/poesia, che riassumono quello che succede; gli interventi dei suoi amici, sotto forma di interviste; i testi delle sue canzoni e delle tavole illustrate. Non sue, ovviamente, ma di importanti autori italiani (tra cui Matteo Guarnaccia) a cui è stato chiesto un intervento a tema “Achille Lauro”. E loro hanno fornito i loro lavori più psichedelici.

Da questi cinque fattori salta fuori un personaggio molto più completo e sfaccettato di quello che ci saremmo aspettati. La musica è soltanto un aspetto della sua vita, delle sue, anzi, perché Lauro ha visto e vissuto quello che noi umani non riusciremmo a vedere neanche in cinque vite diverse. Alla fine tutti i pezzi si sono incastrati perfettamenti per formare un ritratto sfuggente. Come quello delle vere rockstar. Ma non quelle ubriacone, strafatte di social e di apparenze, svuotate da una noia che si sono autoinflitte. Piuttosto quegli idoli drogati, quei cattivi esempi, quegli dei che arrivavano dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, calati dall’alto come angeli (blu).

Perché Achille Lauro è la cosa più vicina alla rockstar che abbiamo oggi in Italia.

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