Giovanni Allevi parla con le lucertole

“L’equilibrio della lucertola” è il saggio in cui il compositore ci illustra il senso del mondo e delle cose attraverso il dialogo con un rettile che parla come Diego Fusaro.

Giovanni Allevi. Foto POOL / IPA


È un’arte difficile quella dell’aforisma, la frase brillante che nella sua brevità è capace di racchiudere un mondo. I maestri veri in questo campo sono davvero pochi, di solito se l’aforisma ti smuove un sorriso e ti stimola un pensiero non banale probabilmente è di Oscar Wilde, se invece la tua immediata reazione è un sonoro “grazie al c.” allora è di Cohelo.

Tra i libri che si muovono nell’immaginifico mondo di verità pret-a-portet chiamato Cohelistan c’è anche L’equilibrio della lucertola, l’ultimo libro di Giovanni Allevi (ed. Solferino) che infatti si apre così:

Ferit(oi)e #lequilibriodellalucertola di @giovanniallevi

Un post condiviso da Adele Cammarata (@adelepa) in data:

“Non permettere alle ferite di trasformati in quello che non sei” e se pensate di aggiungere all’aforisma una postilla “, tipo uno scrittore” significa che siete delle persone molto crudeli e avete dell’immondizia al posto del cuore.

Qualche informazione pratica sul libro del Coehlo di Ascoli Piceno: il testo è strutturato in tre atti per 134 pagine effettive, da cui però bisogna sottrarre 19 pagine in cui sono riportati gli aforismi del testo, giusto per chi non avesse capito bene l’importanza della Verità lì rivelata.

Dal momento che buona parte del libro è una serie di massime infilate una dopo l’altra, quelle ricopiate in pagine a parte sono da considerare il best of delle riflessioni di Allevi, dei concentrati di Pensiero che se postati con successo vi permetteranno un oceano di like. Ecco due esempi fra tanti, leggeteli ma ATTENZIONE! Contengono spoiler sul senso della Vita:

Ogni secondo che possiamo dedicare a noi stessi è più prezioso di qualsiasi bene materiale

Quanta serenità potrebbe ridarci la possibilità di sbagliare da soli, imparando dai nostri errori!

Ogni secondo che possiamo dedicare a noi stessi è più prezioso di qualsiasi bene materiale.
Quanta serenità potrebbe ridarci la possibilità di sbagliare da soli, imparando dai nostri errori!

(la presenza del punto esclamativo induce a pensare che ci troviamo di fronte a un aforisma che rispetto agli altri è ancora più imperativo). E poi la gente si lamenta dei testi di Sfera Ebbasta al Primo Maggio.

Ce ne sono altri diciassette così, ma quello che possiamo annunciare sin d’ora è che se qualcuno fosse in cerca di un sostituto alle frasi tipo “Buongiorno kaffè!?!”, credo proprio che abbiamo il nostro candidato.

Sarebbe però ingeneroso fermarsi solo su questi aforismi e sorvolare sulla trama del libello filosofico che consiste nella ricerca dell’equilibrio da parte del protagonista, un musicista classico in crisi che si è allontanato dal mondo e che sta vivendo un momento di forte difficoltà personale. L’equilibrio e il suo senso nella società contemporanea sono il tema del libro che viene sviluppato dallo scrittore attraverso due strade.
La prima è nella descrizione di esercizi ginnici in cui ogni mattina il protagonista cerca un equilibro dell’anima che passi attraverso un equilibrio del corpo e lì, mentre è a piedi nudi sul pavimento, che nascono gli aforismi di cui sopra.

E poi c’è la seconda strada, ovvero la lucertola.

È nel dialogo tra Giovanni Allevi e la lucertola che il libro regala però momenti di puro non sense degni di un testo di Young Signorino. Non stiamo esagerando: come nella grande tradizione dei dialoghi filosofici, anche qua il protagonista intrattiene una discussione sui grandi temi che lo assillano e lo fa con una lucertola che incontra mentre va a correre.

Se è vero che questo non è un libro che fa della verosimiglianza narrativa il suo punto di forza, è altresì indiscutibile che questi dialoghi tra Giovanni Allevi e una lucertola che parla come Diego Fusaro raggiungono vette incredibili.

Non solo parla con un linguaggio forbito, ma la lucertola quando si rivolge ad Allevi gli dà del lei («Ci siamo accorte che lei passa di qui quasi tutte le mattine alla stessa ora»), ci manca poco che lo chiami Maestro.
Lo stesso protagonista/Allevi si chiede allibito «Cosa ho fatto per meritare la vostra fiducia?» (ripetiamo: la scena è Allevi in tenuta da running che sta parlando con una lucertola) e non vi vogliamo togliere il piacere di scoprire la risposta, anche se la lucertola ammette che «abbiamo capito che valeva la pena soffermarsi a parlare con lei e rispondere alle domande che da giorni desidera porci». In effetti Diego Fusaro è più diretto.

Ci sarà poi un colpo di scena gore che rivelerà un momento violento nel passato del protagonista e della lucertola, qualcosa degno dell’identità di Kaiser Soze, ma è solo per anticiparvi che nulla accade per caso in quest’isola abitata dal protagonista/Allevi e dalla lucertola.

Potrà questo libro, un po’ come Gomorra, dare il via a una fiction di successo?
Ci piace pensare di sì e suggeriamo ai produttori di puntare a un volto amato del pubblico come Terence Hill per vestire i difficili panni della lucertola, magari doppiato da Massimo Cacciari per dare intensità a un personaggio che la merita tutta.

Chiudiamo senza dirvi di più, perché la strada verso la Verità è un percorso che va fatto in autonomia, al massimo con una lucertola.